martedì 25 settembre 2007

Corsi di Jeet Kune Do in Puglia



CORSI DI JUN FAN JEET KUNE DO
A MOLFETTA
M° Annese Pasquale

Sono aperte le iscrizioni per i nuovi corsi di Jeet Kune Do a Molfetta
I corsi si terranno presso la palestra Gym and Art Dancing in via ugo la malfa n.10
I corsi si tengono il sabato dalle 16:00 alle 18:00.
Possibilità di corsi presettimanali e lezioni private.
Per maggiori inforrmazioni telefonare al numero: 3409814324 e, chiedete di Pasquale Annese.


CORSI DI JUN FAN JEET KUNE DO
A BARI


Sono aperte le iscrizioni anche per corsi di Jeet Kune Do in bari città.
I Corsi sono tenuti privatamente presso un piccolo seminterrato in via mantova n. 6 Quartiere San Paolo Bari.
I giorni sono il martedi dalle 16:00 alle 17:00 ed il venerdì dalle 17:00 alle 18:00.
Per maggiori informazioni telefonare ai numeri: 3938624823 e/o 3460774203, oppure inviare una email a:


partecipate numerosi vi aspetto Luigi Clemente

Lo Spirito Del Piccolo Drago


Verso Lo spirito del Piccolo Drago


E 'di importanza essenziale che la propria pratica nel JKD sia di base costruita con lo spirito giusto L 'essenza che deve sempre accompagnare il JKD durante il nostro apprendimento deve essere caratterizzata da una grande forza di determinazione e una grande energia esplosiva. Bisogna evitare di rendere i movimenti meccanici, lavorare verso la propria interiorizzazione della tecnica e non la semplice riproduzione di essa. Viene chiamato "lo spirito del Piccolo Drago" quello che sa rendere l'arte una essenza di vita, cioè sa esprimere secondo le proprie caratteristiche fisiche e psicologiche quello che apprende attraverso un serio allenamento. Non basta conoscere la tecnica o il principio, ma è fondamentale capirne lo spirito. Ogni movimento, ogni attimo del combattimento deve essere vissuto con grande intensità e con grande concentrazione al fine di rendere ogni esecuzione estremamente efficace e spontanea. Il Drago nella mitologia orientale rappresenta l'unico animale che non esiste realmente e per ciò esprime una interiorizzazione. Pensiamo a tutti coloro che nella loro pratica delle Arti Marziali si sono ispirati per gioco o per verità a questo animale mitologico. Chi ha veramente la conoscenza dello stile del drago ? Chi conosce veramente quali caratteristiche un drago possa avere? Chi sa dire quali applicazioni sono state studiate dallo stile del drago ? Queste sono le domande che ci dobbiamo porre e pensare di lavorare nello studio del nostro JKD con la massima serietà e forza di volontà. Il grande Bruce Lee veniva chiamato "Piccolo Drago" perchè egli aveva una grandissima capacità di esprimere se stesso in allenamento, ma soprattutto in combattimento. Egli non si rifaceva mai a modelli prestabiliti o a canoni schematizzati perchè sapeva che lo avrebbero portato alla espressione di ciò che non apparteneva veramente a lui. Riassumendo..lavora con grande tenacia, dedicati alla tecnica, al principio e al tuo modo di esprimere la tua energia. Non trovare l'energia che cerchi in qualche d'uno, ma lavora affinchè essa nasca dentro di te !Si sempre vigile e vivo durante ogni allenamento. Cura la tua sostanza, cerca sempre di essere esplosivo in ogni circostanza. Lavora anche tu verso "lo spirito del Piccolo Drago" e vedrai che anche il tuo modo di combattere prenderà forma ed efficacia. Con stima a tutti coloro che lavorano e credono nel Jeet Kune Do


Luigi Clemente

giovedì 20 settembre 2007

Il Mio Compleanno




Lunedì 17 settembre ho festeggiato il mio 23esimo compleanno in pizzeria, in compagnia di amici e parenti. E' stata una festa alquanto splendida e, ricca di entusiasmo, di spirito famigliare: tutto si è concretizzato in quello che io chiamo famiglia.

Oltre ad aver ricevuto molti regali dalla maggior parte dei miei parenti; mio padre e mia madre mi hanno fatto una sorpresa che non mi aspettavo: mi hanno fatto la torta con una bella foto di bruce lee.
Potete immaginare l'emozione forte che ho ricevuto, il calore che avvolge i cuori di coloro che mi sono sempre stati vicini.
In più oltre a tutto questo, ho percepito un'area molto calorosa da parte di colui che ci guarda da lassù e, ho sentito vicino il suo spirito e, sentivo che Egli festeggiava con me questo grande giorno.

Desidero ringraziare tutti coloro che mi hanno tenuto compagnia lunedì sera e, per aver festeggiato con me questo giorno speciale.

Ringrazio la mia famiglia e tutti coloro che vi hanno partecipato
Luigi Clemente



La mitica Torta di Bruce Lee

lunedì 17 settembre 2007

AUGURI LUIGI DA BRUCE LEE

Salve a tutti voi amici e fan di Bruce Lee. Il 17 settembre del 1984 nasce colui che sarebbe diventato uno dei più grandi ammiratori di Bruce Lee, colui che ha costruito questo bellissimo blog a cui è piaciuto molto alla maggior parte di coloro che amano Bruce Lee.
Ho pensato che sarebbe stato più che giusto come omaggio per il mio compleanno (e anche per ringraziarvi di cuore per le tante visite che avete fatto a questo blog), regalarvi queste bellissime foto di Bruce Lee in formato poster, sia a colori che in bianco e nero.
Spero che continuerete a seguirmi e, spero che le prossime modifiche al blog vi piacciano.
Auguro a tutti voi una buona navigazione by Luigi.



Bruce Lee in "Enter The Dragon" 1973


Bruce Lee in "The Way Of The Dragon" 1972

Bruce Lee with John Goo Rhee


Bruce Lee with your student Ted Wong 1969



Bruce Lee In Azione Con I Suoi "Nunchaku"

