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giovedì 13 dicembre 2007

Intervista a Bruce Lee


Per tracciare un profilo di Bruce Lee, l’eroe cinematografico del Kung Fu, è interessante riportare alcuni brani di un’intervista effettuata in California nell’agosto del 1965, negli studi televisivi della TC Fox.
“Il mio nome è Bruce Lee, sono nato a San Francisco il 27 novembre 1940 e ho iniziato a lavorare nel cinema di Hong Kong a 6 anni. Nel 1958 sono venuto in America a studiare Filosofia. Il mio nome cinese è Li Jun Fan, ma sin da piccolo ho avuto il soprannome di Piccolo Drago Li”.

Lei sostiene che il karate o il Judo non sono le migliori arti marziali orientali. Voglio perciò domandarle quale ritiene lo sia?

“Personalmente, ritengo il Kung Fu (Bruce preferiva la pronuncia cantonese Gung Fu a quella della Cina del nord, Kung Fu) un’arte marziale molto fine ed efficace. Questo stile lo si può considerare come un precursore del Judo e del Karate, ma più perfetto di tali metodi. La natura del Gung Fu è di per se ricca di fluidità e di continuo movimento: non ti fermi dopo aver ultimato un’azione. Per far capire meglio il mio concetto posso dire che il Gung Fu è come l’acqua. Perché l’acqua è l’elemento più cedevole e delicato del mondo, ma può infilarsi ovunque. Possiamo prenderla a pugni, o sguazzarci senza farci male: se la versi in un bicchiere o in una tazza, si modella come il bicchiere o la tazza. Noi studenti del Gung Fu teniamo bene a mente questo principio: essere morbidi e liberi come l’acqua e reagire appropriatamente”.

Che differenza esiste fra un pugno di Karate e uno di Gung Fu?

“Il primo è come un colpo di bastone. Invece, un colpo di Gung Fu è paragonabile a una frustata con una catena che abbia attaccata, all’altra estremità una palla di ferro”.

Lei sostiene che il Judo fa un uso sovrabbondante di rituali, movimenti e prese, mentre la sua arte è più semplice e diretta. Un esempio?

“Il Gung Fu è diverso: se un uomo vi blocca dietro, esso vi insegna come liberarvi semplicemente pestando il suo piede col tallone. Naturalmente potete anche imparare tutte quelle belle tecniche di Judo che si leggono sui libri, e poi magari fare una bella figura mostrandole agli amici. Ma il combattimento reale è un’altra cosa. Il Gung Fu insegna come affrontare i problemi nel modo più diretto, semplice ed efficace”.

Bene! Dopo quanto ci ha detto, saremmo curiosi di vedere qualche altro esempio.

“Di solito il Gung Fu lo si può praticare da soli. Esso trae origine in gran parte dal movimento degli animali: questa è la Gru! (imitando il maestoso planare di una gru al suolo seguito da una serie di movimenti di grande fascino)… E questa è la tigre… Il primo movimento imita l’incedere della tigre, e tu puoi usare le tue dita ad artiglio per attaccare il volto del nemico…”
Tradotto dalla rivista "Black Belt"

L'allenamento di Bruce Lee


Bruce lee credeva che ogni giorno ci si presenta un’opportunità unica per migliorarsi. Ogni nuovo giorno porta con se le possibilità di renderci migliori di quello che eravamo il giorno prima.
Diceva:
a dire il vero, ogni giorno nasconde una nuova rivelazione o una nuova scoperta che posso raggiungere”.
Per quanto riguarda gli aspetti della persona, sotto il profilo mentale o spirituale, Bruce Lee sosteneva che esiste nella crescita personale una capacità di sfidare l’infinito e di fatto questo è quello che precisamente aveva in mente quando coniò questa frase “Non avere limite come limite”, che è la pietra miliare della sua filosofia, fino al punto da essere parte del suo logotipo (in caratteri cinesi intorno alle frecce che circondano lo Yin-Yang). Bruce si sforzò ogni giorno di migliorare ogni aspetto prima mensionato. Per esempio il nostro processo quotidiano potrebbe essere un livello puramente fisico, nel senso di riuscire a realizzare qualcosa con il nostro corpo che prima non eravamo capaci di raggiungere. Come potrebbe essere, ad esempio, effettuare un certo tipo di calcio alto o in giro o dare una maggiore potenza al pugno utilizzando i fianchi e i muscoli delle spalle. O ancor meglio potrebbe essere riuscire a guadagnare attributi come potenza o flessibilità, perdita di peso ecc… Sotto il profilo mentale riusciamo ad ottenere considerevoli miglioramenti, a livelli più o meno alti, semplicemente ricordando le sequenze o i nomi delle tecniche, o addentrandoci nel terreno della nutrizione, della storia delle arti marziali o nella realizzazione di film di azione. Le materie di studio a cui le arti marziali ti possono condurre sono infinite. Però quello che lui sottolineava maggiormente era che il miglioramento in uno qualsiasi di questi campi ci porta a metterci in contatto con un tipo di conoscenza che risiede già dentro di noi: in noi si cela un “artista” della vita, che per motivi di condizionamento o classificazione sociale giace in letargo. Questo è il mondo al quale Bruce Lee si riferiva quando parlava di regno spirituale: scoprire qualcosa che risiede negli strati più profondi dell’essere umano. Una delle frasi più ripetute da Bruce nelle sue interviste era:
“Dopo tutto, qualsiasi tipo di conoscenza implica una conoscenza di se stessi”.
Un’altra sua massima era “Il sapere non è sufficiente, dobbiamo applicarlo.Il volere non è sufficiente, dobbiamo fare” (simile al detto popolare “fatti e non parole”). Fedele a questa massima Bruce Lee si svegliava sempre con una forte smania di spremere ad ogni giorno il succo di tutto quello che gli poteva offrire. Così un giorno di 30 anni fa era indaffarato per raggiungere la perfezione.
In questa rubrica vi presentiamo il sunto di 4 pagine della sua agenda personale, che si riferiscono a mese di gennaio del 1968, per rendervi partecipi di quello che faceva Bruce Lee ogni giorno. Il suo obiettivo era quello di diventare il più forte, il più veloce, il più flessibile e usare l’ossigeno (capacità aerobica) nel modo più efficiente.
Qui di seguito è riportato la traduzione delle pagine del suo diario personale, che rivelano fino a che punto questo “superuomo“ poteva dedicarsi a raggiungere quello che si era prefissato come scopo in determinati periodi della sua vita.

Martedì 16 gennaio 1968
10 a.m. 500 pugni
11 a.m. addominali:
a) elevazioni laterali (obliqui) – 5 serie
b) elevazioni gambe – 5 serie
c) addominali – 5 serie
12 p.m. Avambraccio/polso (isometrici)
3:45 p.m. Correre
4:30 p.m. guardie (posizioni)
esercizi isomatrici da seduto 2 serie
500 pugni
350 jab di dita
esercizi isomatrici da seduto 2 serie
9:30 p.m. allenamento al sacco da boxe (overhand)
500 pugni al sacco

Mercoledì 17 gennaio 1968
10:55 a 12:05 a.m. Flessibilità alla sbarra (di fronte e di lato)
esercizi per la braccia alla macchina
addominali e salto con la corda –4 serie
12:15 p.m. Addominali
a) elevazioni frontali – 5 serie
b) elevazioni laterali (obliqui) – 5 serie
c) addominali – 5 serie
1:45 p.m. 400 pugni (con le nocche centrali)
jab di dita – 4 serie
avambraccio/polso (isometrici)
Guardie (posizioni)
Esercizi isomatrici da seduto
2:40 p.m. Esercizi isometrici da seduto – 2 serie
3:30 p.m. Corsa
7.30 p.m. Seduta fotografica alla palestra di Chinatown con Ted Wong e Dan Ionosanto

