giovedì 13 settembre 2007

I Principi del Jeet Kune Do



I Principi del Jeet Kune Do

Per poter apprezzare il valore del lavoro svolto da Bruce Lee è indispensabile approfondire i principi che hanno ispirato la sua ricerca. Comprendere il suo modo di vedere e di intendere l'Arte Marziale, il suo pensiero, è infatti l'unica strada sicura per sbarazzarsi di tante nozioni vaghe e realizzare la peculiarità del Jun Fan JKD. Attingendo agli scritti di Bruce Lee si ricava chiaramente che tre sono i motivi ricorrenti delle sue analisi: la Scientificità, la Totalità e la Semplicità. Bruce Lee non credeva in mistiche energie e pratiche esoteriche, credeva nella scienza. Paragonava l'esercizio di forme coreografiche, o di sequenze pre arrangiate di difesa personale, a nuotare sulla terraferma. La sua mentalità pragmatica lo spingeva a dedicarsi a tecniche la cui efficienza e funzionalità fosse testata in contesti reali, piuttosto che a tecniche di efficacia presunta. Da qui l'orientamento dei suoi studi verso il Pugilato Occidentale. Certe tecniche sono oggettivamente più efficienti di altre, perchè sono state sviluppate tenendo conto delle caratteristiche Bio-Meccaniche del corpo umano, comuni per tutti, e delle leggi fisiche a cui tutti siamo sottoposti. Questo naturalmente relaziona il principio di Scientificità a quello di Totalità. Esistono cioè dinamiche virtualmente perfette per compiere i diversi gesti atletici ed esse sono universali per tutti gli esemplari della specie umana. Un Centometrista potrà correre più velocemente di un altro, perchè in forma migliore o perchè più dotato da madre natura, ma entrambi, se vorranno raggiungere la loro massima prestazione, adotteranno la medesima tecnica di corsa. Lo stesso discorso vale per tutte le discipline. Per questo esiste un modo corretto per eseguire una Stoccata nella Scherma, come un Jab nel Pugilato. Dal confronto con le metodologie degli sport occidentali Bruce Lee maturò l'opinione che gli stili tradizionali non erano per niente scientifici, e proprio da ciò derivava l'enorme vastità di tecniche ed interpretazioni. A riguardo Bruce Lee fece notare: "Tutti gli esseri umani hanno due braccia e due gambe. Com'è possibile che esistano tanti stili diversi?". Bruce Lee voleva quindi selezionare le tecniche con le quali ogni essere umano potesse sviluppare il massimo potenziale dall'uso delle sue "due braccia e due gambe". Questo conduce all'idea di Totalità nell'ambito specifico della tecnica del Jeet Kune Do. La corretta interpretazione di tale principio infatti è stata spesso fraintesa, sostenendo la necessità di conoscere il numero maggiore possibile di tecniche, al punto di finire poi per attribuire importanza equivalente proprio a quei "tanti Stili diversi" dai quali Bruce Lee aveva preso le distanze. Egli ribadiva che la conoscenza da sola non è sufficiente, essendo necessario applicare, e che lo scopo del Jeet Kune Do è ridurre al minimo. Totalità quindi significa essere in grado di applicare poche tecniche efficienti in molte situazioni, o trovare nuovi modi per utilizzare una stessa tecnica. Le tecniche efficienti sono quelle semplici, di conseguenza è naturale dedicare il proprio tempo a perfezionare queste, come lo stesso Bruce Lee faceva notare: "Quando lo Studente inizierà a fare Sparring, smetterà di cercare l'accumulazione di tecniche; piuttosto dedicherà le necessarie ore di pratica alla tecnica semplice per la sua corretta esecuzione. Non è questione di quanto uno impara, ma di quanto assorbe ciò che impara. Le tecniche migliori sono quelle semplici eseguite correttamente" . Il principio di Semplicità comprende le nozioni di economia strutturale e di economia di movimento, e spiega il perchè nel Jeet Kune Do si privilegino le azioni dirette. In un confronto lo scopo è infatti quello di rendere inoffensivo l'avversario nel più breve tempo possibile e la linea più breve è quella più diretta. Per esprimersi in combattimento in modo semplice e diretto è necessario ottimizzare l'uso degli strumenti a nostra disposizione e delle energie di cui siamo provvisti, minimizzando i rischi e le possibilità di errore.


Davide Gardella