giovedì 13 settembre 2007

I Principi del Jeet Kune Do



I Principi del Jeet Kune Do

Per poter apprezzare il valore del lavoro svolto da Bruce Lee è indispensabile approfondire i principi che hanno ispirato la sua ricerca. Comprendere il suo modo di vedere e di intendere l'Arte Marziale, il suo pensiero, è infatti l'unica strada sicura per sbarazzarsi di tante nozioni vaghe e realizzare la peculiarità del Jun Fan JKD. Attingendo agli scritti di Bruce Lee si ricava chiaramente che tre sono i motivi ricorrenti delle sue analisi: la Scientificità, la Totalità e la Semplicità. Bruce Lee non credeva in mistiche energie e pratiche esoteriche, credeva nella scienza. Paragonava l'esercizio di forme coreografiche, o di sequenze pre arrangiate di difesa personale, a nuotare sulla terraferma. La sua mentalità pragmatica lo spingeva a dedicarsi a tecniche la cui efficienza e funzionalità fosse testata in contesti reali, piuttosto che a tecniche di efficacia presunta. Da qui l'orientamento dei suoi studi verso il Pugilato Occidentale. Certe tecniche sono oggettivamente più efficienti di altre, perchè sono state sviluppate tenendo conto delle caratteristiche Bio-Meccaniche del corpo umano, comuni per tutti, e delle leggi fisiche a cui tutti siamo sottoposti. Questo naturalmente relaziona il principio di Scientificità a quello di Totalità. Esistono cioè dinamiche virtualmente perfette per compiere i diversi gesti atletici ed esse sono universali per tutti gli esemplari della specie umana. Un Centometrista potrà correre più velocemente di un altro, perchè in forma migliore o perchè più dotato da madre natura, ma entrambi, se vorranno raggiungere la loro massima prestazione, adotteranno la medesima tecnica di corsa. Lo stesso discorso vale per tutte le discipline. Per questo esiste un modo corretto per eseguire una Stoccata nella Scherma, come un Jab nel Pugilato. Dal confronto con le metodologie degli sport occidentali Bruce Lee maturò l'opinione che gli stili tradizionali non erano per niente scientifici, e proprio da ciò derivava l'enorme vastità di tecniche ed interpretazioni. A riguardo Bruce Lee fece notare: "Tutti gli esseri umani hanno due braccia e due gambe. Com'è possibile che esistano tanti stili diversi?". Bruce Lee voleva quindi selezionare le tecniche con le quali ogni essere umano potesse sviluppare il massimo potenziale dall'uso delle sue "due braccia e due gambe". Questo conduce all'idea di Totalità nell'ambito specifico della tecnica del Jeet Kune Do. La corretta interpretazione di tale principio infatti è stata spesso fraintesa, sostenendo la necessità di conoscere il numero maggiore possibile di tecniche, al punto di finire poi per attribuire importanza equivalente proprio a quei "tanti Stili diversi" dai quali Bruce Lee aveva preso le distanze. Egli ribadiva che la conoscenza da sola non è sufficiente, essendo necessario applicare, e che lo scopo del Jeet Kune Do è ridurre al minimo. Totalità quindi significa essere in grado di applicare poche tecniche efficienti in molte situazioni, o trovare nuovi modi per utilizzare una stessa tecnica. Le tecniche efficienti sono quelle semplici, di conseguenza è naturale dedicare il proprio tempo a perfezionare queste, come lo stesso Bruce Lee faceva notare: "Quando lo Studente inizierà a fare Sparring, smetterà di cercare l'accumulazione di tecniche; piuttosto dedicherà le necessarie ore di pratica alla tecnica semplice per la sua corretta esecuzione. Non è questione di quanto uno impara, ma di quanto assorbe ciò che impara. Le tecniche migliori sono quelle semplici eseguite correttamente" . Il principio di Semplicità comprende le nozioni di economia strutturale e di economia di movimento, e spiega il perchè nel Jeet Kune Do si privilegino le azioni dirette. In un confronto lo scopo è infatti quello di rendere inoffensivo l'avversario nel più breve tempo possibile e la linea più breve è quella più diretta. Per esprimersi in combattimento in modo semplice e diretto è necessario ottimizzare l'uso degli strumenti a nostra disposizione e delle energie di cui siamo provvisti, minimizzando i rischi e le possibilità di errore.


