sabato 4 ottobre 2014

Comprendere il Jeet Kune Do 3^ Parte

La tecnica del Jeet Kune Do
Bruce Lee scriveva che è più facile spiegare cosa il Jeet Kune Do non è, rispetto a cosa è. Descriveva il Jeet Kune Do come non-classico, distinguendolo dagli stili tradizionali di arti marziali. Egli infatti non credeva nelle forme codificate e negli schemi prestabiliti di autodifesa. A riguardo scriveva: “Il Jeet Kune Do rifiuta tutte le restrizioni imposte dalle forme e dal formalismo ed enfatizza l’uso intelligente della mente e del corpo per difendersi ed attaccare.” (Jeet Kune Do. Bruce Lee’S Commentaries On The Martial Way – Tuttle Publishing)
Al contrario affermava il principio di forma nel significato di precisione ed efficienza dei movimenti, 
idea espressa in modo inequivocabile nel seguente passaggio: “Le persone spesso credono erroneamente che il JKD sia contro la forma. Non penso che andrò nei dettagli, perché altri paragrafi chiariranno ciò.Una cosa dobbiamo capire: che c’è sempre una maniera più efficiente e viva di eseguire un movimento e che le leggi fondamentali del principio di leva, posizionamento corporeo, equilibrio, footwork, eccetera, non devono essere violate. Comunque, la forma viva ed  efficiente è una cosa; sterili serie classiche che legano e condizionano un’altra. A parte quanto sopra menzionato, uno deve anche distinguere la sottigliezza tra ‘avere nessuna forma’ ed avere ‘non forma’.La prima è ignoranza, la seconda trascendenza.” (Jeet Kune Do. Bruce Lee’S Commentaries On The Martial Way – Tuttle Publishing).
Nel creare il Jeet Kune Do seguì un approccio di matrice occidentale, fondato su un regime razionale di preparazione atletica, sull’impiego di attrezzature, come il sacco ed i colpitori, e sul combattimento libero con contatto utilizzando le protezioni. Davide Gardella