lunedì 11 aprile 2016

Foto del Seminario - Davide Gardella in azione






Seminario Nazionale TWJKD Puglia

Finalmente dopo tre anni di assenza, abbiamo avuto l’onore di ospitare nella nostra città di Bari, il rappresentante italiano di Ted Wong; Davide Gardella. Il seminario si è svolto presso la palestra Iron Gym sabato 2 Aprile con studenti sia di Bari, che di Lecce.

Il seminario è cominciato alle 10:00 del mattino con una buona preparazione fisica, seguita da riscaldamento generale, stretching, potenziamento muscolare e quant’altro. Prima di cominciare il programma di base dello stage, il M° Davide ha fatto lavorare i ragazzi sulla meccanica dei calci e sulla loro esecuzione. Il calcio più utilizzato nel JKD è quello a gancio, perchè è quello che scopre meno, può entrare dappertutto e inoltre non espone molti rischi alla linea centrale. Il caricamento (burst) permette di portare il ginocchio direttamente sul bersaglio e al tempo stesso calciare velocemente e tornare in guardia il più velocemente possibile.

Dopo di ciò, il M° Davide ha esposto alcuni fondamenti del JKD come il footwork; elemento essenziale nel jkd per controllare la distanza. Davide ha spiegato i meccanismi essenziali per rendere le tecniche esplosive. Infatti, Sifu Ted Wong, spiega Davide, si muoveva molto usando il bacino. Questo gli consentiva di spostarsi in tutte le direzioni e in ogni movimento, la testa e il busto si muovevano per primo, i piedi erano l’ultima fase del movimento. Questo permette al praticante di essere elusivo, di controllare meglio i movimenti e di colpire l’avversario col minimo sforzo.

Dopo il footwork, il M° Davide ha spiegato il nucleo fondamentale del diretto con la mano avanzata, il cross ed il gancio. Queste tecniche sono fondamentali per il JKD, ma ancora di più lo è il diretto. Sappiamo tutti la meccanica del diretto destro, perciò mi soffermo solamente negli esercizi. Abbiamo lavorato ai focus con un compagno, cercando di colpire il bersaglio prima senza passo a spinta (push off) e dopo con il passo. Questo per imparare a capire il meccanismo della distanza, la mano che si muove prima, la rotazione corretta del bacino e solo nella parte finale, l’atterraggio dei piedi. Abbiamo lavorato sul diretto con passo indietro; quando l’avversario avanza, è molto difficile colpire con il diretto perchè non ho tempo e non ho spazio sufficiente, quindi cerco di sfruttare la distanza a mio vantaggio e colpisco l’avversario mentre fa egli un passo in avanti. Questo mi permette di correggermi e di tornare nella misura giusta per contrattaccare a mia volta.

Dopodichè abbiamo lavorato sul colpo d’arresto (elemento importantissimo nel JKD) per imparare a colpire nel momento giusto. Bruce Lee aveva questa capacità di “guardare dentro” l’avversario (abilità in parte innata e in parte sviluppata con l’allenamento), permettendogli di colpire l’avversario nel momento più opportuno e di conservare le energie col minimo sforzo. Era capace, detto da Ted Wong e da Davide Gardella, di colmare la distanza velocemente, colpire senza che l’avversario se ne accorgesse e ritornare a distanza di sicurezza. Abbiamo lavorato con molti esercizi ai focus per sviluppare questa capacità che richiede molta concentrazione e tanto lavoro su noi stessi.

Infine, come ultima fase dello stage, abbiamo lavorato sulle combinazioni di pugni sia ai focus, sia a vuoto davanti allo specchio. Abbiamo imparato a creare diverse combinazioni (usando la logica della meccanica di ogni pugno) e piano piano ad eseguirle aumentando progressivamente la velocità. Questo tipo di esercizio serve, oltre ad aumentare il fiato, anche ad usare il cervello, al fine di memorizzare con la mente e con il corpo, ogni pugno e utilizzarlo a ripetizione tirandone uno dietro l’altro.

Questo è stato il nucleo di tutto lo stage tenuto dal M° Davide Gardella. Ancora una volta, Bruce Lee e Ted Wong erano certamente presenti e, sono certo che entrambi sono fieri del lavoro svolto da Davide, per tramandare i reali fondamenti del JKD. Noi del JKD PUGLIA lo seguiamo con passione perchè crediamo in lui e nella sua lealtà nei confronti del nostro beneamato Sifu Ted Wong. Infatti tutto lo stage è stato dedicato a lui e alla sua memoria e, noi non possiamo fare altro che essergli grati per la conoscenza che ci ha lasciato. Continueremo ad allenarci, a seguire i suoi insegnamenti e, nel nostro piccolo, aiuteremo Davide Gardella a tramandare il JKD alle future generazioni, così come Bruce e Ted avrebbero voluto.

