sabato 11 giugno 2016

Il Principio Fondamentale delle Arti Marziali



“Le arti marziali sono, in ultima analisi, la conoscenza di sé. Un pugno o un calcio non servono per mandare all’inferno la persona che avete di fronte, ma per sconfiggere il vostro ego e la vostra paura.” Bruce Lee

Io e il mio allievo Piero durante una fase del Meeting a Genova


Il principio fondamentale su cui dovrebbero basarsi le arti marziali è quello di essere in completa armonia con il corpo e la mente. E' molto semplice per me combattere allo scopo di sottomettere l'avversario alla mia mercè, ma dominare se stessi, le proprie ansie, paure, insicurezze, incertezze è un qualcosa di molto difficile da fare.
Certamente nelle arti marziali uno degli scopi è combattere contro un avversario per sconfiggerlo, ma combattere contro se stessi per dominare le proprie emotività negative è molto più complesso, perchè secondo me,  bisogna saper affrontare qualsiasi difficoltà o disgrazia che ci capiti, con coraggio e forza di volontà, al fine di trasformarlo in un opportunità di miglioramento. Mente e corpo devono agire in armonia. Tutto deve essere armonico così che il corpo possa reagire senza che il pensiero lo influenzi. Questo è quello che io chiamo "atteggiamento mentale e spirituale" delle arti marziali. Quindi qual è per me il principio cardine delle arti marziali? Per come sono sfruttate oggi le arti marziali (attraverso film d'azione, cinema, televisione MMA UFC ecc), questo fa si che le arti marziali vengano "brutalizzate" rendendole schiave della violenza e della brutalità. Non si vede più da tempo un combattimento puro e semplice tra due lottatori che semplicemente combattono per mettersi alla prova. Tutto ciò che viene mostrato ora è la sottomissione dell'avversario con la conseguente vittoria o sconfitta dell'uno o dell'altro. Il puro principio di fluidità, economia dei movimenti e armonia corporea sembrano scomparsi nel nulla. Solo pochi maestri sanno ancora applicare questi sani e validi principi marziali e sono in grado di insegnarli. Ritornando a me e alla mia opinione in merito a questo argomento; per me le arti marziali sono una vera e propria forma d'arte. Allenarmi per sviluppare all'unisono il mio corpo e la mia mente mi fa sentire davvero bene dandomi la possibilità di affrontare al meglio le difficoltà quotidiane.
Certamente, con tutto quello che ho passato in questi ultimi tre anni di durissime prove avrei potuto gettare la spugna e arrendermi, ma non l'ho fatto perchè credo in me e nelle mie capacità fisiche e mentali.
Recentemente ho realizzato il sogno di recarmi a Genova dopo tre anni di assenza per un Meeting interdisciplinare tra JKD e Scherma sotto la guida del mio insegnante Davide Gardella. Ci sono andato, pur avendo una gamba malconcia. Il meeting mi è servito tantissimo non solo per l'aspetto tecnico, quanto piuttosto per dare a me stesso la conferma che, posso farcela se credo di potercela fare. E questo indipendentemente dalle difficoltà fisiche attuali. Questo per me è ora come ora la cosa più importante e, la vittoria più bella che potessi vincere quest'anno e, sono certo che se continuo ad avere fiducia in me stesso andrà sempre per il meglio. Questi sono per me i valori fondamentali di tutte le arti marziali ed io ne ho fatto uno stile di vita. 

