sabato 20 ottobre 2007

The core of Bruce Lee's Jeet Kune Do


Jeet Kune Do


Nessuna regola fissa.
Non esistono regole indiscutibili adattabili a tutti i casi della vita; bisogna essere fluidi e morbidi come l'acqua, perchè se essa è versata in una tazza, essa prende la forma della tazza, se la metti in una teiera, diventa la teiera, l'acqua può strusciare, sgocciolare, spaccare.
Essere acqua, vuol dire muoversi in ogni direzione senza preconcetti e limitazioni analizzando velocemente quanto accade e selezionando istintivamente l'azione giusta al momento giusto.
Quindi il Jeet Kune Do non è uno stile con principi stabili: è solo una specie di barca per raggiungere la riva di un fiume. Ma poi quando la si è raggiunta non bisogna mai caricarsela sulle spalle. Si deve imparare ad acquistare scioltezza e istintività: quest'ultima tutti la possediamo, ma bisogna potenziarla. Come Bruce Lee diceva: se vuoi imparare a nuotare, devi calarti in acqua, così è il Jeet Kune Do. Se vuoi imparare a combattere devi esercitarti sempre fino a quando il corpo non avrà assorbito la tecnica fino in fondo tanto che quando ti trovi in una situazione di pericolo, il corpo partirà da solo senza pensare, ma sarà diretto e immediato. In questo modo anche se non ce ne accorgiamo il nostro fisico e la nostra mente agiranno all'unisono nel modo giusto, capaci di non rimanere intrappolati in nessun pregiudizio e, di reagire come si conviene in ogni frangente.Il principio della spontaneità è importantissimo, non deve essere soffocato.
Detto questo ricordiamo cinque principi fondamentali del JKD di Bruce Lee:

  • Esercitarsi con bersagli mobili: il JKD è contro la pratica con bersagli morti come fantocci o uomini di legno.Questi non offrono la mobilità, la varietà, di un corpo umano. Nella realtà, ci troviamo a combattere con persone come noi, con due braccia e due gambe che si muovono perciò solo esercitandosi con altri praticanti, si può sviluppare la capacità di adattarsi a tutti i cambiamenti. I bersagli inominati vanno bene ma usati limitatamente, per non atrofizzarci,

  • Imparare dal combattimento reale: Il JKD non richiede più di due praticanti per i combattimenti simulati, nella maggioranza dei casi. Ciò da vita ad uno show, che può essere anche bello da vedere, ma resta pur sempre uno show! Si deve combattere contro veri e molteplici avversari, bisogna adattarsi ad ogni campo di combattimento,

  • Indossare protezioni: E' un dovere del praticante. Perchè specie in un duello che deve rispecchiare il reale combattimento da strada, non si può avere un perfetto controllo dei colpi che devono invece essere portati con efficacia e durezza se la nostra vita è minacciata. Indossando protezioni, cioè corpetti di gomma, guantoni è ottimo e utile, quando ci si allena con un compagno,

  • Esercitarsi in spazi aperti: Non esistono solo le quattro mura della palestra. Per l'atleta sarebbe vantaggioso allenarsi anche in zone ampiamente estese (prati), ricavando buon effetto dell'aria fresca e della natura,

  • Esercitarsi al mattino: E' il momento migliore, perchè il corpo è pronto a rivitalizzarsi dopo il riposo notturno.
Il Jeet Kune Do non è un sistema, ne uno stile, egli non ha regole precise, ne forme precise, perciò può assumere tutte le forme e non è condizionato da nessuno di essi. Si serve di tutti i mezzi utili al suo scopo, per questo è l'arte di semplificare. Il Jeet Kune Do non ha posture classiche, nessun disordine ritmico, nessuna difesa passiva, in essa tutto è ridotto all'essenziale, ridurre al minimo quotidianamente invece di aumentare quotidianamente.

Le tre fasi del Jeet Kune Do sono:

  1. colpire il nucleo,
  2. liberarsi del nucleo,
  3. ritornare alla posizione di riposo.

Io personalmente vivo il Jeet Kune Do secondo il mio modo di fare le cose e di esprimermi onestamente, quando pensi di non farcela automaticamente non ce la fai, mentre se trasformi quell'atto di sfiducia in un ponte da superare, automaticamente ce la fai. E' tutta questione di esercizio, esercizio e ancora esercizio, perchè solo allenandoti continuamente potrai avere dei risultati soddisfacenti.



Luigi Clemente