Davide Gardella

mercoledì 12 settembre 2007

In My Own Process


IL PRIMO ARTICOLO SU ME STESSO
“Nel mio processo interiore”
Parte III

E’ molto difficile scrivere degli articoli sulla propria personalità perché, non sempre ciò che è scritto può corrispondere al vero, tuttavia se voglio onestamente esprimere me stesso devo, essere assolutamente sincero.
Io Luigi Clemente, non sono una persona con la quale vive una vita stravagante, ricca di “pazzia” o, di euforia per le belle macchine, la discoteca ecc. Ciò che riempie il mio tempo è sempre e, solo lo sport. Lo sport è per me, come una specie di caricatore energetico che, riesce a dare una spinta a superare non solo i momenti più tristi, ma dà un senso alla mia vita.
Sono un ragazzo di ventidue anni in cerca della continua crescita, spirituale e fisica, che ha vissuto per un certo tempo due vite. Voi mi direte, ma come è possibile?
Innanzitutto, vi dirò che non sono sempre stato un Artista Marziale; quando ero un bambino, i miei genitori mi hanno cresciuto secondo la fede Cristiana e, quindi essendo un cristiano metto la mia fiducia nelle mani del Signore. In realtà, la fede si è concretizzata di più, quando, si sono manifestati i primi sintomi della mia malattia (artrite reumatoide) e, questo mi ha portato a conoscere il progetto che, Dio ha per me. Fondamentalmente, l’attività sportiva ha sempre fatto parte della mia personalità (sia da bambino che da ragazzo). Ho fatto per anni ginnastica fisioterapica, nuoto e, tutte le tecniche di fisioterapia che, servivano per rimettermi in sesto.
Portandomi via gran parte della mia fanciullezza, l’artrite reumatoide per un po’ ha cercato di distruggere anche i miei sogni, ma ringraziando Dio non è andata così.
Nei quattordici anni che seguirono ho, conosciuto un mondo che sinceramente non credevo che esistesse (almeno fin a quel momento), ho conosciuto tanta gente sofferente, bambini, adulti ecc. I medici molto “filosoficamente”, credevano che, luigi non avrebbe avuto un futuro, né per camminare, né per fare niente.
Perché dico questo? Il motivo è semplice: nessun medico o specialista, avrebbe scommesso che, avrei fatto delle Arti Marziali uno stile di vita. Gli anni successivi alla mia malattia, ebbi altre conseguenze che, tuttavia furono molto più gravi, ma che servirono a sviluppare la mia fede e, la mia tenacia ad affrontare le difficoltà che avrei dovuto incontrare in futuro. Ora come ora, sono diventato il “disturbatore” dei medici, perché avendo superate le difficoltà della mia malattia ho, cominciato a dar fastidio ai medici sfidandoli a rimettere in discussione le loro diagnosi.
Quando compì quattordici anni, ci fu la svolta nella mia vita. Dopo tanto tempo trovai, in uno dei fumetti che portavo sempre con me negli ospedali, una foto ritagliata da un giornale di bruce lee. Ricordo come se fosse ieri: quel giorno stavo pensando a cosa avrei fatto nella vita, quale sarebbe stato il mio futuro o, la mia missione sulla terra. Sullo sfondo di questa foto, c’era incisa una frase filosofica di Bruce Lee: “Bisogna sforzarsi sempre di migliorare, il limite è il Cielo”. Questa semplice frase diede un impulso “elettrico” al mio spirito e, da quel momento capì che dovevo fare delle Arti Marziali lo scopo della mia vita.
Capì in quel preciso istante che, le arti marziali mi avrebbero portato a dare speranza a tante persone, soprattutto a coloro che, temono di non farcela. Ho dovuto superare non poche difficoltà per farmi accettare come lottatore; i medici, come la maggior parte dei membri della mia famiglia, non erano molto entusiasti di questa cosa, ma con la forza di volontà e, “qualche colpo ben assestato”sono riuscito a far cambiare idea a tutti dimostrando, che nella vita niente è dato per scontato.
Nel periodo del mio primo approccio alle arti marziali e, precisamente al Jeet Kune Do di bruce lee dovetti consultare gli svariati libri che avevo e, studiare i suoi appunti come base per carpirne l’essenza.
Per due anni che partirono dal 1999 al 2001, mi allenai da solo, con i pochi attrezzi che possedevo e un sacco che, feci costruire da mio padre. Studiando gli scritti di bruce lee, riuscì a realizzare il mio primo programma di allenamento. Come prima cosa, dovevo migliorare la mia condizione fisica (essendo stato per troppo tempo imbottito di farmaci), il mio corpo era molto flacido e robusto. Notai dei buoni risultati abbastanza presto; riuscì ad ottenere una buona condizione fisica esercitandomi nello Jogging, esercizi addominali, salto con la corda e, tutte quelle componenti di base. Il programma prevedeva cinque ore di allenamento il mattino dedicato interamente al fisico e, cinque ore il pomeriggio per le arti marziali. Purtroppo, l’anno dopo i risultati non furono più soddisfacenti perché, era scarso di qualità; troppo generico, non prevedeva il riposo e, quindi il pomeriggio benché stanco non mi andava di fare niente. Dopo un po’ di tempo, inventai un nuovo programma di allenamento ideato per il periodo scolastico. Questo nuovo programma era abbastanza buono dal punto di vista marzialistico, ma troppo scarso nelle fondamenta della condizione fisica.
Dopo quest’ultimo fallimento, decisi di rileggere gli appunti e gli scritti di Lee nel tentativo di trovare qualcosa che mi sfuggì. L’anno successivo e, più precisamente nel 2001, creai un nuovo programma di allenamento. Il mio scopo era quello di adattarlo al periodo scolastico; in modo tale da non togliermi il tempo per fare i compiti e, allenarmi tranquillamente. Esso prevedeva, tre volte a settimana al condizionamento fisico e, tre volte alle Arti Marziali.
Dunque, il lunedì, mercoledì e venerdì; mi alzavo presto il mattino per andare a correre un po’, dopodichè mi esercitavo al salto con la corda ed infine lo stretching. Il pomeriggio a cominciare dalle quattro, mi dedicavo agli addominali, all’allenamento coi pesi ecc. La stessa cosa, facevo i giorni alterni con le arti marziali. I risultati che, ottenni furono molto soddisfacenti.
L’anno successivo (nel 2002), trovai su internet un sito dedicato al Jeet Kune Do; in questo modo riuscì a scovare un Istruttore qualificato di Jeet Kune Do che abitasse in bari, così decisi di contattarlo per farmi avere qualche lezione.
Questo istruttore si chiamava Pasquale Annese di Molfetta. Dato che, era la prima volta ci presentammo e facemmo amicizia. Fu il mio istruttore privato per due anni e, da qui cominciai a studiare interamente Jeet Kune Do. I nostri rapporti divennero man mano che ci conoscevamo, sempre più confidenziali e, grazie a lui conobbi quello che sarebbe diventato il mio attuale Maestro: Davide Gardella Capo Istruttore di Jeet Kune Do in Genova.
Il 2003, fu l’anno più importante ed entusiasmante della mia vita.
Davide contattò Pasquale, per invitarci a partecipare allo stage che avrebbe tenuto a Genova con l’allievo di Bruce Lee: Sifù Ted Wong.
Quando, Pasquale me lo comunicò, rimasi impietrito all’idea di entrare in contatto con una persona che, fu per bruce il suo più grande amico ed allievo. Il periodo che Davide comunicò questa notizia fu marzo 2003; da marzo a maggio 2003 (il mese che si sarebbe tenuto lo stage), mi allenai come un forsennato e, in un batterdocchio arrivò il gran giorno. Il 24 maggio, dovevamo essere a Genova per allenarci con Ted Wong; ricordo che, ero alquanto eccitato, euforico all’idea di incontrare una persona straordinaria come lui. Quel giorno a Genova, faceva un caldo bestiale, il sole e il tempo festeggiavano con me il gran giorno. Arrivammo alla palestra alle tredici del pomeriggio, l’allenamento doveva tenersi alle quattordici. Ricordo, che Davide ci venne incontro, ci salutammo e, ci condusse negli spogliatoi. Ricordo ancora che, di fretta e furia mi cambiai, indossai la tuta che di solito usavo per allenarmi e, mi recai con la stessa velocità in palestra. Me lo trovai di fronte, mi venne incontro dandomi la mano presentandosi come Ted Wong. Il mio cuore cominciò a battere a 300; ero emozionantissimo e, lui lo sapeva. Cercò, di mettermi a mio agio facendomi delle domande, tipo come mi chiamavo, da dove venivo ecc.
Pensai subito che, non avevo davanti una persona qualsiasi, ma una persona dalle grandi qualità umane. Dopo una breve chiacchierata, cominciammo l’allenamento; iniziammo con il footwork di base a coppia. Mi stavo esercitando da solo, quando all’improvviso mi si avvicinò e, mi chiese se avessi voluto allenarmi con lui. Diventai “freddo”, ghiacciato, ma accettai con grande onore. Ted Wong, fu molto semplice e alquanto coinvolgente nello spiegarci sia dal punto di vista pratico che, teorico il jeet kune do. Questo primo incontro, mise in evidenza le caratteristiche di base del jeet kune do come: la posizione di guardia, footwork e pugno diretto, applicato a varie tecniche di spostamento. Era straordinario sentirlo parlare degli anni in cui, bruce cominciò a sviluppare il suo approccio alle arti marziali e, di come egli rapportava questo suo approccio agli amici più intimi come appunto, fu Ted Wong. Dopo cinque ore di allenamento, c’era lo spazio dedicato alle domande; invece di porgli una domanda gli feci un complimento: “Bruce Lee sarà sicuramente fiero del suo impegno nel divulgare il Jun Fan Jeet Kune Do”. Sifù replicò: “Si può paragonare il Jeet Kune Do come una casa costruita da Bruce Lee. Dopo la sua morte, la casa è andata distrutta, io sto cercando di ricostruirla. Un uomo solo, può fare ben poco, ma voi state costruendo con me, Bruce Lee è orgoglioso anche di voi”. Non potete immaginare l’emozione e, il calore che provai nel sentire queste parole. Ero emozionato e, alquanto soddisfatto di aver incontrato una persona così straordinaria. A parte la mia famiglia, nessuno ha mai trasmesso una tale sensazione al mio cuore, facendomi sentire al settimo Cielo. Quando feci ritorno a casa, raccontai tutto ai miei genitori e, ai medici. La reazione che, ebbero fu una piccola “vendetta” per me. Mio padre e mia madre rimasero molto soddisfatti, ma i medici sì “impaurirono”; il perché non lo mai capito, ma credo che fosse per il motivo delle loro previsioni e diagnosi che, non servirono più a un “cazzo”. Ps: scusatemi per la parolaccia, ma dovevo sfogarmi.
Anni dopo che, furono dal 2003 al 2005 ebbi altri contatti con Ted Wong. Ho avuto il piacere di allenarmi con lui ben quattro volte e, ogni volta è sempre stata una forte emozione.
Nel 2004, il mio amico e maestro, Pasquale si ritirò dall’insegnamento per motivi che non posso rivelare, lasciandomi completamente solo. Da quel giorno, chiesi aiuto a Davide (il mio attuale maestro), dicendomi che stava organizzando dei corsi per coloro che sono distanti da Genova; non sapevo cosa mi aspettava, però accettai con entusiasmo. Da quel momento in poi, conduco una vita al quanto frenetica, perché faccio ogni quattro, cinque volte l’anno avanti e, indietro da bari a Genova, per allenarmi e studiare il Jeet Kune Do. Lo so! E’ un modo alquanto schizofrenico di vivere, credo che nella vita non sempre le cose vanno per il verso giusto, ma c’è sempre una soluzione per tutto; come disse una volta il mio caro amico Bruce Lee: “E’ raro che un solo giro di chiave, possa aprire una cassaforte”. Ho voluto raccontarvi questi episodi della mia vita, per far comprendere a tutti quelli che decideranno di leggerli, cosa significa avere la forza di volontà. La forza di volontà è la caratteristica che, fa di una persona: forte, coraggiosa e piena di fiducia in se stessi e in Dio.
Nella vita, chi non ha la capacità di resistere e di rialzarsi, ogni volta che cade non vincerà mai. Nella vita, chi non ha piena fiducia in se stesso e, nelle proprie capacità, non sarà mai un uomo felice e, non avrà mai una vita piena.
Dopo questa serie di articoli scritti sul mio passato ho, voluto farvi partecipe del mio “processo” di iniziazione. Convivendo e, accettando il mio handicap ho, voluto dare un senso alla mia vita che è, quella di non mollare mai, di avere il coraggio e la perseveranza, per superare le difficoltà, realizzare i miei sogni e avere piena fiducia nel mio potenziale come essere umano e Artista. Di una cosa sono sicuro e, cioè che Dio mi è sempre stato TESTIMONE. Egli sa cosa è giusto o, sbagliato per me. Egli guida e, protegge la mia vita sempre, ne sono sicuro! Vorrei concludere questo paragrafo ringraziandolo di cuore, per avermi dato la vita, per le doti straordinarie che possiedo e, che desidero condividere con il mondo intero (se Lui lo vorrà), per avermi dato la malattia che, mi ha permesso di arrivare fino a questo punto e, per la passione straordinaria delle Arti Marziali.
D’ora in poi, tutti gli articoli che tratterò prossimamente saranno, concentrati sul mio presente e, cosa vorrò fare del futuro. Basta! A rifugiarsi nel passato è, giunta l’ora di fare un passo nuovo, per dare ancora una svolta alla vita che sto costruendo.