Luigi Clemente

venerdì 15 aprile 2016

Cos’è il Jeet Kune Do? Qualcosa che può cambiarti per sempre



Ciò che seguirà in queste righe non lo definirei un articolo e nemmeno un trattato personale bensì un momento d’ ispirazione creativa dettata dal desiderio di esprimere una semplice opinione verso quest’arte che per certi versi è stata travisata negli anni dimenticando i valori fondamentali che il suo fondatore avrebbe voluto instillare in tutti coloro che la praticano. Motivo per cui è mio interesse enfatizzare l’aspetto filosofico e teorico del Jeet Kune Do per un volta a discapito di quello pratico che sembra il solo avere importanza. Se pensiamo alle arti marziali in un contesto globale, parliamo di millenni di tradizione e oserei dire anche di magia che svariati sifu o sensei , che dir si voglia, ci hanno tramandato.  Discipline che hanno sin dalle origini alla loro base una cultura basata sulla conoscenza del proprio corpo e sulla preparazione fisica che ne deriva oltre a tecniche e movimenti che attraverso di esso potevano essere messi in pratica. Tuttavia ciò che accomuna tutto il mondo marziale sono quei principi intrinseci che vanno aldilà del combattimento  poiché come a tutti è noto la prima regola è proprio quella di non fare uso della propria conoscenza se non in caso di estrema necessità. Tuttavia con l’avvento degli sport da combattimento moderni e soprattutto della Tv che permette la diffusione in mondovisione maggiormente di violenza (basti pensare alle MMA) questi principi sono andati pian piano nel dimenticatoio. Però un aspetto positivo di questa globalizzazione lo troviamo proprio in Bruce Lee che grazie ai suoi film è riuscito nell’intento di far conoscere al mondo ciò che aveva creato andando controcorrente a gran parte degli aspetti tradizionalisti pocanzi citati. Non sarò certo un’illustre storico ma dal mio canto ritengo di essere un discreto conoscitore delle arti marziali e non avendo alle spalle esperienze con altri stili mi riesce più facile certe volte saper discernere quanto imparo con la pratica del Jeet Kune Do dalle altre arti marziali.  Tutto ciò deriva da una passione che si può dire essere nata per caso, mai sparita e che mai si spegnerà. Chi non ha mai sognato di destreggiarsi  come “Chen”guardando un suo film; di avere il suo fisico scolpito e omogeneo, velocità e precisione di calci e pugni, quel modo di muoversi con eleganza, e soprattutto quell’urlo che qualsiasi avversario temerebbe. Beh per quanto tutto questo faccia sognare il JKD è molto di più di ciò che compare in una pellicola . Qui si parla di un’arte che ha alle spalle anni di ricerche scientifiche e migliaia di libri sfogliati nel tentativo di creare ciò che davvero fosse stato utile in un combattimento; motivo per cui Lee aveva come obiettivi principali la semplicità e l’economia del movimento. Per quanto siano belli da vedere una mantide religiosa o uno Shaolin avrebbero la stessa efficacia di un diretto con la mano avanzata che potrebbe decretare la vittoria con un solo colpo? Io suppongo proprio di no. Poche tecniche e infinte combinazioni sono la differenza tra la vittoria e la sconfitta ed è proprio per questo motivo che il JKD va studiato a fondo e con pazienza, poiché solo chi lo conosce veramente sa evitare colpi ben più grossi di quelli fisici vale a dire le cattive informazioni di ciarlatani capziosi ,dei quali non citerò i nomi, che ne vogliono fare solo un business personale. Ed è a persone come Ted Wong , il mio maestro e grande amico Luigi Clemente e allo stimatissimo direttore tecnico italiano del settore JKD  Davide Gardella che vanno  miei più sentiti ringraziamenti perché riescono sempre a mantenere vivo lo spirito di Bruce Lee diffondendo ciò che davvero è giusto senza pensare alla gloria personale o al denaro.  La conoscenza acquisita grazie alla laurea in Scienze Motorie sicuramente mi aiuterà  a non trascurare mai il mio fisico e a prepararlo sempre al meglio funzionalmente parlando, ma imparare a muoversi e a pensare come un artista marziale significa dedicarsi anima e corpo con pazienza per superare i propri limiti. Il Jeet Kune Do Bari per me è come una famiglia e quando sono in palestra e so di poter condividere la mia stessa passione con i miei compagni diventa tutto più semplice, perché in fondo non è solo un’arte marziale ma uno stile di vita che ti cambia per sempre.

Piero Belviso

Nota: Piero è mio allievo dal 2011. Ha cominciato ad allenarsi con me privatamente nella mia palestra personale e da allora non ha mai smesso. La sua laurea in scienze motorie lo hanno portato ad ampliare le sue conoscenze nella biomeccanica del corpo, le strutture dei muscoli e quant'altro. Continua ad allenarsi e a maturare sempre di più sia come atleta, sia come praticante di arti marziali!

Luigi Clemente

lunedì 11 aprile 2016

Foto di gruppo








Foto stage - studenti in azione
















Foto dello Stage - Davide in azione 2














Foto del Seminario - Davide Gardella in azione






Seminario Nazionale TWJKD Puglia

Finalmente dopo tre anni di assenza, abbiamo avuto l’onore di ospitare nella nostra città di Bari, il rappresentante italiano di Ted Wong; Davide Gardella. Il seminario si è svolto presso la palestra Iron Gym sabato 2 Aprile con studenti sia di Bari, che di Lecce.