Giovedì 18 gennaio 1968
11:00 a.m. a 12:40 p.m.
1) addominali 5 serie
2) elevazioni laterali (obliqui) – 5 serie
3) elevazioni frontale – 5 serie
salto con la corda – 5 serie
sacco leggero (uno due) – 3 serie
sacco pesante (overhand) – 3 serie
3:20 p.m. Esercizi isometrici da seduto. Avambraccio/polso (isometrici) guardie (posizioni). Esercizi isometrici da seduto
3:45 p.m. Corsa (per riposare le nocche per un giorno)
5:30 p.m. Allenamento di Kung Fu

Venerdì 19 Gennaio 1968
11:00 500 pugni
9:00 p.m. Addominali
a) elevazione laterale (obliqui) – 5 serie
b) elevazione frontale – 5 serie
c) addominali – 5 serie
Avambraccio/polso isometrici
Guardie (posizioni)
Esercizi isometrici da seduto 2 serie
Allungamenti delle gambe alla sbarra
1) frontali
2) laterali
3) con le ginocchia all’esterno
Supplemento di 500 pugni. Totale 1000 pugni

Allenamenti come i precedenti erano normali nei diari di Bruce Lee e gli insegnarono molto sulle potenzialità del suo fisico. Scrivendo questi orari nel suo diario, Bruce era capace di avere una completa statistica del suo continuo “viaggio nelle arti marziali” il cui obiettivo era lo sviluppo della sua persona in tre livelli, fisico, mentale e spirituale. Ogni livello che riusciva a superare, gli serviva non solo come limite ma anche come un trampolino dal quale spingersi fino a quote più alte. Ogni allenamento registrato nel suo diario serviva come prova del livello raggiunto fino a quel momento, per poterlo superare in futuro. Come lui stesso diceva: "se ti abitui a mettere dei limiti a quello che fai, fisicamente o in qualsiasi altro livello, questo si ripercuoterà in tutte le tue azioni per il resto della tua vita. Si propagherà nel tuo lavoro, nella tua morale, nel tuo essere in generale. Non ci sono limiti. Ci sono fasi, ma non devi rimanere ancorato ad esse, bisogna superarle… L’uomo deve costantemente superare i suoi limiti".
Come in qualsiasi lungo viaggio in cui non si ha a disposizione una cartina che indichi il cammino, Bruce Lee si rese conto che, per non perdersi nella curva sbagliata, doveva evitare di commettere gli errori due volte. Per ottenere ciò doveva documentare i propri metodi di allenamento, studiando i dati del suo diario, cercando progressi o mancanze e infine imparando a interpretare e utilizzare tutte queste informazioni per poter migliorare i suoi metodi di allenamento (o lasciare i vecchi e iniziare altri totalmente nuovi) per poter così raggiungere il suo scopo.
A tale proposito diceva: “Se Tu sei arrivato a dominare un sistema di Kung Fu (ne senso cinese della parola “tempo-sforzo”dopo averlo dominato, devi abbandonarlo e incamminarti su di un livello superiore. Non aggrapparti a quello che hai. E’ come una chiatta su cui attraversi un fiume. Una volta raggiunta l’altra sponda, non mettertela sulle spalle, semplicemente vai avanti”…




Articolo tratto dalla rivista "Kung.Fu Magazine"

Essere coordinati e precisi

Coordinazione

In tutti gli sport il fattore più importante ai fini dell'efficienza è sotto tutti i punti di vista, la coordinazione. Essa consente all'atleta di concentrare nell'esecuzione di un movimento tutto il potenziale e tutte le capacità di cui dispone.
prima di eseguire i movimenti occorre modificare la tensione muscolare di entrambe le facce delle articolazioni in causa. La buona coordinazione del lavoro muscolare è uno dei fattori responsabili della velocità, della resistenza nel tempo (durata), della potenza, dell'agilità e della
precisione in tutte le discipline atletiche.
L'eccessiva tensione dei muscoli antagonisti agisce da freno e quindi rallenta, inibisce l'azione, fa sprecare energia e perciò affatica l'atleta prematuramente. Quando deve eseguire un altro movimento, che esige un diverso grado di intensità, di carico, di sollecitazione, di ripetizione e di durata(resistenza nel tempo), deve adottare un altro modello di 'aggiustamento neuro fisiologico completamente nuovo. Quindi la fatica che avverte quando compie i nuovi movimenti non dipende solo dall'uso dei muscoli diversi, ma anche dall'azione di frenaggio esercitata dai muscoli antagonisti e dovuta alla cattiva coordinazione.
Il principiante è teso, esegue movimenti esageratamente ampi e tradisce lo sforzo.l'atleta L'individuo raro, sembra avere il dono di praticare con facilità qualsiasi disciplina, nuova o non nuova per lui. Per facilità si intende la capacità di eseguire le azioni contraendo pochissimo i muscoli antagonisti. Questa qualità è presente in diversa misura negli atleti, ma può venir migliorata da tutti.
Perciò si acquista la capacità di coordinare i movimenti addestrando il sistema nervoso, non i muscoli. La principale caratteristica dell'atleta esperto è la facilità con cui si muove anche durante lo sforzo massimo.
L'atlete che si muove in modo goffo, che sembra non trovare mai la distanza giusta, che calcola di continuo, che non riesce mai a sorprendere l'avversario, che fa sembrare trapelare le sue intenzioni, manca sopratutto di coordinazione.
L'atleta ben coordinato si muove con grazia e fluidità, sembra che entri ed esca nell'azione slittando, col minimo sforzo e massima astuzia. Agisce tempestivamente perché i suoi movimenti sono ritmici al punto che riesce ad imporre all'avversario un ritmo complementare, ritmo che può spezzare a proprio vantaggio grazie al perfetto controllo dei propri muscoli. Sembra sicuro
di quel che fa, sicuro della vittoria, con fiducia in se stesso.
I muscoli non si governano da se. Il modo in cui operano, e di conseguenza l'efficacia delle loro prestazioni, dipende esclusivamente dal modo in cui li guida il sistema nervoso. Quando un movimento viene eseguito male significa che il sistema nervoso ha inviato gli impulsi ai muscoli sbagliati, o fuori tempo(una frazione di secondo prima o dopo il momento giusto) o in successione sbagliata.
Si raggiunge la coordinazione con l'esercizio, creando i giusti collegamenti necessari nel sistema nervoso. Occorre acquistare precisione. L'esercizio rafforza i collegamenti che hanno luogo in determinate azioni e rende l'azione successiva più facile, più sicura e più pronta. Mentre ovviamente, l'insufficiente allenamento tende ad indebolire i collegamenti formatisi e rende l'azione successiva più difficile e meno sicura (esercizio continuo!). Quindi possiamo raggiungere la coordinazione solo eseguendo realmente mosse che desideriamo imparare a compiere. Si impara unicamente agendo o reagendo. Quando si acquista coordinazione, quando si sono formati i necessari collegamenti, le azioni diventano sommamente economiche e l'atleta consuma soltanto l'energia indispensabile.
Diventa campione l'atleta che possiede una coordinazione di prontezza. Essa fa si che l'atleta affronti con piacere anche gli esercizi più noiosi. Più l'atleta è coordinato più soddisfazione prova nel rispondere; meno è pronto, più trova noioso essere costretto ad agire.

IMPORTANTE: Quando sei stanco, non fare movimenti complessi, sofisticati; si trasformerebbero in movimenti grossolani; lo sforzo da specifico diventerebbe generico. Ricorda, tendono a subentrare movimenti sbagliati e perdi il vantaggio raggiunto. Quindi esegui movimenti di grande precisione solo quando non sei stanco. Quando sopraggiunge la stanchezza, passa ai movimenti poco sofisticati, che sviluppano la capacità di durata nel tempo.