Mercoledì 24 Gennaio 2007
Luigi Clemente










LA MOTIVAZIONE


LA MOTIVAZIONE
“Motivation”



Che cosa significa la parola motivazione?
Chi è una persona motivata?
Desiderio di vittoria o di gloria?

La persona realmente motiva è, quella persona che assume un certo tipo di comportamento che, lo inducono a reagire alle circostanze che lo portano ad affrontare varie difficoltà.
Io credo che, la persona realmente motivata sia, un uomo nato dal desiderio di realizzarsi o, di realizzare qualcosa di concreto che gli dia la gioia di vivere in maniera serena e soddisfacente. Per es. io sono un lottatore e, essendo un lottatore sono motivato dal desiderio di migliorarmi sempre più sia dal punto di vista fisico sia spirituale; attraverso l’allenamento cerco di dare il meglio di me e, durante il combattimento verifico i risultati ottenuti. Quindi in termini semplici, la motivazione è quella “qualità” che ti permette di non cedere alle “sconfitte” che la vita ti porta ad avere, ma piuttosto reagire e trovare la forza per rialzarsi.
L’uomo motivato mette prima di tutto se stesso a rischio, perché egli sa che se vuole realizzare qualcosa nella vita dovrà, fare duri sacrifici e, dovrà dare il meglio di sé anche per le più piccole cose. Ancora un esempio: sicuramente la mia malattia ha tolto gran parte della mia fanciullezza; ho sofferto tanto nella vita e, tutto quello cui tenevo sembrava oramai perduto. Comunque a differenza delle diagnosi dei medici ( avendo diagnosticato che sarei rimasto sempre sulla sedia a rotelle), trovai nello Sport e in particolar modo nelle Arti Marziali, la motivazione per non mollare e, non perdere il coraggio per risollevarmi.
Così dopo anni di dure prove, insicurezze e paure, Dio ha premiato (senza che me lo aspettassi) il mio sacrificio facendomi, diventare un Lottatore di Arti Marziali. Inoltre con gli scritti e i saggi di Bruce Lee che, mi sono stati di profondo aiuto per costruire la mia forza interiore, ha dato uno stimolo in più alla mia vita, per migliorarmi sempre più.
Il desiderio della vittoria o della gloria secondo me sono, solo delle illusioni. La voglia di vincere esiste solo, se hai il coraggio e la forza di volontà per raggiungere i tuoi obiettivi qualunque essi siano, mentre la gloria è solo attribuita alla tua immagine da maialino salvadanaio; una volta che questo salvadanaio si è svuotato, tutta la gente che si era mostrata amica si leveranno e ti lasceranno solo.
La persona motivata è reale, è una persona che da sempre tutto se stesso per realizzare il suo massimo potenziale ed esprimere in maniera semplice e sincera, se stesso. Nella vita, ci sono sempre gli alti e bassi e, io credo che ci voglia un grande spirito di adattamento per cambiare al cambiare delle circostanze.