Luigi Clemente

venerdì 20 febbraio 2015

Intervista a Davide Gardella Seconda Parte


Bruce Lee è il fondatore del JKD e Ted Wong è colui che ha più di tutti portato avanti i suoi insegnamenti. Cosa ti ispira di entrambi e, cosa ti hanno dato a livello emozionale, spirituale e fisico? 

R. Come per altri della mia generazione, le performances di Bruce Lee diedero un impulso alla scelta di dedicarmi alle arti marziali. Inizialmente fu per così dire un imprinting, trasformatosi nel tempo in passione. Maturando ho sempre più apprezzato Bruce Lee non come mito, ma come un uomo con una straordinaria dedizione per quello che faceva, non solo per i risultati ottenuti nel forgiare il proprio corpo alla disciplina marziale, obiettivo perseguito da altri grandi maestri, ma soprattutto per il suo spirito di ricercatore. Basta pensare alla ricchissima collezione di libri da lui raccolta. E' significativo che abbia elaborato tanto materiale, giungendo ad una sintesi così innovativa nell'arco di pochi anni. Ho letto le fotocopie di vari libri di Pugilato e Scherma appartenuti a Bruce Lee con le sue sottolineature e note a margine e questa possibilità mi ha dato ulteriore conferma dell'accuratezza dei sue analisi.
L'eredità che Bruce Lee ha lasciato tramite i suoi scritti mi ha influenzato, e continua a farlo, nel mio modo di intendere l'arte marziale. Per  questo e per l'importanza che il JKD ricopre nella mia vita nutro un sentimento di riconoscenza nei confronti del suo ideatore. Poi provo la stima che suscitano le persone che hanno forti passioni e le seguono con perseveranza, determinazione e creatività. Ovviamente la mia conoscenza di Bruce Lee è indiretta, ma ritengo che l'idea su di lui come persona si sia avvicinata parecchio alla realtà grazie alle testimonianze ed i racconti di Ted Wong.
In Ted Wong ho trovato il vero Maestro che mi ha guidato nel lavoro sulla tecnica, ma ha anche fatto maturare in me una più profonda prospettiva nelle motivazioni e nell'insegnamento. Al di là dei miei ricordi e sentimenti personali, penso che tutti coloro che hanno avuto contatto con lui fossero emozionati dal fatto che l'amicizia e la devozione per Bruce Lee trasparisse costantemente. Quando analizzava una tecnica od un movimento spiegava perchè il suo maestro li riteneva efficaci, il modo in cui li aveva sviluppati, come e quando glieli aveva insegnati. Citava nel dettaglio le fonti a cui Bruce Lee aveva attinto e parlava dei campioni a cui si era interessato. Ted dimostrava una vastissima competenza in materia, eppure non l'ho mai sentito ascrivere meriti a sè stesso.
Ted Wong è un esempio da seguire. Le qualità che Bruce Lee considerava imprescindibili per un artista marziale si erano concretizzate in lui. Per esempio Ted era un sostenitore del fatto che con l'avanzare dell'età è necessario allenarsi di più al fine di mantenersi ad uno standard adeguato. Nel corso degli anni ho sempre apprezzato in lui un continuo miglioramento nel controllo e nell'economia dei movimenti. Aveva una rapidità di esecuzione e precisione eccezionali, una grandissima padronanza del footwork e delle manovre evasive. Voglio ricordare a tale proposito il pensiero di Bruce Lee: "Il combattimento è l'arte di sapersi muovere si tratta di trovare il bersaglio, evitando di diventare un bersaglio".
Ho sentito in due diverse occasioni altri due studenti originali di Bruce Lee dichiarare apertamente che se si voleva farsi una chiara idea  di come si muoveva Bruce Lee bisognava guardare Ted Wong. Naturalmente non era sufficiente partecipare ad un suo seminario e poi avere la pretesa di aver capito che Ted Wong "faceva questo...", o "era preparato su questo aspetto...". Nei seminari aperti a persone provenienti dalle più varie esperienze, Ted proponeva per scelta quegli elementi che riteneva essenziali per cogliere le peculiarità del JKD. Alcuni si sono fatti l'opinione che Ted Wong impostasse tutto sul combattimento a lunga distanza, quando effettivamente riteneva le abilità nell'in-fighting determinanti in uno scontro. La sua conoscenza era completa, e conoscenza e capacità di applicare erano per lui le uniche cose di valore nel qualificare un insegnante. Quando qualcuno gli chiedeva quanto occorre allenarsi per diventare bravi nel JKD, rispondeva: "E' importante come ci si allena. Quanto ci si allena non serve se non si hanno le corrette informazioni."
Sifu Ted aveva una profonda saggezza, dava importanza alla sostanza delle cose. L'abuso del nome Jeet Kune Do per promuovere metodi che nulla avevano a che fare con l'arte di Bruce Lee non gli andava proprio giù, tuttavia riteneva non valesse la pena condurre una battaglia contro mediocrità e malafede. Riteneva invece costruttivo ed importante profondere le sue energie nella formazione dei propri studenti. In definitiva era certo che non si può privare un allievo degli insegnamenti ricevuti. Questa è la sostanza, il tesoro prezioso che gli studenti di Ted Wong possiedono. Bruce Lee faceva notare la differenza tra realizzazione di sè stessi e realizzazione dell'immagine di sè stessi. Ci sono alcuni per cui aver partecipato a qualche seminario di Ted Wong ed aver scattato qualche fotografia con lui è bastato per riferirsi a Ted Wong come il proprio maestro. Durante la permanenza ad Orlando per il Summit del 2008, al quale Ted Wong volle fossero presenti tutti i suoi istruttori, questo fatto venne posto alla sua attenzione. Sifu Ted disse: "Non date importanza alla cosa, voi siete miei studenti per davvero."