Precisione



Precisione significa accuratezza nei movimenti, cioè esattezza nel proiettare la forza.
La precisione consiste in movimenti controllati che debbono essere eseguiti col minimo dispendio di forza.
Il risultato deve essere raggiunto col minimo sforzo possibile.
Si può acquisire precisione solo con l'esercizio. Il discorso vale sia per il principiante che per l'atleta esperto.
Per apprendere un movimento in modo perfetto impara ad eseguirlo prima con precisione e velocità, poi con la velocità e forza.
Per acquisire precisione lo specchio è un ausilio indispensabile perchè consente il costante controllo della situazione, della posizione delle mani e della tecnica.

Tratto dal libro "Tao Of Jeet Kune Do"

mercoledì 12 dicembre 2007

La Potenza


Risulta precisa soltanto la manovra eseguita dall'atleta che non perde l'equilibrio. La base, il corpo dell'atleta, deve essere tanto forte da rimanere perfettamente bilanciata durante l'azione.
Perché il corpo risulti potente è necessario che al momento giusto ai muscoli in causa arrivino impulsi nervosi capaci di far contrarre un numero di fibre sufficiente a ai muscoli antagonisti impulsi inibitori atti a ridurne la resistenza. Ciò rende ottimali l'efficienza e la forza (potenza).
Quando deve affrontare una situazione che non gli è famigliare l'atleta tende a mobilitare eccessivamente le forze muscolari, a compiere uno sforzo superiore al necessario. E' mancanza di conoscenza da parte del sistema riflesso neuro muscolare deputato alla coordinazione.
E' potente non l'atleta forte, ma quello che sa usare la forza con rapidità. Poiché la potenza è il prodotto della forza per la velocità, accresce la propria potenza l'atleta che impara ad eseguire i movimenti rapidamente, anche se la capacità contrattile dei suoi muscoli rimane immutata. Perciò un l'atleta di bassa statura capace di assestare calci e pugni con rapidità può colpire la con la stessa efficienza di un atleta più alto e nerboruto che si muove più lentamente.
Per raggiungere una buona forma l'atleta che si fa muscoli allenandosi coi pesi deve migliorare contemporaneamente la velocità e la flessibilità. Velocità, flessibilità e resistenza nel tempo unite alla forza possono assicurare ottimi risultati nella maggior parte delle discipline. L'atleta privo di queste qualità, che si affida unicamente alla propria forza, è simile al toro che insegue il matador senza successo nonostante la sua poderosa forza, assomiglia a un autocarro che da la caccia ad un coniglio.

Tratto da "Tao Of Jeet Kune Do"

Secondo principio: Velocità


Tipi di velocità:

1. Velocità di percezione. Capacità dell'occhio di cogliere le aperture e di scoraggiare l'avversario confondendolo e frenandolo.
2. Velocità mentale (prontezza di spirito). Capacità della mente di scegliere la mossa giusta per frustrare e contrattaccare l'avversario.
3. Velocità nell'introdurre l'azione. Partenza "economica" dalla posizione corretta e nello stato d'animo adeguato.
4. Velocità di esecuzione. Rapidità di movimento nell'attuazione della mossa scelta. Comporta un'effettiva velocità di contrazione muscolare.
5. Velocità nel cambiare direzione. Capacità di cambiare tattica nel bel mezzo dell'azione. Comporta controllo dell'equilibrio e della forza d'inerzia. (Adotta il picco lo atteggiamento fisico a ginocchia flesse).

Qualità capaci di migliorare la velocità:

1. Mobilità.
2. Scatto, elasticità.
3. Resistenza alla fatica (capacità di sopportazione + ottima forma).
4. Prontezza fisica e vigilanza psichica.
5. Immaginazione e fiuto.

La tensione generalizzata e le contrazioni muscolari non necessarie riducono la velocità e fanno sprecare energia.
Per costruire azioni coordinate, i cosiddetti blocchi, é indispensabile praticare esercizi atti ad accrescere le flessibilità e la destrezza del giuoco di mani e del lavoro di gambe. Molti lottatori non si rendono conto del fatto che la velocità dipende in forte misura dall'economia del movimento (buona forma e buona coordinazione). Quindi l'addestra mento meccanico costante (praticare l'attività) è essenziale. È utile anche un certo grado di stimolazione emozionale.
Boxare con la propria ombra (avversario fantasma) sviluppa in particolare l'agilità e la velocità. Sii sempre presente a te stesso. Pensa continuamente a quel che stai facendo. Immagina di avere davanti il tuo peggiore nemico, se ne hai uno, e dargliele di santa ragione. Cerca di immaginare le mosse che farà e bloccale nello stato d'animo del pugile che si batte in un incontro reale. lì pugilato con la propria ombra migliora il fiato e la velocità, sviluppa la fantasia, fa venire idee, consente di immaginare le mosse cui ricorrere al momento opportuno.
Forma economica e rilassamento accrescono la velocità. Il principiante deve vincere la tendenza naturale a darci troppo dentro, a sprecare energia, a picchiare forte e rapidamente per vincere subito. Quando si sforza di dare il massimo, di far vedere tutto ciò che si sa fare, valuta male le proprie capacità. Ne risulta uno sforzo generico in luogo del necessario sforzo specifico. La tensione generalizzata e le contrazioni muscolari non necessarie fungono da freno e fanno sprecare energia. lì corpo rende di più quando lo si lascia fare, che quando si cerca di guidano. Corre con la velocità che gli è propria il podista che non ha la sensazione che potrebbe correre più in fretta.

I fattori che sviluppano maggiormente la velocità sono:

