sabato 14 febbraio 2015

Intervista a Davide Gardella Parte Prima

Premessa:
Recentemente, mi si è presentata l'opportunità di intervistare Davide Gardella, uno dei massimi esponenti del JKD in Italia, nonchè Rappresentante italiano di Sifu Ted Wong. 
Essendo suo allievo e insegnante nella Puglia, Egli mi ha dato la possibilità di soddisfare alcune curiosità circa il suo incontro con Ted Wong, la sua prima esperienza con il JKD e, mi ha anche aiutato a chiarire molti aspetti sul JKD, in particolare a livello storico e a capire il pensiero di Bruce Lee, attraverso la testimonianza diretta con Ted Wong. 
L'intervista raccoglie tutto ciò che riguarda il JKD in termini storici, tecnici e, ovviamente filosofici.
Sia io che Davide, abbiamo la speranza che, leggendo e studiando affondo questa intervista, si possa fare maggiore chiarezza su tutti gli aspetti del JKD e, possa dare in modo più completo a tutti coloro che vogliono praticare realmente il JKD di Bruce Lee, una spinta verso la ricerca di un insegnante valido e onesto che, sappia dare le corrette informazioni sulle tecniche e i principi che caratterizzano quest'arte straordinaria, rendendendo così onore al fondatore (Bruce Lee) e a colui che ha insegnato con amore e passione a tutti coloro che volevano imparare seriamente: Sifu Ted Wong.

Luigi Clemente

In che periodo della tua vita sei entrato in contatto col JKD e, quali sono state le tue impressioni a riguardo?


R. Sono venuto a sapere dell'esistenza del Jeet Kune Do dopo essermi interessato a Bruce Lee.
Quando ero bambino, poco prima di iniziare a praticare Ju Jutsu, conoscevo di fama Bruce Lee come "il Re del Kung Fu". Comunque il Kung Fu era una disciplina ancora poco diffusa rispetto a Ju Jutsu e Karate. Di fatto se si volevano trovare informazioni riguardo al JKD, l'unica possibilità era attingere direttamente al lavoro di Bruce Lee. 
Non tutto il materiale lasciato da Bruce Lee tratta del JKD, tuttavia, come diceva Ted Wong, i suoi appunti sono la mappa da seguire per farsi un'idea precisa della sua arte.
Mi procurai uno dei primi libri che raccoglieva parte degli scritti di Bruce Lee, un volume diverso dai manuali di Karate o Kung Fu reperibili, fatti di molte foto accompagnate da poche righe di descrizione. Una prima lettura, risultò per me di non facile comprensione, ma bastò a convincermi che l'autore sull'arte del combattimento a mani nude doveva saperne qualcosa. Per inciso questa fu la prima valutazione di Ted Wong quando conobbe Bruce Lee, un maestro tanto giovane quanto innovativo.
Non ho mai smesso di seguire "la mappa" durante il mio cammino di crescita nelle arti marziali, da principiante, ad agonista, ad insegnante. Poi è giunto anche il momento di diventare studente di Ted Wong. "Quando l'allievo è pronto, il Maestro arriva".



Molti hanno definito il JKD come qualcosa che funzionava bene solo per Bruce Lee; alcuni sostengono che il JKD non esiste, che è solo una filosofia o esperienza personale! Qual è per te il fondamento del JKD? Concordi con ciò che dicono molti cosiddetti praticanti, oppure c’è qualcosa di ben più profondo?

R. Affermare che il JKD "funzionava solo per Bruce Lee...", sarebbe come dire che il Pugilato funzionava solo per persone come Sugar Ray Robinson o Ali. Realisticamente non tutti possono essere campioni eccezionali, ma molti possono diventare ottimi pugili. Se si vuole dire che per applicare il JKD occorre essere preparati ed allenarsi molto, faticare e fare sacrifici, questo corrisponde al vero. Come per ogni disciplina sportiva o attività umana, nel JKD il successo è proporzionale all'impegno. Pensare di conseguire un'adeguata padronanza senza dedizione ed anni di lavoro è una mera illusione. Non si possono ottenere risultati paragonabili a quelli di Bruce Lee se non si è disposti a lavorare come lui.
Personalmente ritengo paradossale la presunta "non esistenza" del JKD. Se il JKD non esistesse sarebbe logico astenersi dal promuovere insegnamenti come JKD o fare tanti discorsi sul nulla. Si può valutare che ogni disciplina, non esclusivamente il JKD, è di per sè un'astrazione: concretamente esistono i pugili che fanno pugilato, non il Pugilato, schermidori che fanno scherma, non la Scherma, lottatori che fanno la lotta non la Lotta. Se il JKD fosse un mix di tecniche di altre arti marziali allora si potrebbe dire che non esiste. Dopotutto oggi ci sono le MMA e non si chiamano JKD. Ma il JKD ha tecniche, principi e strategie proprie, quelle che Bruce Lee ha sintetizzato e, non dimentichiamolo, anche insegnato ad altri. Le precedenti, come altre affermazioni dalla parvenza di "filosofate", tipo "il JKD non può essere insegnato...", mi sembrano alibi sfruttatati per legittimare insegnamenti che poco hanno a che fare con l'arte di Bruce Lee, volendo comunque riferirsi a Bruce Lee.
Il JKD è la filosofia di Bruce Lee espressa in arte marziale. Aspetti del suo pensiero possono applicarsi o ritrovarsi in diverse discipline ed anche in altri ambiti dell'esistenza, ma la sua filosofia ed il JKD formano un tutt'uno. Direi che il fondamento del JKD sono i criteri oggettivi di efficienza selezionati da Bruce Lee nel corso della sua ricerca. L'atteggiamento di guardia, la dinamica dei movimenti e delle tecniche, ma anche il controllo della distanza, la scelta di tempo e l'approccio tattico sono costruiti su questi pilastri. A partire da questa base si sviluppano le peculiarità soggettive, ovvero lo stile personale, nel fare uso degli strumenti a disposizione e delle proprie qualità e doti individuali. Facendo un paragone esiste la disciplina del Pugilato con la sua struttura tecnica, ma ogni pugile combatte in modo diverso, sapendosi anche adattare ad avversari e situazioni differenti. Analogamente questo si può dire per la Scherma: "ogni schermidore ha la sua scherma". E lo stesso vale per il JKD. Il cuore della filosofia di Bruce Lee è la semplicità, quindi capire il JKD non può risultare complicato. Il buonsenso che possiamo usare per comprendere in sostanza qualsiasi disciplina lo possiamo usare per il JKD. Bruce Lee ricordava che spesso si cercano la verità e la via là dove non sono, mentre esse si trovano nelle cose semplici di ogni giorno.  Davide Gardella 

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