Cosa ti aspetti per il futuro? E quali sono le tue aspirazioni nel proseguimento degli insegnamenti di Sifu Ted Wong?

R. Mi aspetto, per il JKD in particolare, ed in generale per tutte le arti marziali e sport da combattimento, che i praticanti siano sempre più determinati a ricercare la qualità e la sostanza. Penso che questo si possa concretizzare solo grazie ad una grande attenzione nella selezione dei propri insegnanti ed attraverso la formazione di una profonda cultura in materia.
Le persone seriamente motivate ad accostarsi agli insegnamenti trasmessi da Ted Wong, per esempio, dovrebbero valutare che chiunque affermi di essere stato suo studente privato debba poter produrre, a riprova di siffatte dichiarazioni, fotografie e filmati insieme a lui nell'arco di un numero ragionevolmente lungo di anni ed in molte occasioni diverse. Coloro che desiderano intraprendere lo studio dell'arte di Bruce Lee dovrebbero leggere i suoi scritti, in modo da avere dei parametri di riferimento per orientarsi tra i tanti metodi e sistemi etichettati con il nome JKD.
Per quanto riguarda il secondo aspetto più generale, si constata che molti si allenano in una disciplina senza mostrare alcun interesse sulla sua storia e sui maestri o i campioni che hanno contribuito alla sua evoluzione. Al tempo stesso si limitano ad una conoscenza sommaria dei diversi metodi, che solitamente conduce a valutazioni superficiali sulle altre discipline ed a una deprimente povertà di argomentazioni nelle discussioni.
Potendo valutare senza pregiudizi ogni disciplina nella sua vera essenza, attraverso la trasmissione di un valido ed appassionato insegnante, si scoprirebbe in ciascuna valori peculiari, preziosi e formativi. Tornando nello specifico al JKD appare assurdo che quasi tutti al mondo sappiano chi era Bruce Lee, ma ci siano ancora tanta confusione e interminabili diatribe sulla sua arte. E' comprensibile, e sconfortante, che l'idea più comune tra molti seri esponenti di altre arti marziali e sport da combattimento sembri essere che i primi a non capirci niente siano proprio i praticanti di JKD.
Quelli che vedono Bruce Lee come un mito possono  dividersi tra chi lo idolatra come il combattente più forte mai esistito o all'estremo opposto chi lo considera solo un bluff. Più sensato ed obiettivo sarebbe considerare le opinioni degli artisti marziali, maestri, atleti che lo hanno conosciuto personalmente, tra gli altri Joe Lewis, Mike Stone, Louis Delgado, Gene Le Bell, Wally Jay, Joey Orbillo, Ed Parker, Jhoon Rhee.
Una disposizione razionale e sincera nell'avvicinarsi agli insegnamenti di maestri come Bruce Lee e Ted Wong può rendere giustizia al valore del loro lavoro.
Per quanto riguarda le mie personali aspirazioni nel proseguimento degli insegnamenti del mio maestro devo dire che sono soddisfatto di quello che ho realizzato fino ad ora e sono focalizzato sul presente. Sono parte di un gruppo di persone che stimo come insegnanti e come persone, ma soprattutto sento amiche, alle quali spero di aver trasmesso e, di continuare a farlo, la passione per il JKD ed il senso di responsabilità nella divulgazione dell'eredità che Bruce Lee e Ted Wong ci hanno lasciato.