Il riscaldamento preliminare, che riduce la viscosità e aumenta l'elasticità e la flessibilità adattando l'organismo a un ritmo fisiologico più sostenuto (aumento delle pulsazioni cardiache, dell'irrorazione, della pressione arteriosa e del ritmo respiratorio), il tono muscolare e la parziale contrazione preliminare, l'atteggiamento appropriato, la concentrazione, la riduzione della capacità di ricezione degli stimoli, che avvantaggia la velocità di percezione, e la riduzione dei movimenti da essa derivante che favorisce la rapidità dei modelli di reazione.
Se, dopo che il raggio (o l'arco) lungo dell'oscillazione di un lancio o di un colpo sferrato con movimento ellissoidale ha generato un impulso (momento dì forza), il raggio dell'arco viene accorciato bruscamente, la velocità aumenta senza che l'atleta aumenti lo sforzo. Si osserva questo effetto nell'ultima fase del lancio del martello (attrazione), all'arretramento contro la gamba avanzata del battitore nel baseball ecc. Si verifica lo stesso fenomeno (principio dell'accorciamento del braccio di leva) anche quando si assesta una frustata.
L'azione a modi frusta (o di molla che scatta) del corpo umano proiettato o lanciato è un fenomeno degno di nota.
Tale azione inizia con una spinta delle dita del piede, prosegue con l'estensione delle ginocchia e del tronco seguita dalla rotazione della spalla e dalla proiezione del braccio per culminare nello scatto dell'avambraccio, del polso e delle dita della mano. È tale che ogni segmento aggiunge la propria velocità a quella degli altri. Si sfrutta il principio dell'accorciamento del braccio di leva per accentuare le velocità particolari della frusta (o molla). La rotazione di ogni segmento intorno al proprio fulcro (articolazione) è velocissima, ma ogni segmento viene enormemente accelerato:
- perché ruota intorno a un fulcro già fortemente accelerato.
Quando si lancia una palla, quando l'avambraccio vie ne proiettato di scatto al di là del fulcro (gomito), nel gomito sono presenti tutte le velocità accumulate del corpo. Questo fenomeno si verifica nella maggior parte dei lanci a distanza o con traiettorie curvilinee. Il lottatore colpisce con i piedi; coi piedi fa partire l'impulso, il momento di forza. Un aspetto importante di questa azione di accelerazione multipla è l'introduzione più ritardata possibile dei singoli movimenti, che consente di sfruttare al massimo l'estrema accelerazione del fulcro. Il braccio deve arriva re tanto lontano che i muscoli del torace debbono venire stirati più che estesi. Lo scatto finale del polso viene ritardato il più possibile, ha luogo solo all'ultimo minuto, solo nell'istante che precede immediatamente lo scatto o, nel la lotta, l'impatto. Nel calcio il giocatore che colpisce il pallone prima che tocchi terra fa scattare il ginocchio e il piede all'ultimo momento, quando tocca il pallone o un'ombra prima di toccano. Questa è l'accelerazione dell'ultimo momento, che nel calcio è quella del bloccaggio attraverso il giocatore, nel pugilato quella del pugno attraverso il pugile. Il principio vuole che la massima accelerazione abbia luogo alla fine del contatto. Indipendentemente dalla distanza, la fase più veloce del movimento deve essere l'ultima. Riservare la massima accelerazione al momento del contatto è proficuo, tuttavia questo concetto non deve essere confuso, come spesso avviene, con l'idea che è bene muovere l'intero corpo solo all'ultimo momento, a con tatto avvenuto. Il principio del libero trasferimento della forza d'inerzia (impulso, momento di forza) di tutto il corpo solo all'ultimo istante può essere proficuo solo quando non compromette la velocità della mossa successiva.
La velocità è un fenomeno complesso. Comprende il tempo di coscientizzazione e il tempo di reazione. Più complessa è la situazione cui occorre reagire, più lenta sarà probabilmente la reazione. Da qui l'utilità delle finte.
L'atleta può migliorare la sua velocità imparando a focalizzare l'attenzione e ad assumere atteggiamenti preparatori adeguati. La sua velocità relativa è legata anche al grado di contrazione muscolare che è capace di raggiungere.
Governano la velocità determinati principi fisici: raggio accorciato per azione più rapida, arco più lungo per maggiore impulso, nel centrare il peso per velocità in rotazione, movimenti sequenziali ma concentrati per moltiplicare la velocità. Il problema che l'atleta deve risolvere a livello individuale è quale tipo di velocità sia più utile al suo metodo di lavoro.
"Spesso è più importante il momento in cui il colpo viene portato che non la velocità con cui viene sferrato". Bruce Lee!



Tratto da "Tao Of Jeet Kune Do"

venerdì 7 dicembre 2007

La base di ogni allenamento: Stretching

Lo Stretching di Bruce Lee
Raggiungere l'elasticità di Bruce Lee

Lo stretching è fondamentale in tutte le discipline. Particolarmente nella arti marziali ci permette ad esempio di poter calciare a tutte le distanze e in ogni istante. Ma i motivi per cui ci si allena nella flessibilità sono diversi:

1. Lo stretching completa la nostra preparazione atletica, infatti insieme alla resistenza muscolare e a quella cardiovascolare ci aiuta nella flessibilità muscolare.
2. Lo stretching, migliora l'atleta di arti marziali portandolo a maggiori prestazioni e sicurezza rispetto ad un atleta più legato.
3. Lo stretching riduce notevolmente il rischio di stiramenti muscolari. Infatti chi pratica arti marziali è meno soggetto a stiramenti o traumi poichè esegue sedute costanti di stretching.
4. Lo stretching è un buon metodo di riscaldamento, infatti se eseguito prima dell'allenamento ci da una maggiore coordinazione muscolare. Inoltre se viene eseguito anche dopo l'allenamento è un buon sistema di recupero
.

Bruce Lee era caratterizzato oltre che da una grande velocità, anche da una grande elesticità.
Per raggiungere buoni risultati è importante eseguire costantemente sedute di stretching. La riuscita di uno stretching costante molte volte varia da persona a persona, infatti non tutti possiedono la stessa elasticità muscolare e quindi anche i risultati non sono per tutti uguali..
Bruce Lee era solito effettuare lo stretching tutti i giorni, ad esempio anche mentre lavorava nei set cinematografici era solito effettuare una seduta tra una pausa e l'altra.
Alcuni punti importanti per effettuare un buon corso di stretching:



1. Se possibile effettuare stretching tutti i giorni;
2. Negli esercizi è fondamentale la progressione, cioè non arrivare subito al massimo delle nostre capacità;
3. E' buona norma fare stretching per tutte le parti del corpo;
4. Negli esercizi trovate la vostra soglia di dolore e cercati il rilassamento, mantenete le posizione dai 20 ai 30 secondi, la soglia massima che si può raggiungere è di un minuto.
5. Cercate di far diventare lo stretching un esercizio abituale sia prima che dopo l'allenamento.
Seguendo queste regole è possibili raggiungere buoni risultati, potrete notare i vostri miglioramenti nella flessibilità e sopratutto un miglioramento delle performance nelle arti marziali
Luigi Clemente

martedì 4 dicembre 2007

Bruce Lee: Un fisico da Maestro


Un altro articolo di cui mi accingo a parlarvi che dobbiamo assolutamente capire, riguarda l'abilità ed il modo, con cui Bruce Lee costruì il suo corpo.
Molte persone, tra cui molti atleti, si sono ispirati a Bruce Lee, in virtù del fatto che Egli non solo fosse un atleta marziale eccezionale, ma possedeva un abilità fisica fuori dal comune.
So cosa pensano molte persone riguardo al fantastico corpo che possedeva. Alcuni maestri di Arti Marziali, hanno sempre sostenuto che nessuno poteva raggiungere simili risultati a quelli di Bruce Lee, perchè nessuno di noi era stato dotato da madre natura, questo discorso va contro il principio e la filosofia di Bruce Lee.
Ognuno di noi, ha delle qualità e, delle potenzialità che possiamo sfruttare per diventare persone di qualità, sia come atleti, sia di altro genere di attività. Questi geni, fanno parte di tutta la specie umana. Quindi ciò che Bruce Lee possedeva di quel corpo fantastico, non era stato dotato da madre natura, ma Egli fu molto bravo a costruirselo, lavorando sodo e allenandosi molto duramente.
Questo ragazzi miei, ci fa comprendere la natura dell'essere umano.
Ogni essere umano ha di per sè, qualità che può sviluppare e migliorare, ma solo se ha la forza di volontà per farlo.
Bruce Lee creò con gli anni di esperienza, programmi di allenamento sempre più efficaci, per poter avere il miglior risultato, senza sprecare neanche un solo istante del suo tempo.
Era molto sciolto ed elastico, grazie al suo programma speciale di stretching, di sollevamento pesi e di altri strumenti che Egli utilizzava per migliorare le sue qualità di lottatore e di Artista.
Come Bruce Lee stesso disse: "Molti non ci crederanno, ma io ho trascorso ore a perfezionare ogni cosa che facevo", ed è proprio così.
Ognuno di noi deve trovare il metodo migliore, per poter migliorare in tutti gli aspetti e, solo se sarete disposti a lavorare sodo potrete arrivare alla massima espressione di voi stessi.
Cercherò più in là di darvi degli spunti, su ciò che potrebbe aiutarvi a migliorare la vostra condizione fisica, attraverso un programma speciale di allenamento che ho costruito per me.
Ovviamente, prenderete da questo programma, quello che più vi sarà utile e, dopo toccherà a voi decidere come andare avanti.


Luigi Clemente

venerdì 2 novembre 2007

Pensieri di Bruce Lee




La volontà di riuscire - E' la volontà che fa gli uomini: il successo richiede perseveranza.


La volontà di fare - La mia volontà di fare sorge dalla consapevolezza che IO POSSO AGIRE. Cerco solo di essere naturale, perchè nella mia mente non esistono ne paure ne dubbi.

