mercoledì 10 dicembre 2008

L'evoluzione del Jeet Kune Do

L’evoluzione del Jeet Kune Do

Quando Bruce Lee all’età di quattordici anni cominciò a dedicarsi alle arti marziali, imparò uno stile di Kung Fu chiamato: Wing Chun. Esso è un sistema basato sulle tecniche di intrappolamento a distanza corta, che prevede l’uso di prese e leve, movimenti fluidi e continui e calci diretti contro le gambe dell’avversario.
Bruce all’epoca molto giovane, dedicò cinque anni della sua vita a imparare questo stile di lotta cinese, dal 1954 al 1959.
A causa dei suoi continui scontri per le strade di Hong Kong i suoi genitori, lo mandarono in America a continuare gli studi. Era il 1959.
Arrivato in America, Bruce entrò in contatto con molte altre arti marziali e, crebbe in lui il desiderio di approfondire le sue conoscenze in materia.
Il suo forte carisma lo portò a raggiungere il limite massimo del Kung Fu, attraverso un processo di eliminazione di ciò che per lui non andava bene e, ciò che andava bene nel suo personale stile del Kung Fu. Fu così che nacque il Jun Fan Gung Fu. Questo nuovo approccio del Gung Fu era basato su tre elementi essenziali che Bruce Lee chiamava di natura non classica: Economia di movimento, semplicità e immediatezza.
Dal 1960 al 1964 – 65 circa, Bruce insegna questo nuovo metodo di combattimento nelle scuole di Seattle e Oakland.
Questo primo processo di evoluzione di Bruce Lee nelle arti marziali, raggiunse il suo culmine nel 1965 o 1966, quando Bruce ricevette una sfida da parte della comunità cinese degli Stati Uniti. Secondo Linda, il combattimento tra Lee e il presunto sfidante durò non più di tre minuti. Consistette più che altro in una corsa, perché l’altro cominciò a correre per tutta la stanza, Bruce lo inseguì e lo obbligò ad arrendersi. Ma questo combattimento non fece per niente gioire Bruce, perché secondo lui ci era voluto troppo tempo per battere il suo avversario e, il suo sistema cardiovascolare era a dir poco esausto. Anche se Bruce a quei tempi era già in splendida forma, non si sentì per niente soddisfatto della sua prestanza fisica. Si rese conto che il suo metodo di combattimento era troppo limitato, i suoi metodi di allenamento non avevano dato i risultati sperati.
Questo segnò l’inizio del nuovo approccio di combattimento sviluppato da Bruce Lee
.
Siamo nel 1965 66 circa e, Bruce ha in mente l’idea di creare un nuovo approccio al combattimento senza armi. La sua ricerca lo portò a confrontarsi con altre arti marziali, ma Bruce siccome ragionava in modo scientifico, concluse che le arti marziali tradizionali fossero troppo legati alla tradizione e non erano per niente scientifiche.
Così volse il suo sguardo ad altre discipline come la boxe occidentale e la scherma europea.
Queste due discipline molto diverse tra loro ma simili in efficacia, convinsero Bruce a creare un sistema di lotta totale che funzionasse in tutte le distanze e che comprendesse tutte le tecniche efficaci in una situazione da strada.
Fu così che nacque nel 1966 – 67 il suo nuovo approccio all’arte del combattimento che chiamò: Jeet Kune Do.
Questo nuovo metodo di combattimento comprendeva tre elementi essenziali che Bruce chiamò la radice del Jeet Kune Do.
Questi tre elementi sono:

1. Posizione di guardia (on guard position)
2. Footwork e movimento
3. Posizionamento nel generare la forza (Pugno diretto)

Il Jun Fan Jeet Kune Do non è uno stile, ne tanto meno un metodo. Bruce Lee lo considerava come una via al combattimento senza armi.
Il suo pensiero era semplice: “Il Jeet Kune Do è semplice, diretto e non classico”.
Nel Jeet Kune Do il fondamento è quello di utilizzare al massimo le proprie risorse in modo rapido ed economico; il suo nucleo è quello di avere poche tecniche semplici ed efficaci utili in una data situazione da strada. Bruce Lee diceva che il Jeet Kune Do è l’arte della scherma senza la spada.
La differenza tra semplice e facile non è la stessa cosa.
Quando dico facile, si intende che è facile per me aggiungere tante tecniche di varie arti marziali, elaborarle e, creare così il mio Jeet Kune Do.
Quando dico semplice invece si tratta di eliminare ciò che in realtà non serve. Non si tratta di una mera aggiunta di altre tecniche, ma piuttosto avere poche tecniche efficaci, dirette e non classiche. Il Jeet Kune Do è esattamente questo.
Bruce Lee entrò in contatto con molte arti marziali durante la sua vita, ma il suo scopo, non era quello di prendere da ciascuna di esse una tecnica metterle insieme e creare così il Jeet Kune Do. Piuttosto lui cercò di creare qualcosa che scientificamente potesse adattarsi a tutti gli esemplari della specie umana.
Sostanzialmente all’inizio del suo processo e quando cominciò a insegnare privatamente in casa sua, Bruce mantenne vivi alcuni aspetti del Kung Fu Wing Chun, ossia il Chi Sao e qualche tecnica molto semplificata del Trapping. Poi dopo aver inserito altri aspetti fondamentali, come la posizione di guardia, il footwork, il ritmo spezzato ecc, cancellò definitivamente il chi sao dal Jeet Kune Do.
All’inizio il fulcro del Jeet Kune Do era il trapping e il chi sao, ma poi capì che essi in un combattimento da strada non sono utili in un’azione di assoluta mobilità, quindi l’intercettazione e la mobilità divennero il cuore dell’arte di Bruce Lee.
Quello che vorrei far capire attraverso questo articolo e che Bruce Lee non creò il Jeet Kune Do con l’aggiunta di tecniche di vari stili di arti marziali, piuttosto sintetizzo le tecniche che fossero realmente efficaci in un combattimento senza armi.
In una pagina tratta dagli scritti dello stesso Lee c’era un articolo con sopra scritta una domanda, riportando allo stesso tempo la risposta. La domanda era: “Quale è la radice del Jeet Kune Do?”. La risposta è: “la posizione di guardia, il footwork, posizionamento nel generare la forza”. Ed è esattamente così.
Il Jeet Kune Do può essere adatto e migliorato, ma senza alterare la sua struttura o, lasciarla diluire fra altre arti marziali.
Ovviamente allenare semplicemente i tre ingredienti di base del Jeet Kune Do non significa essere limitato, perché qualsiasi tipo di esercizio o di tecnica non può prescindere da questi tre elementi, appunto la radice. Questo tipo di allenamento non è una limitazione, perché per essere competenti nel Jeet Kune Do bisogna allenare ogni singola tecnica fino all’esaurimento interiorizzandole (conoscenza reale), facendo si che la tecnica diventi come una seconda pelle e, in questo modo si raggiunge la massima espressione di se stessi.
Bisogna allenare costantemente il footwork e la mobilità, perché in accordo con Bruce Lee “un buon footwork può battere qualunque attacco”, si è in grado di muoversi stando sempre in equilibrio, creare combinazioni di calci e pugni devastanti e avere una perfetta padronanza nel recuperare la posizione di guardia.
Nel Jeet Kune Do cosa consente il movimento dinamico e il perfetto equilibrio?. La posizione di guardia, il footwork e movimento e, il corretto posizionamento nel generare
la forza. Le tre radici.

Luigi Clemente