Considerazioni personali.
Di Luigi Clemente

Davide Gardella nella sua vasta esperienza nel campo dell'insegnamento e della pratica del JKD di Bruce Lee, ha fatto chiarezza su alcuni aspetti storici e pratici del JKD. In modo molto semplice e chiaro, ha parlato della creazione del JKD, così come Bruce Lee l'aveva pensato e sviluppato, inoltre ha messo in evidenza il fatto che, per diventare abili nel JKD, non basta conoscere chi era Bruce Lee o ingurgitare le sue parole. Per migliorare nell'arte di Bruce Lee, possiamo ricordare le parole di Sifu Ted Wong: "Bruce Lee era così bravo, perchè tale si era reso. Praticava tutto il tempo e cercava sempre nuovi modi per rendere la sua pratica ancora più efficiente". Cosa vuol dire questo? Vuol dire che, anche se nel JKD ci sono poche tecniche semplici e dirette, ciò che sta alla base della sua efficacia è il costante allenamento. 
Inoltre Davide ha chiarito anche la distinzione tra il JKD e le MMA. Il JKD non è un mix di arti marziali, ma ha tecniche e principi propri, quelle a cui Bruce Lee fece riferimento da quando diede alla sua arte un nome nuovo. In sostanza, Davide ha messo in evidenza tutti gli aspetti essenziali da sapere sull'arte di Bruce Lee, la sua evoluzione e la sua filosofia. Voglio concludere dicendo che tutti possono conoscere la teoria del JKD e, tutti possono parlare di Bruce Lee come un uomo forzuto, imbattibile e quant'altro, ma avere le corrette informazioni e metterle in pratica sono due cose differenti. Per chiarire meglio, cito ancora una volta Bruce Lee: "Io ti ho dato le tecniche, come eseguirle. Ora è affar tuo". 

sabato 14 febbraio 2015

Intervista a Davide Gardella Parte Prima

Premessa:
Recentemente, mi si è presentata l'opportunità di intervistare Davide Gardella, uno dei massimi esponenti del JKD in Italia, nonchè Rappresentante italiano di Sifu Ted Wong. 
Essendo suo allievo e insegnante nella Puglia, Egli mi ha dato la possibilità di soddisfare alcune curiosità circa il suo incontro con Ted Wong, la sua prima esperienza con il JKD e, mi ha anche aiutato a chiarire molti aspetti sul JKD, in particolare a livello storico e a capire il pensiero di Bruce Lee, attraverso la testimonianza diretta con Ted Wong. 
L'intervista raccoglie tutto ciò che riguarda il JKD in termini storici, tecnici e, ovviamente filosofici.
Sia io che Davide, abbiamo la speranza che, leggendo e studiando affondo questa intervista, si possa fare maggiore chiarezza su tutti gli aspetti del JKD e, possa dare in modo più completo a tutti coloro che vogliono praticare realmente il JKD di Bruce Lee, una spinta verso la ricerca di un insegnante valido e onesto che, sappia dare le corrette informazioni sulle tecniche e i principi che caratterizzano quest'arte straordinaria, rendendendo così onore al fondatore (Bruce Lee) e a colui che ha insegnato con amore e passione a tutti coloro che volevano imparare seriamente: Sifu Ted Wong.

Luigi Clemente

In che periodo della tua vita sei entrato in contatto col JKD e, quali sono state le tue impressioni a riguardo?