La corte suprema della mente - La forza di volontà è la corte suprema che governa tutti i settori della mia mente: la eserciterò quotidianamente quando avrò bisogno di entrare immediatamente in azione per un qualsiasi scopo, e formerò delle abitudini al fine di farla entrare in azione almeno una volta al giorno.
Chi dimostra una volontà accondiscendente gode di un quieto benessere, leggero come una piuma; una quiete, un ritrarsi dall'azione, un'apparenza di incapacità di fare (il cuore è umile, ma l'opera è energica). Placidamente liberi dall'ansia, si agisce in armonia con la natura, ci si muove continuamente in linea con tutta la creazione.

La volontà di vincere - L'attitudine "vincerai se lo vuoi con tutte le tue forze" significa che la volontà di vincere è continua e che nessuna punizione, nessuno sforzo, nessuna condizione sono troppo "duri" da sopportare in vista della vittoria. Una tale attitudine può essere sviluppata solo se la vittoria è strettamente legata agli ideali e ai sogni del praticante. L'esperienza mostra che un atleta che si spinge fino ai propri limiti può continuare ad andare avanti fino a quando è necessario: ciò significa che lo sforzo normale non attinge a quell'enorme deposito di energia di riserva che è latente nel corpo umano, e non è in grado di liberarla. Uno sforzo straordinario, condizioni estremamente intense, un'autentica determinazione di vincere a tutti i costi libereranno questa energia in più. Quindi, un atleta è veramente stanco come si sente, ma se è deciso a vincere può continuare quasi all'infinito per raggiungere il suo obiettivo.

L'eroe è un uomo determinato - Che cosa significa determinato? Non significa forse "avere una volontà propria"? L'istinto del gregge richiede adattamento e subordinazione, ma l'umanità eleva ai più alti onori non il mansueto, o il pusillamine, il pigro, ma proprio l'uomo determinato, l'eroe.

Essere determinati - Che cosa significa essere determinati? Cielo, non significa soprattutto sapere che davvero si è padroni della propria anima, maestri della propria vita? Ora, cos'è che provoca una tale realizzazione, generando di conseguenza un cambiamento nella propria attitudine? ESSERE AUTENTICI. ACCETTARE LA RESPONSABILITA' DI SE STESSI.


Vivere davvero - Vivere davvero è vivere per gli altri.

Tratto da "Pensieri che colpiscono di Bruce Lee"

By Luigi Clemente

martedì 11 settembre 2007

Le persone certificate da Bruce Lee


La maggior parte delle persone, che hanno avuto più o meno a che fare con il Jeet Kune Do credono che, tutti gli studenti di Bruce Lee siano stati certificati con l'intento di insegnare JKD, ma non è del tutto vero.

Tuttavia dare spiegazioni più chiare su chi sia stato certificato da Bruce Lee può aiutare la gente ad eliminare tale confusione.


Bruce Lee negli Stati Uniti aprì tre palestre: una a Seattle (1964), una ad Okland (1966) ed una a Los Angeles (1967).


Spostandosi da una località all'altra , Bruce non poteva gestire da solo tutte e tre le palestre, così impiegò i suoi studenti più preparati. A Seattle Taky Kimura che fu uno degli studenti più dotati; ciò che Taky imparò in quel periodo da Bruce Lee era sostanzialmente Wing Chun; mentre ad Okland mise James Yimm Lee. Non essendo ancora stato creato il termine JKD, anche James Lee imparò il Wing Chun.


La svolta decisiva, avvenne a Los Angeles nel 1967, anno in cui Bruce Lee cominciò a riferirsi alla sua Arte con un nome nuovo. Non per altro fu l'anno che Bruce Lee attribuì il nome Jeet Kune Do alla sua arte.

Solamente due studenti di Bruce Lee furono certificati per insegnare il Jeet Kune Do e, questi furono: Dan Inosanto e Ted Wong.


Tuttavia egli, non designò mai un successore per portare avanti il Jeet Kune Do, perchè di certo non sapeva che sarebbe morto così giovane.
La cosa certa, e che nel febbraio del 1970 Bruce Lee, decise di chiudere tutte e tre le sue palestre, perchè egli disse una volta:
"ho voluto che tutte e tre le mie palestre fossero chiuse come voi saprete, ed insegno privatamente perchè non credo nelle scuole" Bruce Lee


Luigi Clemente

lunedì 10 settembre 2007

L'allenamento e le qualità di un artista marziale


La velocità

Tipi di velocità:

1. Velocità di percezione. Capacità dell'occhio di cogliere le aperture e di scoraggiare l'avversario confondendolo e frenandolo.
2. Velocità mentale (prontezza di spirito). Capacità della mente di scegliere la mossa giusta per frustrare e contrattaccare l'avversario.
3. Velocità nell'introdurre l'azione. Partenza "economica" dalla posizione corretta e nello stato d'animo adeguato.
4. Velocità di esecuzione. Rapidità di movimento nell'attuazione della mossa scelta. Comporta un'effettiva velocità di contrazione muscolare.
5. Velocità nel cambiare direzione. Capacità di cambiare tattica nel bel mezzo dell'azione. Comporta controllo dell'equilibrio e della forza d'inerzia. (Adotta il picco lo atteggiamento fisico a ginocchia flesse).

Qualità capaci di migliorare la velocità:

1. Mobilità.
2. Scatto, elasticità.
3. Resistenza alla fatica (capacità di sopportazione + ottima forma).
4. Prontezza fisica e vigilanza psichica.
5. Immaginazione e fiuto.

La tensione generalizzata e le contrazioni muscolari non necessarie riducono la velocità e fanno sprecare energia.
Per costruire azioni coordinate, i cosiddetti blocchi, é indispensabile praticare esercizi atti ad accrescere la flessibilità e la destrezza del giuoco di mani e del lavoro di gambe. Molti lottatori non si rendono conto del fatto che la velocità dipende in forte misura dall'economia del movimento (buona forma e buona coordinazione). Quindi l'addestramento meccanico costante (praticare l'attività) è essenziale. È utile anche un certo grado di stimolazione emozionale.
Boxare con la propria ombra (avversario fantasma) sviluppa in particolare l'agilità e la velocità. "Sii sempre presente a te stesso". Pensa continuamente a quel che stai facendo. Immagina di avere davanti il tuo peggiore nemico, se ne hai uno, e dagliele di santa ragione. Cerca di immaginare le mosse che farà e bloccale nello stato d'animo del pugile che si batte in un incontro reale. Il pugilato con la propria ombra migliora il fiato e la velocità, sviluppa la fantasia, fa venire idee, consente di immaginare le mosse cui ricorrere al momento opportuno.
Forma economica e rilassamento accrescono la velocità. Il principiante deve vincere la tendenza naturale a darci troppo dentro, a sprecare energia, a picchiare forte e rapidamente per vincere subito. Quando si sforza di dare il massimo, di far vedere tutto ciò che sa fare, valuta male le proprie capacità. Ne risulta uno sforzo generico in luogo del necessario sforzo specifico. La tensione generalizzata e le contrazioni muscolari non necessarie fungono da freno e fanno sprecare energia. lì corpo rende di più quando lo si lascia fare, che quando si cerca di guidarlo. Corre con la velocità che gli è propria il podista che non ha la sensazione che potrebbe correre più in fretta.