“Una persona può definirsi autentica solo quando riesce ad esprimere se stesso onestamente”. BRUCE LEE

Domenica 31 Dicembre 2006


LA MOTIVAZIONE
“Motivation”
Parte II

Sono sempre stato convinto che, nella vita se non hai uno scopo, o un motivo per sviluppare il tuo potenziale sia, come sportivo o, avvocato o, ragioniere e, cosa più importante come essere umano, devi avere una grande forza interiore e una reale motivazione per crescere e maturare.
Di certo mi ci sono voluti anni prima che io mi dedicassi allo sport; ho dovuto sopportare dolore e sofferenza, ho fatto tanta fisioterapia e ginnastica in acqua per poter riprendere l’uso delle gambe e delle braccia e, alzarmi dalla sedia a rotelle.
Nella vita secondo me è, possibile realizzare qualunque cosa, ma dobbiamo avere la forza di volontà e il coraggio per dare “fuoco” ai nostri progetti.
Recentemente mi si è presentata l’occasione di vedere il film che più di tutti ha ispirato la mia vita da bambino e cioè “ROCKY BALBOA”. L’impatto che ho avuto osservando questo film è stato grande, soprattutto la forza di volontà che Rocky ha dimostrato di avere ritornando sul ring, dopo anni di inattività.
In un momento del film, Rocky dice: “Un uomo ha dentro di se una forza straordinaria che gli permette di rialzarsi sempre, anche se è andato al tappeto per tante volte”. Aggiunge: “un combattente è un uomo prima di tutto, ma un Campione, un vero Campione non è colui che, vince battendo un avversario, ma è colui che vince se stesso”.
Queste parole sono, entrate nel profondo della mia anima e, hanno dato una spinta a far risalire il mio cosiddetto “potere interiore”. La vita amici miei è, una lotta continua. Non è una questione di scelta sbagliata o di scelta facile, ma si tratta di fare sempre la scelta più giusta alle tue condizioni.
Io sono sicuro della mia scelta e, quindi sono sicuro che avrò dei buoni risultati nella mia vita, ma per raggiungere questi risultati devo lavorare duramente e, affrontare grandi ostacoli, alcuni saranno facili, altri saranno difficili, ma non bisogna mai darsi per vinti.
Ricordate amici miei che, un uomo un vero uomo è, colui che conquista se stesso e, riesce a sviluppare le proprie potenzialità, lottando e sopportando tutto anche, le prove più difficili che sembrano impossibili da superare.

“Bisogna sforzarsi sempre di migliorare, il limite è il Cielo” Bruce Lee.

Venerdì, 12 gennaio 2007


Luigi Clemente

LA VITA

LA VITA
“Life”

“Life is love, love is life” Elvis Presley!

Quale valore ha la vita?
Vivere, cosa vuol dire?
Possiamo concettualizzarla, oppure no?

La vita per come la vedo io, va vissuta in tutti i suoi favolosi aspetti. Non esiste un modo per concettualizzarla, perché essa è un processo di continuo movimento, indipendentemente dal fatto che, sia difficile o facile.
Io attribuisco molta importanza alla vita; essa è un dono per me e, ogni singolo giorno va vissuto come se fosse il primo. E’ bello svegliarsi al mattino e, non sapere cosa ci porterà la giornata, cosa scopriremo, cosa inventeremo, cosa impareremo ecc.
Come tutte le volte che cerco di scrivere un articolo sulla mia personalità, spunta fuori il solito tram, tram che è la mia malattia.
Sin dal giorno in cui ho, compiuto sei anni la mia vita non è stata più la stessa. Ho lottato contro migliaia di conseguenze che l’artrite reumatoide mi ha dato e, contro il parere medico sono, riuscito in qualche modo a superare le difficoltà. Non è facile, parlarne perché ogni volta la mia mente è invasa di terribili ricordi e, soffro molto.
In ogni caso, ritornando al discorso sulla vita, io credo che debba essere vissuta in maniera molto semplice. La semplicità è molto bella. Con la semplicità, si riesce meglio a godere in pieno la realtà della vita, perché tu semplicemente vivi, senza porti preoccupazioni o pensieri negativi che, possono in qualche modo offuscare il tuo progetto di crescita e, di scoperta.
Io credo che, la vita sia un insieme di cose. Voglio dire la vita non è, sempre bella o, divertente o gioiosa; la vita è anche dolore e sofferenza.
Bisogna rischiare nella vita, perché niente dà la certezza di quello che, accadrà domani e, quindi bisogna vivere ogni giorno pienamente, come se fosse il primo della nostra vita.
Dobbiamo saper affrontare le difficoltà, perché se permettiamo alle nostre preoccupazioni di demoralizzarci, non avremo più la forza per andare avanti.
Ultimamente vedendo il film “Rocky Balboa” ho, notato una gran dote d'umanità da parte di Sylvester Stallone.
Sono rimasto molto sorpreso, all’idea di come Stallone abbia, cambiato una serie di film di Rocky concentrate sulla boxe e, quest’ultima invece sulla realtà della vita.
In una scena del film che, mi ha colpito molto, Rocky discute con il figlio Robert dicendogli queste testuali parole: “Un uomo se non ha fiducia in se stesso non potrà mai realizzare niente nella vita. Non importa se vinci o, perdi, ciò che deve fare un campione è resistere e, cercare di rimettersi sempre in piedi, perché se non conquisti te stesso, se non hai fiducia in te stesso, la tua non sarà vita”. Wow splendido discorso non trovate? Ancora una volta, il grande Rocky Balboa ha conquistato non soltanto la cintura da campione, ma anche il mio cuore dandomi fiducia e coraggio.
Sin da quando ero piccolo, Rocky ha avuto un ruolo importante nella mia vita, perché nei momenti più tristi e duri mi ha, sempre inculcato il coraggio e la forza per lottare e sopravvivere.
La vita chi la crea? Non ho bisogno di “quiz” per rispondere a questa domanda, perché Dio stesso è vita e, quindi non può essere che lui l’artista e il creatore della vita.
Non bisogna, rinchiudersi dentro di se, quando si soffre; non commettete il mio stesso errore rinchiudendovi in voi stessi, perché così sarà molto più difficile uscirne, quando si è soli. Il solo modo per uscirne è quello di parlare. Il solo modo, per vivere la vita è saper trovare all’interno di noi stessi la forza e il coraggio di vivere.
Una volta, la grande Madre Teresa di Calcutta disse:
· La vita è un' avventura, rischiala,
· La vita è un gioco, giocalo,
· La vita è preziosa, abbine cura,
· La vita è un sogno, fanne una realtà,
· La vita è un mistero, scoprilo,
· La vita è la vita, difendila.
Non dobbiamo concettualizzare la vita, perché altrimenti fermeremo qualcosa che, proprio per natura, deve essere un movimento fluido e continuo.
Se avete dei sogni, non aspettate la cosiddetta “grazia di Cesare”, ma piuttosto datevi da fare, per far emergere le vostre qualità d’essere umano.
Studiate, applicatevi, realizzate i vostri sogni senza preoccuparvi della ricompensa, ma piuttosto mettete in moto “la macchina”, per ottenerla. Usando un’espressione di Bruce Lee: “La conoscenza non è abbastanza”, vuol affermare che non dovete rinchiudervi in uno schema stabilito, ma fare esperienza per diventare persone di qualità. Non dobbiamo essere quel tipo di persone che, parlano intellettualmente senza fare nulla. Dovete essere, persone reali, umili, sinceri, onesti con se stessi e il prossimo. Certamente la vita ha i suoi difetti, ma non dobbiamo abbatterci; dobbiamo applicarci a fondo per realizzare i nostri sogni.
Le Arti Marziali per me sono una scelta di vita. Adoro alzarmi presto al mattino e allenarmi. Tutto questo, dà un valore alla mia vita, perché le persone che non danno un valore alla propria vita, mancano di una totale fiducia in se stessi e, in Dio. E’ Dio che, crea la vita; ed è proprio per questo che Egli ha, su ciascuno un progetto di vita meraviglioso e, noi dobbiamo scoprirlo giorno per giorno, con le sue difficoltà e i vantaggi che offre.