R. Sono venuto a sapere dell'esistenza del Jeet Kune Do dopo essermi interessato a Bruce Lee.
Quando ero bambino, poco prima di iniziare a praticare Ju Jutsu, conoscevo di fama Bruce Lee come "il Re del Kung Fu". Comunque il Kung Fu era una disciplina ancora poco diffusa rispetto a Ju Jutsu e Karate. Di fatto se si volevano trovare informazioni riguardo al JKD, l'unica possibilità era attingere direttamente al lavoro di Bruce Lee. 
Non tutto il materiale lasciato da Bruce Lee tratta del JKD, tuttavia, come diceva Ted Wong, i suoi appunti sono la mappa da seguire per farsi un'idea precisa della sua arte.
Mi procurai uno dei primi libri che raccoglieva parte degli scritti di Bruce Lee, un volume diverso dai manuali di Karate o Kung Fu reperibili, fatti di molte foto accompagnate da poche righe di descrizione. Una prima lettura, risultò per me di non facile comprensione, ma bastò a convincermi che l'autore sull'arte del combattimento a mani nude doveva saperne qualcosa. Per inciso questa fu la prima valutazione di Ted Wong quando conobbe Bruce Lee, un maestro tanto giovane quanto innovativo.
Non ho mai smesso di seguire "la mappa" durante il mio cammino di crescita nelle arti marziali, da principiante, ad agonista, ad insegnante. Poi è giunto anche il momento di diventare studente di Ted Wong. "Quando l'allievo è pronto, il Maestro arriva".



Molti hanno definito il JKD come qualcosa che funzionava bene solo per Bruce Lee; alcuni sostengono che il JKD non esiste, che è solo una filosofia o esperienza personale! Qual è per te il fondamento del JKD? Concordi con ciò che dicono molti cosiddetti praticanti, oppure c’è qualcosa di ben più profondo?

R. Affermare che il JKD "funzionava solo per Bruce Lee...", sarebbe come dire che il Pugilato funzionava solo per persone come Sugar Ray Robinson o Ali. Realisticamente non tutti possono essere campioni eccezionali, ma molti possono diventare ottimi pugili. Se si vuole dire che per applicare il JKD occorre essere preparati ed allenarsi molto, faticare e fare sacrifici, questo corrisponde al vero. Come per ogni disciplina sportiva o attività umana, nel JKD il successo è proporzionale all'impegno. Pensare di conseguire un'adeguata padronanza senza dedizione ed anni di lavoro è una mera illusione. Non si possono ottenere risultati paragonabili a quelli di Bruce Lee se non si è disposti a lavorare come lui.
Personalmente ritengo paradossale la presunta "non esistenza" del JKD. Se il JKD non esistesse sarebbe logico astenersi dal promuovere insegnamenti come JKD o fare tanti discorsi sul nulla. Si può valutare che ogni disciplina, non esclusivamente il JKD, è di per sè un'astrazione: concretamente esistono i pugili che fanno pugilato, non il Pugilato, schermidori che fanno scherma, non la Scherma, lottatori che fanno la lotta non la Lotta. Se il JKD fosse un mix di tecniche di altre arti marziali allora si potrebbe dire che non esiste. Dopotutto oggi ci sono le MMA e non si chiamano JKD. Ma il JKD ha tecniche, principi e strategie proprie, quelle che Bruce Lee ha sintetizzato e, non dimentichiamolo, anche insegnato ad altri. Le precedenti, come altre affermazioni dalla parvenza di "filosofate", tipo "il JKD non può essere insegnato...", mi sembrano alibi sfruttatati per legittimare insegnamenti che poco hanno a che fare con l'arte di Bruce Lee, volendo comunque riferirsi a Bruce Lee.
Il JKD è la filosofia di Bruce Lee espressa in arte marziale. Aspetti del suo pensiero possono applicarsi o ritrovarsi in diverse discipline ed anche in altri ambiti dell'esistenza, ma la sua filosofia ed il JKD formano un tutt'uno. Direi che il fondamento del JKD sono i criteri oggettivi di efficienza selezionati da Bruce Lee nel corso della sua ricerca. L'atteggiamento di guardia, la dinamica dei movimenti e delle tecniche, ma anche il controllo della distanza, la scelta di tempo e l'approccio tattico sono costruiti su questi pilastri. A partire da questa base si sviluppano le peculiarità soggettive, ovvero lo stile personale, nel fare uso degli strumenti a disposizione e delle proprie qualità e doti individuali. Facendo un paragone esiste la disciplina del Pugilato con la sua struttura tecnica, ma ogni pugile combatte in modo diverso, sapendosi anche adattare ad avversari e situazioni differenti. Analogamente questo si può dire per la Scherma: "ogni schermidore ha la sua scherma". E lo stesso vale per il JKD. Il cuore della filosofia di Bruce Lee è la semplicità, quindi capire il JKD non può risultare complicato. Il buonsenso che possiamo usare per comprendere in sostanza qualsiasi disciplina lo possiamo usare per il JKD. Bruce Lee ricordava che spesso si cercano la verità e la via là dove non sono, mentre esse si trovano nelle cose semplici di ogni giorno.  Davide Gardella 