I fattori che sviluppano maggiormente la velocità sono:

il riscaldamento preliminare, che riduce la viscosità e aumenta l'elasticità e la flessibilità adattando l'organismo a un ritmo fisiologico più sostenuto (aumento delle pulsazioni cardiache, dell'irrorazione, della pressione arteriosa e del ritmo respiratorio) il tono muscolare e la parziale contrazione preliminare, l'atteggiamento appropriato,la concentrazione, la riduzione della capacità di ricezione degli stimoli, che avvantaggia la velocità di percezione, e la riduzione dei movimenti da essa derivante che favorisce la rapidità dei modelli di reazione.
Se, dopo che il raggio (o l'arco) lungo dell'oscillazione di un lancio o di un colpo sferrato con movimento ellissoidale ha generato un impulso (momento dì forza), il raggio dell'arco viene accorciato bruscamente, la velocità aumenta senza che l'atleta aumenti lo sforzo. Si osserva questo effetto nell'ultima fase del lancio del martello (attrazione), all'arretramento contro la gamba avanzata del battitore nel baseball ecc. Si verifica lo stesso fenomeno (principio dell'accorciamento.del braccio di leva) anche quando si assesta una frustata.
L'azione a mo di frusta (o di molla che scatta) del corpo umano proiettato o lanciato è un fenomeno degno di nota.
Tale azione inizia con una spinta delle dita del piede, prosegue con l'estensione delle ginocchia e del tronco seguita dalla rotazione della spalla e dalla proiezione del braccio per culminare nello scatto dell'avambraccio, del polso e delle dita della mano. È tale che ogni segmento aggiunge la propria velocità a quella degli altri. Si sfrutta il principio dell'accorciamento del braccio di leva per accentuare le velocità particolari della frusta (o molla). La rotazione di ogni segmento intorno al proprio fulcro (articolazione) è velocissima, ma ogni segmento viene enormemente accellerato:
- perché ruota intorno a un fulcro già fortemente accelerato.
Quando si lancia una palla, quando l'avambraccio viene proiettato di scatto al di là del fulcro (gomito), nel gomito sono presenti tutte le velocità accumulate del corpo. Questo fenomeno si verifica nella maggior parte dei lanci a distanza o con traiettorie curvilinee. Il lottatore colpisce con i piedi; coi piedi fa partire l'impulso, il momento di forza. Un aspetto importante di questa azione di accelerazione multipla è l'introduzione più ritardata possibile dei singoli movimenti, che consente di sfruttare al massimo l'estrema accelerazione del fulcro. Il braccio deve arrivare tanto lontano che i muscoli del torace debbono venire stirati più che estesi. Lo scatto finale del polso viene ritardato il più possibile, ha luogo solo all'ultimo minuto, solo nell'istante che precede immediatamente lo scatto o, nel la lotta, l'impatto. Nel calcio il giocatore che colpisce il pallone prima che tocchi terra fa scattare il ginocchio e il piede all'ultimo momento, quando tocca il pallone o un'ombra prima di toccano. Questa è l'accelerazione dell'ultimo momento, che nel calcio è quella del bloccaggio attraverso il giocatore, nel pugilato quella del pugno attraverso il pugile. Il principio vuole che la massima accelerazione abbia luogo alla fine del contatto. Indipendentemente dalla distanza, la fase più veloce del movimento deve essere l'ultima. Riservare la massima accelerazione al momento del contatto è proficuo, tuttavia questo concetto non deve essere confuso, come spesso avviene, con l'idea che è bene muovere l'intero corpo solo all'ultimo momento, a contatto avvenuto. Il principio del libero trasferimento della forza d'inerzia (impulso, momento di forza) di tutto il corpo solo all'ultimo istante può essere proficuo solo quando non compromette la velocità della mossa successiva.
La velocità è un fenomeno complesso. Comprende il tempo di coscientizzazione e il tempo di reazione.

Più complessa è la situazione cui occorre reagire, più lenta sarà probabilmente la reazione.

Da qui l'utilità delle finte.
L'atleta può migliorare la sua velocità imparando a focalizzare l'attenzione e ad assumere atteggiamenti preparatori adeguati. La sua velocità relativa è legata anche al grado di contrazione muscolare che è capace di raggiungere.
Governano la velocità determinati principi fisici: raggio accorciato per azione più rapida, arco più lungo per maggiore impulso, centramento del peso per velocità in rotazione, movimenti sequenziali ma concentrati per moltiplicare la velocità. Il problema che l'atleta deve risolvere a livello individuale è quale tipo di velocità sia più utile al suo metodo di lavoro.
"Spesso è più importante il momento in cui il colpo viene portato che non la velocità con cui viene
sferrato" Bruce Lee
Coordinazione

In tutti gli sport il fattore più importante ai fini dell'efficienza è sotto tutti i punti di vista, la coordinazione. Essa consente all'atleta di concentrare nell'esecuzione di un movimento tutto il potenziale e tutte le capacità di cui dispone.
Prima di eseguire i movimenti occorre modificare la tensione muscolare di entrambe le facce delle articolazioni in causa. La buona coordinazione del lavoro muscolare è uno dei fattori responsabili della velocità, della resistenza nel tempo (durata), della potenza, dell'agilità e della precisione in tutte le discipline atletiche.
L'eccessiva tensione dei muscoli antagonisti agisce da freno e quindi rallenta, inibisce l'azione, fa sprecare energia e perciò affatica l'atleta prematuramente. Quando deve eseguire un altro movimento, che esige un diverso grado di intensità, di carico, di sollecitazione, di ripetizione e di durata(resistenza nel tempo), deve adottare un altro modello di 'aggiustamento neurofisiologico' completamente nuovo. Quindi la fatica che avverte quando compie i nuovi movimenti non dipende solo dall'uso dei muscoli diversi, ma anche dall'azione di frenaggio esercitata dai muscoli antagonisti e dovuta alla cattiva coordinazione.
Il principiante è teso, esegue movimenti esageratamente ampi e tradisce lo sforzo. L'atleta, individuo raro, sembra avere il dono di praticare con facilità qualsiasi disciplina, nuova o non nuova per lui. Per facilità si intende la capacità di eseguire le azioni contraendo pochissimo i muscoli antagonisti. Questa qualità è presente in diversa misura negli atleti, ma può venir migliorata da tutti.

Perciò si acquista la capacità di coordinare i movimenti addestrando il sistema nervoso, non i muscoli.
La principale caratteristica dell'atleta esperto è la facilità con cui si muove anche durante lo sforzo massimo.

L'atlete che si muove in modo goffo, che sembra non trovare mai la distanza giusta, che calcola di continuo, che non riesce mai a raggiungere l'avversario, che fa sempre trapelare le sue intenzioni, manca sopratutto di coordinazione.
L'atleta ben coordinato si muove con grazia e fluidità, sembra che entri ed esca nell'azione slittando, col minimo sforzo e massima astuzia. Agisce tempestivamente perché i suoi movimenti sono ritmici al punto che riesce ad imporre all'avversario un ritmo complementare, ritmo che può spezzare a proprio vantaggio grazie al perfetto controllo dei propri muscoli. Sembra sicuro di quel che fa, sicuro della vittoria, con fiducia in se stesso.
I muscoli non si governano da se. Il modo in cui operano, e di conseguenza l'efficacia delle loro prestazioni, dipende esclusivamente dal modo in cui li guida il sistema nervoso. Quando un movimento viene eseguito male significa che il sistema nervoso ha inviato gli impulsi ai muscoli sbagliati, o fuori tempo(una frazione di secondo prima o dopo il momento giusto) o in successione sbagliata.
Quando un movimento viene eseguito bene significa che il sistema nervoso è stato bene addestrato, per cui invia gli impulsi ai muscoli facendoli contrarre esattamente nella frazione di secondo in cui si debbano contrarre e contemporaneamente non li invia ai muscoli antagonisti, che quindi sono rilassati. Quando sono ben coordinati, gli impulsi possiedono l'intensità necessaria e cessano esattamente nella frazione di secondo che non sono più necessari.
Il passaggio da un lavoro muscolare non coordinato all'acquisizione della massima perfezione è un processo evolutivo che ha luogo nel sistema nervoso. Psicologi e biologi ci informano che i miliardi di cellule del sistema nervoso non sono fra loro in rapporto diretto, ma le fibre di una cellula cerebrale sono tanto vicine a quelle delle altre che gli impulsi passano dalle une alle altre per induzione. Il punto in cui l'impulso passa da una cellula all'altra è detto sinapsi. La teoria delle sinapsi spiega perché un lattante che quando vede una palla compie movimenti del tutto incoordinati, da grande può diventare un ottimo calciatore.
Si raggiunge la coordinazione con l'esercizio, creando i giusti collegamenti necessari nel sistema nervoso. Occorre acquistare precisione. L'esercizio rafforza i collegamenti che hanno luogo in determinate azioni e rende l'azione successiva più facile, più sicura e più pronta. Mentre ovviamente, l'insufficiente allenamento tende ad indebolire i collegamenti formatisi e rende l'azione successiva più difficile e meno sicura(esercizio continuo!). Quindi possiamo raggiungere la coordinazione solo eseguendo realmente mosse che desideriamo imparare a compiere. Si impara unicamente agendo o reagendo. Quando si acquista coordinazione, quando si sono formati i necessari collegamenti, le azioni diventano sommamente economiche e l'atleta consuma soltanto l'energia indispensabile.