Il seminario è cominciato alle 10:00 del mattino con una buona preparazione fisica, seguita da riscaldamento generale, stretching, potenziamento muscolare e quant’altro. Prima di cominciare il programma di base dello stage, il M° Davide ha fatto lavorare i ragazzi sulla meccanica dei calci e sulla loro esecuzione. Il calcio più utilizzato nel JKD è quello a gancio, perchè è quello che scopre meno, può entrare dappertutto e inoltre non espone molti rischi alla linea centrale. Il caricamento (burst) permette di portare il ginocchio direttamente sul bersaglio e al tempo stesso calciare velocemente e tornare in guardia il più velocemente possibile.

Dopo di ciò, il M° Davide ha esposto alcuni fondamenti del JKD come il footwork; elemento essenziale nel jkd per controllare la distanza. Davide ha spiegato i meccanismi essenziali per rendere le tecniche esplosive. Infatti, Sifu Ted Wong, spiega Davide, si muoveva molto usando il bacino. Questo gli consentiva di spostarsi in tutte le direzioni e in ogni movimento, la testa e il busto si muovevano per primo, i piedi erano l’ultima fase del movimento. Questo permette al praticante di essere elusivo, di controllare meglio i movimenti e di colpire l’avversario col minimo sforzo.

Dopo il footwork, il M° Davide ha spiegato il nucleo fondamentale del diretto con la mano avanzata, il cross ed il gancio. Queste tecniche sono fondamentali per il JKD, ma ancora di più lo è il diretto. Sappiamo tutti la meccanica del diretto destro, perciò mi soffermo solamente negli esercizi. Abbiamo lavorato ai focus con un compagno, cercando di colpire il bersaglio prima senza passo a spinta (push off) e dopo con il passo. Questo per imparare a capire il meccanismo della distanza, la mano che si muove prima, la rotazione corretta del bacino e solo nella parte finale, l’atterraggio dei piedi. Abbiamo lavorato sul diretto con passo indietro; quando l’avversario avanza, è molto difficile colpire con il diretto perchè non ho tempo e non ho spazio sufficiente, quindi cerco di sfruttare la distanza a mio vantaggio e colpisco l’avversario mentre fa egli un passo in avanti. Questo mi permette di correggermi e di tornare nella misura giusta per contrattaccare a mia volta.

Dopodichè abbiamo lavorato sul colpo d’arresto (elemento importantissimo nel JKD) per imparare a colpire nel momento giusto. Bruce Lee aveva questa capacità di “guardare dentro” l’avversario (abilità in parte innata e in parte sviluppata con l’allenamento), permettendogli di colpire l’avversario nel momento più opportuno e di conservare le energie col minimo sforzo. Era capace, detto da Ted Wong e da Davide Gardella, di colmare la distanza velocemente, colpire senza che l’avversario se ne accorgesse e ritornare a distanza di sicurezza. Abbiamo lavorato con molti esercizi ai focus per sviluppare questa capacità che richiede molta concentrazione e tanto lavoro su noi stessi.

Infine, come ultima fase dello stage, abbiamo lavorato sulle combinazioni di pugni sia ai focus, sia a vuoto davanti allo specchio. Abbiamo imparato a creare diverse combinazioni (usando la logica della meccanica di ogni pugno) e piano piano ad eseguirle aumentando progressivamente la velocità. Questo tipo di esercizio serve, oltre ad aumentare il fiato, anche ad usare il cervello, al fine di memorizzare con la mente e con il corpo, ogni pugno e utilizzarlo a ripetizione tirandone uno dietro l’altro.

Questo è stato il nucleo di tutto lo stage tenuto dal M° Davide Gardella. Ancora una volta, Bruce Lee e Ted Wong erano certamente presenti e, sono certo che entrambi sono fieri del lavoro svolto da Davide, per tramandare i reali fondamenti del JKD. Noi del JKD PUGLIA lo seguiamo con passione perchè crediamo in lui e nella sua lealtà nei confronti del nostro beneamato Sifu Ted Wong. Infatti tutto lo stage è stato dedicato a lui e alla sua memoria e, noi non possiamo fare altro che essergli grati per la conoscenza che ci ha lasciato. Continueremo ad allenarci, a seguire i suoi insegnamenti e, nel nostro piccolo, aiuteremo Davide Gardella a tramandare il JKD alle future generazioni, così come Bruce e Ted avrebbero voluto.

Luigi Clemente