Fine Prima Parte


sabato 18 ottobre 2014

Il significato più profondo del Jeet Kune Do nella mia esperienza personale

 Pratico e approfondisco l’arte del Jeet Kune Do ormai da più di dieci anni e, ogni giorno che passo ad allenarmi, leggere, studiare, approfondire le mie conoscenze, in realtà mi rendo sempre più conto che ho ancora molto da imparare. Del resto, una delle frasi più significative di Bruce Lee a cui ho tratto ispirazione dice: “la conoscenza non è sufficiente, bisogna applicare. Volere non basta, bisogna fare!”Infatti, approfondire in tutti gli aspetti il JKD, mi fa scoprire sempre parti nuove di me e della mia personalità, che non ho mai conosciuto, o almeno non avevo mai tirato fuori.
Durante il mio percorso marziale ho conosciuto due persone importanti, significative per me: Sifu Ted Wong e Davide Gardella. Essi hanno influenzato maggiormente la mia vita e, non solo mi hanno insegnato i principi, le tecniche e i fondamenti del JKD; ciò che è stato per me più importante, è che mi hanno aiutato ad avere fiducia in me stesso, nelle mie possibilità e, non mi hanno mai fatto sentire inferiore a nessun’altro. Sarò sempre grato ad entrambi per questo.
Con Sifu Ted Wong ho trascorso sette anni della mia vita (mentre egli veniva in Italia per i suoi stage), e ho sempre visto in lui una forza d’animo, l’umiltà e l’amore che trasmetteva ai suoi studenti circa gli insegnamenti originali del suo maestro. Aveva quella capacità di ipnotizzarmi e diverse volte lo ha fatto, quando insieme praticavamo le tecniche, o scherzavamo nei post-allenamenti. E’ stato per me non solo un maestro, ma una persona che mi ha voluto bene, approvando sempre i miglioramenti che facevo.
Davide Gardella invece, l’ho conosciuto per la prima volta in Puglia, durante uno dei suoi stage a Bari. Che dire di lui? Beh, non posso negare che all’inizio provavo un po’ di timore quando i primi anni delle sue lezioni a Genova, lo vedevo e osservavo mentre spiegava le tecniche, come una persona che incutesse timore. Poi conoscendolo e frequentandolo bene, ho compreso che in realtà è una persona gentile, sensibile e molto disponibile. Pratico JKD con lui dal 2003, l’anno in cui ho cominciato a viaggiare tra Bari e Genova per perfezionarmi nelle tecniche. Da allora, il nostro legame si è cementato, diventando sempre più forte. Grazie a lui, ho imparato molto sul JKD, perché quando insegna, lo fa sempre con passione e professionalità.
Per quanto mi riguarda invece, il JKD, non è solo un’arte marziale, ma uno stile di vita. Lo dico con tutto il cuore: il JKD ha cambiato in meglio la mia vita! Quando mi alleno, insegno, apprendo, in realtà imparo a conoscere sempre di più me stesso e, mi sorprendo nel vedere i progressi che faccio. Anche adesso, impossibilitato a muovermi bene per problemi di salute, la filosofia del JKD mi spinge a non scoraggiarmi e a tirar fuori la grinta che, sempre ha caratterizzato la mia esistenza e a lottare contro la mia malattia. Sono grato ai miei insegnanti e a Bruce Lee, per avermi ispirato ad essere ciò che sono in realtà: un Artista della vita! Luigi Clemente 