Diventa campione l'atleta che possiede una coordinazione di prontezza. Essa fa si che l'atleta affronti con piacere anche gli esercizi più noiosi. Più l'atleta è allenato più soddisfazione prova nel rispondere; meno è allenato, meno sarà pronto.

IMPORTANTE: Quando sei stanco, non fare movimenti complessi, sofisticati; si trasformerebbero in movimenti grossolani; lo sforzo da specifico diventerebbe generico. Ricorda, tendono a subentrare movimenti sbagliati e perdi il vantaggio raggiunto. Quindi esegui movimenti di grande precisione solo quando non sei stanco. Quando sopraggiunge la stanchezza, passa ai movimenti poco sofisticati, che sviluppano la capacità di durata nel tempo.

Precisione

Precisione significa accuratezza nei movimenti, cioè esattezza nel proiettare la forza.
La precisione consiste in movimenti controllati che debbono essere eseguiti col minimo dispendio di forza.
Il risultato dev'essere raggiunto col minimo sforzo possibile.
Si può acquisire precisione solo con l'esercizio. Il discorso vale sia per il principiante che per l'atleta esperto.
Per apprendere un movimento in modo perfetto impara ad eseguirlo prima con precisione e velocità, poi con la velocità e forza.
Per acquisire precisione lo specchio è un ausilio indispensabile perchè consente il costante controllo della situazione, della posizione delle mani e della tecnica.


La potenza
Risulta precisa soltanto la manovra eseguita dall'atleta che non perde l'equilibrio. La base, il corpo dell'atleta, deve essere tanto forte da rimanere perfettamente bilanciata durante l'azione.
Perché il corpo risulti potente è necessario che al momento giusto ai muscoli in causa arrivino impulsi nervosi capaci di far contrarre un numero di fibre sufficiente ai muscoli antagonisti impulsi inibitori atti a ridurne la resistenza. Ciò rende ottimali l'efficienza e la forza (potenza).
Quando deve affrontare una situazione che non gli è famigliare l'atleta tende a mobilitare eccessivamente le forze muscolari, a compiere uno sforzo superiore al necessario. E' mancanza di se da parte del sistema riflesso neuromuscolare, deputato alla coordinazione.
E' potente non l'atleta forte, ma quello che sa usare la forza con rapidità. Poiché la potenza è il prodotto della forza per la velocità, accresce la propria potenza l'atleta che impara ad eseguire i movimenti rapidamente, anche se la capacità contrattile dei suoi muscoli rimane immutata. Perciò un l'atleta di bassa statura capace di assestare calci e pugni con rapidità può colpire l'avversario con la stessa efficienza di un atleta più alto e nerboruto che si muove più lentamente.
Per raggiungere una buona forma l'atleta che si fa muscoli allenandosi coi pesi deve migliorare contemporaneamente la velocità e la flessibilità. Velocità, flessibilità e resistenza nel tempo unite alla forza possono assicurare ottimi risultati nella maggior parte delle discipline. L'atleta privo di queste qualità, che si affida unicamente alla propria forza, è simile al toro che insegue il matador senza successo nonostante la sua poderosa forza, assomiglia a un autocarro che da la caccia ad un coniglio.

Lo stretching

Lo stretching è fondamentale in tutte le discipline. Particolarmente nella arti marziali ci permette ad esempio di poter calciare a tutte le distanze e in ogni istante. Ma i motivi per cui ci si allena nella flessibilità sono diversi:

Lo stretching completa la nostra preparazione atletica, infatti insieme alla resistenza muscolare e a quella cardiovascolare ci aiuta nella flessibilità muscolare.
Lo stretching, migliora l'atleta di arti marziali portandolo a maggiori prestazioni e sicurezza rispetto ad un atleta più legato.
Lo stretching riduce notevolmente il rischio di stiramenti muscolari. Infatti chi pratica arti marziali è meno soggetto a stiramenti o traumi poichè esegue sedute costanti di stretching.
Lo stretching è un buon metodo di riscaldamento, infatti se eseguito prima dell'allenamento ci da una maggiore coordinazione muscolare. Inoltre se viene eseguito anche dopo l'allenamento è un buon sistema di recupero. Tipico esempio di una buona flessibilità muscolare.
Bruce Lee in azione mentre sferra una calcio al viso di "Jabbar" Kareem Abdul nel film L'ultimo Combattimento di Chen

Bruce Lee era caratterizzato oltre che da una grande velocità, anche da una grande elesticità.
Per raggiungere buoni risultati è importante eseguire costantemente sedute di stretching. La riuscita di uno stretching costante molte volte varia da persona a persona, infatti non tutti possiedono la stessa elasticità muscolare e quindi anche i risultati non sono per tutti uguali..
Bruce Lee era solito effettuare lo stretching tutti i giorni, ad esempio anche mentre lavorava nei set cinematografici era solito effettuare una seduta tra una pausa e l'altra.
Alcuni punti importanti per effettuare un buon corso di stretching:
Se possibile effettuare stretching tutti i giorni;
Negli esercizi è fondamentale la progressione, cioè non arrivare subito al massimo delle nostre capacità.

E' buona norma fare stretching per tutte le parti del corpo;
Negli esercizi trovate la vostra soglia di dolore e cercate il rilassamento, mantenete le posizione dai 30 ai 90 secondi;
Cercate di far diventare lo stretching un esercizio abituale sia prima che dopo l'allenamento.
Seguendo queste regole è possibile raggiungere buoni risultati, potrete notare i vostri miglioramenti nella flessibilità e soprattutto un miglioramento delle performance in ambito marziale.




Luigi Clemente

Lo scopo di un guerriero


L'obiettivo dell'allenamento
Bruce lee era convinto che ogni nuovo giorno corrispondesse ad un'opportunità irripetibile per migliorarsi: "A dire il vero, ogni giorno nasconde una nuova rivelazione o una nuova scoperta che posso raggiungere".L'obiettivo di un nostro determinato giorno potrebbe essere spirituale o solamente fisico, nel senso di riuscire a realizzare qualcosa con il nostro corpo che prima non eravamo in grado di fare, come potrebbe essere ad esempio effettuare un certo tipo di calcio o imprimere una maggiore forza d'urto al nostro pugno utilizzando al meglio il moto dei fianchi e i muscoli delle spalle.Il miglioramento in uno qualsiasi di questi campi ci porta a metterci in contatto con un tipo di conoscenza che risiede già in noi: Bruce Lee immaginava che dentro a ciascuno di noi si celasse un "artista della vita", che per motivi di condizionamento o classificazione sociale, non è sempre in grado di manifestarsi pienamente. E' questo il mondo al quale Bruce Lee si riferiva quando parlava di regno spirituale: scoprire qualcosa che risiede nei meandri più profondi dell'essere umano: "Dopo tutto, qualsiasi tipo di conoscenza implica una conoscenza di se stessi". Fedele a questa sua concezione Bruce Lee si svegliava ogni mattina con un forte desiderio di ampliare la sua conoscenza. Il suo obiettivo era quello di diventare più forte, più veloce, più flessibile e usare la respirazione (capacità aerobica) nel modo più efficace.
Esempi di allenamento di Bruce Lee
Qui di seguito è riportata una traduzione riadattata di alcune pagine provenienti direttamente dal diario personale di Bruce Lee:


· Martedì10 (mattino) - 500 pugni.11 (mattino) - addominali:a) elevazioni laterali (obliqui) - 5 serie.b) elevazioni gambe - 5 serie.c) addominali - 5 serie.12 (pomeriggio) - Avambraccio/polso (isometrici).3:45 (pomeriggio) - Correre.4:30 (pomeriggio) - guardie (posizioni).esercizi isometrici da seduto 2 serie.500 pugni.350 jab di dita.esercizi isometrici da seduto 2 serie.9:30 (pomeriggio) - allenamento al sacco da boxe (overhand).500 pugni al sacco.