Domenica, 21 Gennaio 2007
Luigi Clemente

LA SOLITUDINE

LA SOLITUDINE
“Loneliness”


E’ molto difficile parlare o dialogare con la gente quando si è soli. Non c’è quella gioia e quella motivazione che ti spinge a confrontarti con gli altri.
In vari periodi della mia vita, sono sempre stato convinto che sarei rimasto solo, nessun amico con cui parlare o di cui potermi fidare, manifestare le mie emozioni o, sentimenti tutto sembrava perduto da tempo.
A causa del mio handicap, la gente mi giudica un “diverso”; un malato o, addirittura un mostro e, fa di tutto per farmi sentire in colpa di questo mio problema. Io sinceramente non penso di essere, malato, brutto o quant’altro. Penso solo che, la vita ha i suoi difetti e i suoi pregi e, che quindi bisogna avere un grande spirito e una grande forza interiore, per fronteggiare diciamo queste difficoltà con la gente.
Cerco sempre di trovare la compagnia giusta attraverso i libri; leggendo e studiando cerco di trovare qualcosa che mi spinga a pensare e, ad agire in maniera positiva. La filosofia mi aiuta molto a scavare nelle profondità della mia anima e, a far uscire i miei lati positivi e creativi. Mentre passeggio, o mentre faccio Jogging la mattina presto, mi pongo delle domande sulla mia esistenza. Una delle tante domande è questa: Perché la gente mi vede come un diverso?, perché la gente pensa che io sia una persona anormale?, o peggio perché mi prendono in giro? e così via. Spesso mi pongo queste domande, ma non ho mai trovato la risposta che cercavo. Mia madre e mio padre, mi hanno sempre detto che ogni persona di questo genere ha, di per se qualcosa che non va e che, è frutto della loro ignoranza giudicando una persona sofferente diversamente abile.
D’accordo su questo punto di vista, ma veniamo al problema cruciale: le ragazze.
Perché le ragazze hanno quest’occhio critico nei confronti dei ragazzi diversamente abili? o meglio, perché alcune ragazze usano il loro fascino su ragazzi disabili come, compassione nei loro confronti?
Sinceramente io credo che, un ragazzo disabile sia molto più responsabile ed autonomo di altri semplicemente, perché egli impara ad accettarsi per quello che è senza porsi grossi problemi ed inoltre ha, delle qualità o dei doni speciali che Dio gli ha dato, proprio per permettergli di sfruttare al massimo le sue potenzialità a discapito, della mancanza delle braccia o delle gambe.
Io ringraziando Dio, non ho perso ne le gambe ne le braccia, mi sento a disagio solo per una questione di altezza, perché sono alto 125cm o, perché non mi sono mai preoccupato di relazionarmi con gli altri. Ho vissuto per tanto tempo nell’ombra degli ospedali e ora che, mi trovo a dover fronteggiare la mia giovinezza nel campo delle donne, del sesso o della vita, c’è qualcosa in me che mi fa tirare indietro: questo qualcosa è la Paura.
Bruce Lee diceva, in uno dei suoi saggi che, non è tanto la paura che ci deve premere, quanto il modo in cui noi reagiamo ad essa. Per es: durante le mie visite alle cure termali ho, conosciuto una ragazza che si chiama Elisabetta. Il modo con cui ho reagito è stato come al solito molto timido e, privo di parole. Ma avevo la possibilità di dialogare con lei e, quindi ci siamo conosciuti parlando di quelle che sono le nostre normali occupazioni. Nel discutere con lei ha, suscitato in me un sentimento di attrazione nei suoi riguardi e, ogni volta che la guardavo cambiavo espressione e, mi si arrossirono le guance. Devo ammettere che, il suo sguardo e, il suo sorriso lasciano uno spiccato senso di grande “euforia” (se così la vogliamo chiamare) ed inoltre, quelle sue guance pacioccone e rosse come le fragole, mi hanno affascinato i sensi.
Ne ho parlato con mia madre e, mi ha detto come al solito che ho perso la testa per un'altra ragazza e che, mi faccio l’idea di averla come fidanzata.
Be’, haimè non posso dargli torto. Del resto chi non si lascerebbe trasportare alle prime armi, da una ragazza così carina?
Mia madre mi consiglia di mantenere il distacco e, di cercarla come un’amicizia, perché questo mi aiuterebbe a comprendere le sue intenzioni nei miei riguardi. Dopo tutte le delusioni e, i miei insuccessi ho, deciso di seguire il suo consiglio.
Oggi per esempio, ho fatto un massaggio al “Centro Benessere” e, guarda caso la massaggiatrice era proprio lei. Ho scoperto durante il massaggio che, ha delle mani morbidissime e, ogni volta che toccava un punto del mio corpo, mi sentivo accarezzare dolcemente come se stessi in una di quelle sale termali dell’antica Roma ai tempi dei gladiatori. E poi, il suo sguardo continuava a penetrarmi l’anima, perché durante tutto il massaggio non ha tolto gli occhi di dosso continuandomi a fissare con i suoi bellissimi occhi.
Ora la domanda sorge spontanea: come faccio a sapere cosa ella pensa di me? Semplicemente non devo fare altro che, comportarmi normalmente, essere me stesso e nulla più; cercando al tempo stesso la sua personale amicizia. Già come se fosse facile, ma per un tipo che parte in “quarta” come me, non è tanto facile. Devo comunque poter provare, per dare anche una solida “esperienza” al mio comportamento con il gentil sesso.

Martedì, 19 Dicembre 2006
Luigi Clemente

I SOGNI

I SOGNI
“Dreams”


Cosa sono i sogni?
Cosa producono questi sogni?
Perché la gente da tanta importanza ai sogni?