sabato 11 ottobre 2014

Comprendere il Jeet Kune Do 4^ Parte

Su basi scientifiche, dato che, come Bruce Lee ribadiva, “ogni uomo ha due gambe e due braccia”, esisterà necessariamente un modo più efficiente per combattere, ovvero ci saranno delle tecniche migliori, in relazione alle leggi fisiche a cui il corpo umano è soggetto. 
Questo non impedirà al lottatore di avere il proprio “stile personale”, adattandosi all’avversario ed alle situazioni, cogliendo le opportunità, scegliendo le tattiche, ed usando la propria intuizione. 
Proprio dalla padronanza della tecnica può nascere la reale espressione di sè. 
Attenendosi a criteri oggettivi, Bruce Lee finì per mettere a punto tecniche peculiari, creando una sintesi originale, che prima non esisteva. Il Jeet Kune Do in definitiva non è una modifica di una particolare arte marziale, tanto meno un elaborato di molti stili. 
Questo non vuol dire che Bruce Lee non abbia avuto le sue fonti di ispirazione, infatti dall’analisi dei suoi appunti risulta evidente il riferimento al Pugilato ed alla Scherma. 
Per dare una definizione pertinente al Jeet Kune Do non c’è di meglio che citare ancora le sue parole: “Il Jeet Kune Do è l’arte della scherma occidentale senza la spada.”
Se è vero che molti movimenti ed esercizi sono simili a quelli del Pugilato, un esperto di Jeet Kune Do non pensa come un pugile, bensì come uno schermidore. La Scherma ha le sue specifiche tecniche, non di meno ogni schermidore ha la “sua scherma”. Non deve sorprendere che lo stesso valga per il Jeet Kune Do. 
Sul volume “Introduzione alla tattica schermistica” (G. Toran – Società Stampa Sportiva – Roma) si 
legge: "La tecnica: è il “come si fa” di qualunque cosa. La tecnica è il processo per fare qualcosa, o per farla fare ad altri, seguendo un procedimento dato, e ripetibile”.
Le tecniche del Jeet Kune Do sono semplici e dirette, ma non facili da padroneggiare, di conseguenza sono certamente funzionali per ogni essere umano, a patto però di dedicare il tempo dovuto alla loro assimilazione. Infatti, come Bruce Lee ricordava, conoscere non è abbastanza, bisogna saper applicare. 
Davide Gardella

sabato 4 ottobre 2014

Comprendere il Jeet Kune Do 3^ Parte

La tecnica del Jeet Kune Do
Bruce Lee scriveva che è più facile spiegare cosa il Jeet Kune Do non è, rispetto a cosa è. Descriveva il Jeet Kune Do come non-classico, distinguendolo dagli stili tradizionali di arti marziali. Egli infatti non credeva nelle forme codificate e negli schemi prestabiliti di autodifesa. A riguardo scriveva: “Il Jeet Kune Do rifiuta tutte le restrizioni imposte dalle forme e dal formalismo ed enfatizza l’uso intelligente della mente e del corpo per difendersi ed attaccare.” (Jeet Kune Do. Bruce Lee’S Commentaries On The Martial Way – Tuttle Publishing)
Al contrario affermava il principio di forma nel significato di precisione ed efficienza dei movimenti, 
idea espressa in modo inequivocabile nel seguente passaggio: “Le persone spesso credono erroneamente che il JKD sia contro la forma. Non penso che andrò nei dettagli, perché altri paragrafi chiariranno ciò.Una cosa dobbiamo capire: che c’è sempre una maniera più efficiente e viva di eseguire un movimento e che le leggi fondamentali del principio di leva, posizionamento corporeo, equilibrio, footwork, eccetera, non devono essere violate. Comunque, la forma viva ed  efficiente è una cosa; sterili serie classiche che legano e condizionano un’altra. A parte quanto sopra menzionato, uno deve anche distinguere la sottigliezza tra ‘avere nessuna forma’ ed avere ‘non forma’.La prima è ignoranza, la seconda trascendenza.” (Jeet Kune Do. Bruce Lee’S Commentaries On The Martial Way – Tuttle Publishing).
Nel creare il Jeet Kune Do seguì un approccio di matrice occidentale, fondato su un regime razionale di preparazione atletica, sull’impiego di attrezzature, come il sacco ed i colpitori, e sul combattimento libero con contatto utilizzando le protezioni. Davide Gardella 


lunedì 29 settembre 2014

Comprendere il Jeet Kune Do 2^ Parte

Quella che segue è la testimonianza di Ted Wong, lo studente che passò più tempo con Bruce Lee durante lo sviluppo del Jeet Kune Do (facendo esclusivamente riferimento alle agende di Bruce Lee, le lezioni private di Ted Wong registrate, tra il 1967 ed il 1971, sono 122):
“Seguendo i corsi nella sua scuola, e poi, allenandomi privatamente, ho avuto l’opportunità unica di osservare la formazione dell’arte di Lee. I corsi della scuola per motivi pratici erano pianificati sulla base di un curriculum di kung fu cinese modificato, necessario per impartire la disciplina su un gruppo. Ma i corsi non avevano somiglianze con le lezioni private. In quelle, Lee era in una zona differente, una specie di corso sperimentale nella sua arte in processo di sviluppo. Sempre più era soddisfatto di istruire privatamente. Vedendo che il programma della scuola era datato e non correlato al suo lavoro, la chiuse.  Non si curò di istituire un’impresa commerciale, piuttosto, si orientò verso la realizzazione di una nuova disciplina.” 
(Jeet Kune Do The Arsenal Of Self Expression by Teri Tom).