· Mercoledì10:55 a 12:05 (mattino) - Flessibilità alla sbarra (di fronte e di lato).esercizi per la braccia alla macchina.addominali e salto con la corda - 4 serie.12:15 (pomeriggio) - Addominali.a) elevazioni frontali - 5 serie. b) elevazioni laterali (obliqui) - 5 serie.c) addominali - 5 serie. 1:45 (pomeriggio) - 400 pugni (con le nocche centrali).jab di dita - 4 serie.avambraccio/polso (isometrici).Guardie (posizioni).Esercizi isometrici da seduto.2:40 (pomeriggio) - Esercizi isometrici da seduto - 2 serie.3:30 (pomeriggio) - Corsa.


· Giovedì12:40 (pomeriggio):1) addominali 5 serie.2) elevazioni laterali (obliqui) - 5 serie.3) elevazioni frontale - 5 serie.salto con la corda - 5 serie.sacco leggero (uno, due) - 3 serie.sacco pesante (overhand) - 3 serie.3:20 (pomeriggio) - Esercizi isometrici da seduto.Avambraccio/polso (isometrici) guardie (posizioni).Esercizi isometrici da seduto.3:45 (pomeriggio) - Corsa (per riposare le nocche per un giorno).5:30 (pomeriggio) - Allenamento di Kung Fu.


· Venerdì11:00 - 500 pugni.9:00 (pomeriggio) - Addominali.a) elevazione laterale (obliqui) - 5 serie.b) elevazione frontale - 5 serie.c) addominali - 5 serie.Avambraccio/polso isometrici.Guardie (posizioni).Esercizi isometrici da seduto 2 serie.Allungamenti delle gambe alla sbarra.1) frontali.2) laterali.3) con le ginocchia all'esterno.Supplemento di 500 pugni. Totale 1000 pugni.


Conclusioni

Allenamenti come questo erano normali nei diari di Bruce Lee: gli insegnarono molto sulle potenzialità del suo fisico. Scrivendo questi orari nel suo diario, egli aveva difatti una visione d'insieme del suo continuo "viaggio nelle arti marziali" il cui obiettivo era lo sviluppo della sua persona in tre livelli: fisico, mentale e spirituale, ogni livello che riusciva a superare gli serviva non solo come limite ma anche come un trampolino dal quale spingersi fino a traguardi più alti.Come in qualsiasi lungo viaggio in cui non si ha a disposizione una cartina che indichi il cammino, Bruce Lee si rese conto che, per non perdersi per la via errata, doveva evitare di commettere gli stessi errori due volte. Per ottenere ciò doveva documentare i propri metodi di allenamento, studiando i dati del suo diario, cercando progressi o mancanze e infine imparando a interpretare e utilizzare tutte queste informazioni per poter migliorare i suoi percorsi (o lasciare i vecchi e iniziarne altri totalmente nuovi) per poter così raggiungere il suo scopo: "Se Tu sei arrivato a dominare un sistema di Kung Fu (nel senso cinese della parola "tempo-sforzo") dopo averlo dominato, devi abbandonarlo e incamminarti su di un livello superiore. Non aggrapparti a quello che hai. E' come una barca su cui attraversi un fiume. Una volta raggiunta l'altra riva, non mettertela sulle spalle, semplicemente vai avanti".

Luigi Clemente

La vita di Bruce Lee


BRUCE LEE nacque a San Francisco (USA) il 27 novembre 1940. Fece ritorno ad Hong Kong con i suoi genitori all'età di 3 mesi. Durante gli anni trascorsi ad Hong Kong, sino all'età di 18 anni, età in cui partì alla volta dell'America, egli prese parte ad un totale di 18 film. Dopo un periodo trascorso a San Francisco, Lee si stabilì a Seattle dove si iscrisse alla facoltà di Filosofia all'Università di Washington. Bruce pubblicò il suo primo libro, intitolato "Chinese Gung Fu: The filosofical art of self defence" nel 1963.Dopo numerose ricerche sulle scienze umane della kinesiologia e filosofia, Bruce Lee iniziò a sviluppare il proprio metodo di self defence, predicando per la prima volta nella storia delle arti marziali, la libertà incondizionata di espressione della pratica del singolo individuo.Come risultato diretto della sua personale applicazione di queste ricerche, egli emerse rapidamente come il principale artista marziale della sua generazione ed arrivò ad aprire tre sue scuole situate in Seattle, Oakland e Los Angeles. Nel 1964 si sposò con l'americana Linda Emery, conosciuta come sua studentessa di gung Fu nella palestra di Seattle. Dalla loro unione nacquero due figli: Brandon Bruce Lee (1° Febbraio 1965 - 1993) e Shannon Emery Lee (19 Aprile 1969).Dopo una particolare ed elettrizzante dimostrazione al torneo di Karate di Long Beach nel 1964, a Bruce venne offerta una parte nel ruolo di Kato nella serie televisiva: "Il Calabrone Verde" (The Green Hornet). Il successo dello show diede a Bruce Lee un sostanziale seguito di ammiratori e, dopo un periodo speso tra l'occupazione di attore ed insegnante di arti marziali, egli accettò una offerta arrivatagli da Hong Kong per il ruolo di attore principale in due film di azione-arti marziali. Grande fortuna ebbero questi primi due film che praticamente superarono gli incassi di qualsiasi altro film proiettato precedentemente in tutto il sud-est asiatico. Era nata una nuova stella dei film d'azione...Parallelamente Bruce dedico tutto il suo tempo libero ai propri studi sul combattimento reale e non racchiuso da dogmi o stili e predicando la libertà di esprimere se stessi onestamente, senza nascondersi dietro a riti o risposte classiche che rendevano lo stile o sistema più importante del singolo individuo. Il suo impegno nello studio e nella sperimentazione, sfociò gradualmente in ciò che ancora oggi é conosciuto come:

Jeet Kune Do
"The Way of the intercepting fist"
"La Via del pugno che intercetta"



Bruce Lee terminò il suo cammino su questa terra all'età di 32 anni, il 20 Luglio 1973 ad Hong Kong, causa ufficiale una ipersensibilità ad alcuni ingredienti contenuti in un analgesico che gli causarono un terribile edema cerebrale...Nonostante la sua dipartita, Bruce Lee continua ad ispirare numerose persone e praticanti di arti marziali, ed ha aperto, per il mondo della celluloide, una nuova strada per la realizzazione dei film d'azione.


Luigi Clemente

Sportale in Tour - Speciale Jeet Kune Do - Puntata 6 - Sparring

In quest'ultimo episodio dello speciale dedicato al JKD, lo dedichiamo allo sparring. Come lo stesso Bruce Lee affermava: "Il modo...