Probabilmente molti si sono poste queste domande (come me) per esempio e, hanno suscitato un qualcosa di davvero unico e soggettivo.
Per definizione la parola “sogno” vuol dire sperare, credere in qual cosa, avere fiducia nei propri obiettivi e, credere di riuscire a realizzarli. Per la verità, i sogni assumono forma propria quando, ognuno di noi prende coscienza di quello che vuole fare nella vita, comincia a sperare, ad avere uno scopo per cui lottare e affrontare gli ostacoli della vita.
Per dirla in termini semplici i sogni, non hanno una forma “materiale”, ma sono un qualcosa invisibile dentro di noi dandoci, la possibilità di creare il nostro presente e il nostro futuro attraverso, le nostre qualità o le nostre caratteristiche. Nella vita, non c’è niente che non possiamo realizzare, tutto è possibile; come è il caso di dire: un ragazzo o una ragazza disabile, possono non avere le braccia o le gambe, ma hanno sicuramente delle doti straordinarie come, pittrice o, come cantante o, addirittura ci sono ragazzi che sono dei fenomeni di computer.
Vi faccio notare come per es. la cantante Annalisa Minetti. Questa ragazza è, nata purtroppo senza la vista; lei avrà sicuramente sofferto e, tante volte si sarà sentita esclusa o diversa da altre ragazze della sua età giovanile. Ma ha una dote straordinaria, la sua voce. La sua voce, gli ha dato l’opportunità di reagire e, di diventare una cantante professionista dando, uno scopo alla sua vita.
Non ho bisogno di ricordarvi che, nella vita ci sono tante persone che hanno una vita straordinaria; ci sono persone senza braccia che sono diventate ballerine o, ragazzi cechi che, sanno dipingere o creare delle sculture semplicemente toccando il viso, oppure altri che sanno fare progetti per abitazioni. Queste persone dalle grandi qualità umane, devono essere un esempio per noi. Dio li crea, per farci comprendere che la vita anche se è difficile, rischiosa e dolorosa, non dobbiamo mai smettere di lottare per realizzare i nostri sogni e, per realizzare noi stessi, ma avere la forza di volontà e il coraggio di riemergere.
Io per esempio ho, un sogno che vorrei realizzare: questo sogno apparentemente facile ha, caratterizzato tutta la mia esistenza. Io sono convinto della mia scelta, quella di fare sport uno stile di vita molto attivo e, molto impegnativo. Dopotutto è normale nella vita c’è sempre da soffrire e, siccome io sono un Lottatore è naturale che io combatta, perché questo mi offre lo scopo nella vita che ho, sempre desiderato. Lo sport per me, significa moltissimo, significa mettersi costantemente alla prova, sfidare me stesso e i miei limiti. Ho dovuto fare non pochi sacrifici per arrivare a questo punto e, ora lo sto trasmettendo a tutti voi per darvi l’opportunità di emergere dai vostri abissi e problemi, perché la vita è fatta di problemi e non dobbiamo piangerci addosso, ma ansi reagire per risolverli al meglio.
Dopotutto, una persona, una volta che ha toccato il fondo, l’unica cosa che gli rimane da fare è quella di risalire.
Spero che, questi miei scritti possano dare un giorno a tutti voi una spinta o, una speranza per realizzare i vostri sogni. Sono convinto che la vita non è sempre fatta di sofferenza e dolore, ma la vita è anche gioia, allegria, semplicità ecc.
Ovviamente non voglio imporvi questi scritti come, la verità assoluta o, il Vangelo della vita. Cerco solo di trasmettere tutto il mio essere a tutti coloro che non hanno paura di affrontare le difficoltà della vita e, che hanno dentro un “fuoco” che brucia dal desiderio di migliorarsi sempre più come sportivo o, semplicemente come Essere Umano.
Bisogna cercare sempre la verità. La verità non è rinchiusa in un guscio o, in qualche personaggio misterioso. La verità è sempre stata nel nostro interno, ma per qualche motivo la lasciamo dormire li da qualche parte. Se affrontiamo la vita con questo proposito troveremo la risposta molto più facilmente che, in un personaggio misterioso da imitare. Una delle frasi che, mi piace più ricordare di bruce lee è questa: “il rimedio per la mia sofferenza, l’avevo con me fin dall’inizio”. La medicina la troviamo solo se, scaviamo nel profondo della nostra anima e, se dite a voi stessi che, tutto è possibile allora, state dando il giusto valore alla vostra vita che è quella di esprimere se stessi onestamente.
Tutto è in sintonia con la natura, cioè con il corso naturale degli aventi, l’uno non può esistere senza l’altro, non può esserci una vita frammentata o parziale, ma esiste una vita piena. Pienezza, vuol dire vivere una vita in totalità, cioè di tutto ciò che la vita offre, con la gioia e la sofferenza.
I problemi vanno e vengono, anche la felicità va e viene, ma se abbiamo la grinta e la perseveranza e, crediamo nei nostri sogni, alla fine risulterà più facile vivere, perché avremo imparato a riconoscere qualcosa di noi stessi che, prima non riconoscevamo, oppure non volevamo accettare.
Accettare i propri limiti, vuol dire liberarsene e, accettare le nostre paure e le nostre insicurezze, vuol dire riemergere, crescere e maturare. Tutto è in sintonia con la natura, non si può pensare alla natura come, una cosa frammentata altrimenti ne la luce, ne il buio esisterebbero. Il giorno, esiste proprio perché esiste la notte, non è frammentato, ma unito come, due unità in un tutto. Questa per me è la vita in pienezza e, va vissuta seguendo il corso naturale della vita.

Martedì, 26 Dicembre 2006
Luigi Clemente

Pensieri che colpiscono

PENSIERI CHE COLPISCONO
“Striking Thoughts”


Cosa mi piace? Mi piace molto dialogare con la gente. Credo che il rapporto di amicizia debba nascere da un dialogo approfondito di vari argomenti, che possono essere sulla vita, sulle proprie passioni o magari anche da come è formata la propria vita.
Dialogare è bellissimo secondo me, ti aiuta a comprendere la vera natura umana, ti da la possibilità di confrontarti con gli altri e ad avere un ruolo abbastanza importante nella società. L’amicizia è fondamentale per me, perché da quando mi sono ripreso dalla mia malattia un po’ di anni fa non avevo contatti con nessuno, non ero pronto a cimentarmi con ragazzi della mia età e, così ho dovuto aspettare un po’ prima di farmi delle vere amicizie, perché ero tremendamente timido. Anche se adesso è difficile trovare un amico vero, trovo stupido pensare che l’amicizia sia finita per sempre. Al contrario, io credo che soprattutto nei momenti più difficili e disperati l’amicizia si faccia sentire e, ti offre quello che di più hai bisogno “un amico”. Forse non ci crederete, ma io ho un rapporto molto speciale con il Signore Gesù che si basa principalmente sull’amicizia. Non è detto che dobbiamo prendere il Signore come una persona al di fuori della nostra vita quotidiana, perché lui non ci lascia mai soli, ci è vicino nei momenti tristi e, gioisce con noi nei momenti più belli. Nella preghiera noi dobbiamo avere un contatto di questo genere con Gesù o con Dio Padre, perché essi ci ascoltano non perché si vantano di essere Dio, ma perché nel loro cuore noi siamo amici e figli di un unico Padre che è Dio. Questo è quello che a me piace molto fare ed è sinceramente quello che faccio.