Bruce Lee morì il 20 luglio 1973. Dopo la sua scomparsa alcuni studenti di Seattle continuarono a divulgare quello che avevano appreso da lui, ovvero il Jun Fan Gung Fu. Dan Inosanto, maturata una vasta esperienza in altre arti marziali, elaborò un proprio metodo comprendente tecniche di 26 stili diversi. Con il passare degli anni è successo che molti si siano formati secondo quelle due correnti, ed abbiano poi promosso i propri insegnamenti come Jeet Kune Do, dando adito all’errata interpretazione del Jun Fan Gung Fu come un “Jeet Kune Do primordiale” e del metodo di Inosanto come un “Jeet Kune Do evoluto”.

Davide Gardella

venerdì 26 settembre 2014

Comprendere il Jeet Kune Do 1^ Parte

Introduzione
Sul Jeet Kune Do esiste una grande confusione.
Il nome Jeet Kune Do è attribuito a sistemi basati sul Kung Fu Wing Chun, oppure ad un “mix” di diverse discipline di combattimento. Alcuni sostengono che il Jeet Kune Do non si può insegnare, perché funzionava esclusivamente per Bruce Lee che possedeva eccezionali doti. Come dire che non si può insegnare il Pugilato a chi non possieda le doti di Sugar Ray Robinson. Altri affermano che il Jeet Kune Do non esiste e che e’ solo un modo di interpretare lo studio delle arti marziali, ma gli stessi paradossalmente si dichiarano istruttori di Jeet Kune Do.In realtà il Jeet Kune Do ha le proprie tecniche ed i propri principi, sviluppati con intelligenza e dedizione da Bruce Lee.

Chiarimenti storici
Bruce Lee aprì tre scuole: a Seattle, nel 1959, a Oakland, nel 1964, ed a Los Angeles nel 1967. 
Nelle prime due insegnò essenzialmente il Kung Fu Wing Chun, lievemente modificato in ciò che definiva Jun Fan Gung Fu (Jun Fan era il nome cinese di Bruce Lee). In una lettera a James Lee, datata 31 luglio 1965, Bruce Lee accennava già alla “sua formazione di un Wing Chun più completo ” ,ed alla “combinazione di Wing Chun, pugilato e scherma” (“Letters of the Dragon” –Tuttle Publishing).

Quella ricerca lo portò ad una svolta radicale dal punto di vista tecnico e delle metodologie d’allenamento, ed al progressivo allontanamento dal Wing Chun. Anche se per un certo periodo mantenne qualche elemento di quello stile, finì poi per abbandonarlo del tutto. Nel 1967 diede alla sua arte il nome Jeet Kune Do (Via del Pugno che Intercetta). In una lettera a William Cheung del gennaio 1969 Bruce Lee scrisse:  "William, ho perso fiducia nelle arti cinesi classiche, sebbene io chiami ancora cinese la mia, perché fondamentalmente tutti gli stili sono il risultato del nuotare sulla terraferma, anche la scuola wing chun. Così la mia linea di allenamento è più orientata verso un efficiente combattimento da strada dove vale ogni cosa, indossando caschetto, guantoni, corpetto protettivo, paratibie, ginocchiere, eccetera. Ho chiamato il mio stile jeet kune do, la ragione per cui non aderisco più al wing chun è perché io sento sinceramente che il mio stile ha più da offrire riguardo l’efficienza”- (“Letters of the Dragon”- Tuttle Publishing)

Di fatto il Jeet Kune Do era agli albori quando venne inaugurato il Los Angeles Jun Fan Gung Fu Institute, dove peraltro Bruce Lee insegnò per pochi mesi. In sua assenza affidò la conduzione dei corsi a Dan Inosanto, e ritenne in un primo tempo necessario lasciare un programma da seguire, seppure obsoleto rispetto a ciò a cui stava lavorando. Intanto procedette a rifinire il Jeet Kune Do, sperimentando le sue innovazioni con gli studenti che si allenavano privatamente con lui. Quello che veniva insegnato nelle scuole era quindi diverso da ciò che Bruce Lee insegnava nelle lezioni private. Ben presto maturò la convinzione che il Jeet Kune Do non potesse essere trasmesso nelle scuole, di conseguenza decise di chiuderle tutte e tre.
Davide Gardella 

Sportale in Tour - Speciale Jeet Kune Do - Puntata 6 - Sparring

In quest'ultimo episodio dello speciale dedicato al JKD, lo dedichiamo allo sparring. Come lo stesso Bruce Lee affermava: "Il modo...