Perché mi piacciono le Arti Marziali?
Qui siamo sullo specifico di quella che è la mia vita.
Mi piacciono le Arti Marziali, perché prima di tutto per me sono uno stile di vita; mi piace molto alzarmi presto al mattino e allenarmi sempre di più con maggiore intensità, mi rilassa e, mi fa sentire bene. Un altro motivo è questo: ti danno la possibilità di cimentarti in sfide e combattimenti all’ultimo respiro non necessariamente contro un avversario reale, ma contro un avversario invisibile che sarebbero, le mie incertezze, le mie insicurezze, le mie paure ecc. Un altro motivo ce di mezzo sulle Arti Marziali: ti danno la possibilità (almeno secondo me e, secondo Bruce Lee) di superare i tuoi limiti, di comprendere fino a che punto sei pronto a batterti fino in fondo per raggiungere i tuoi obiettivi, oppure fino a quando hai intenzione di piangerti addosso o lasciare che le tue negatività soffochino le tue speranze? Io penso che per essere una persona autentica bisogna prima di tutto conoscere se stessi, il che è molto difficile da fare. Non si tratta di entrare in una locanda e trovare un personaggio famoso per imitarlo, perché non è il tuo vero io. Tu sei una persona unica e originale esiste solo un Luigi e non un altro luigi, perché ognuno di noi è fatto in maniera unica.
Per questo in ogni cosa che facciamo o sperimentiamo, non importa cosa, devi esprimere te stesso in maniera sincera e onesta. Questo diciamo è il mio pensiero e, spero un giorno di poterlo rendere noto a tutti.

Perché ho scelto il Jun Fan Jeet Kune Do?
Il jeet kune do di bruce lee è un arte marziale molto particolare. Il suo principale obiettivo è quello di rendere il lottatore libero da qualsiasi condizionamento classico come gli stili o metodi. Inoltre a differenza di altre arti marziali, essa si basa sull’economia del movimento, sulla semplicità e l’immediatezza. E’ pura esperienza, cioè non si concentra sullo stile, perché bruce pensava che la persona è molto più importante dello stile e, solo attraverso l’esperienza l’uomo può trovare la pienezza nella vita.
Nel jeet kune do non esistono kata o mosse insensate come succede nella maggior parte degli stili classici come karate, judo ecc.
Ogni tecnica va imparata e allenata fino all’esaurimento, per renderla il più efficace possibile, per questo l’allenamento è importantissimo per il lottatore, perché tutto quel allenarsi non serve altro che renderlo un uomo completo.
Ora non voglio farvi una lezione teorica sul JKD voglio semplicemente farvi comprendere che nella vita tutto è possibile realizzare, i nostri limiti esistono solo se diamo la possibilità di renderli reali, anche per una persona come me che ha sofferto tantissimo i sogni si possono realizzare, a patto che abbiamo la giusta dose di coraggio e la forza di volontà per realizzarli.
I medici mi avevano tante volte detto che le Arti Marziali erano rischiose per me, mi avrebbero rovinato le articolazioni, sarei rimasto per sempre sulla sedia a rotelle; insomma me ne hanno dette di cotte e di crude, ma io non ho mai ceduto alle loro tormentate provocazioni e ho continuato ad allenarmi senza sosta per rendermi più forte e più resistente. E ora sono un lottatore che sta quasi per diventare un istruttore, quindi ditemi se questo non è merito di Dio? Io ringrazio davvero Dio per quello che mi sta facendo realizzare è un sogno che avevo sin da bambino e, ora lo sto realizzando, non è merito mio è il Signore che con la sua volontà mi ha trasmesso i doni necessari per fare questo e, spero di servirmi delle Arti Marziali per aiutare tante persone che sono in difficoltà o hanno smesso di sperare e credere nei loro sogni.

UN PROCESSO INTERIORE LUNGO IL MIO CAMMINO

Cercherò di essere sintetico e semplice: nella mia vita ce sempre stato un legame profondo e unico nei confronti delle persone o degli amici, ma mai mi hanno dato quella profondità e quel calore che solo i bambini sanno dare. E’ una sensazione unica al mondo; in loro non ce falsità, non ce inganno, ma solo un grande senso di spirito e di gioia. Durante il catechismo, il sabato cerco sempre di immedesimarmi in loro, di trovare qualcosa che li attragga o che li faccia scaldare, ma più mi sforzo di trovare qualcosa adatto a loro più mi rendo conto di essere uno sciocco. Perché questo? Perché essi sanno essere spontanei, semplici e giocherelloni, il loro stato mentale è sempre posto sul gioco, sullo scherzo e, più sono serio, più loro si divertono; recentemente ho letto qualche pagina di un libro di Platone, uno dei più importanti filosofi del 400 a.c. e, ho scoperto secondo Platone che un filosofo deve sempre cercare di pensare in maniera adeguata, non prendere le cose troppo sul serio, ma lasciare che accadano e trovare il momento giusto per dialogare. Il dialogo era per Platone fondamentale; le sue opere sono sempre state create attraverso il dialogo, perché attraverso di esso si ha la possibilità di mettersi in gioco, cioè di mettersi in rapporto con gli altri, di trovare la maniera di confrontarti con altri. Secondo bruce lee invece, la filosofia è il punto di partenza su cui poggia l’espressione della propria anima e, quindi è un arte. Arte per definizione è quella materia che ti permette di realizzare te stesso in tutto e per tutto; l’esperienza è il fondamento della vita di un essere umano, perché solo con l’esperienza l’uomo matura, attraverso un processo costante e sincero. Voi mi direte, ma tutto questo cosa centra con i bambini? E’ molto semplice; i bambini sono per me il fondamento, cioè coloro che mi danno la forza per maturare e crescere nella vita, come? Attraverso il loro sorriso e, il loro modo di fare, danno quella carica e quella energia che farebbero resuscitare un morto; eppure i bambini sono così spontanei, così pieni di vita, semplice è il loro modo di fare, non si domandano come fanno, lo fanno e basta, perché è nella loro natura. I bambini hanno questo effetto su di me, perché la loro vitalità e la gioia dello stare insieme, crea un profondo legame tra loro e me.


Giovedì, 26 ottobre 2006
Luigi Clemente

LA NATURA


L’ARMONIA CON LA NATURA
“Nel mio processo Interiore”
Parte II

Affrontando questo argomento, entro in contatto con la profonda e scavata anima del mio interiore.
Tutto questo, deriva dal fatto che sono un solitario e, essere un solitario mi fa riflettere su varie questioni, che affronto durante le mie ore quotidiane.
Quando non mi sento bene, o mi sento rammaricato per qualcosa che non va, ho il “vizio” di passeggiare lungo il parco che si trova a due passi da casa mia. Mentre passeggio, entro in un’atmosfera assolutamente gradevole, sento la mia anima tranquilla. Purtroppo, capita delle volte durante la mia vita, di fare qualche litigata con persone varie e, succede quando mi arrabbio, di perdere completamente il controllo; sento una furia scatenata dentro di me, come un fuoco che brucia, più mi arrabbio più questo fuoco si alimenta.
L’unico modo che ho, per controllarlo è di passeggiare per ore sperduto, nei vari luoghi del mio quartiere senza avere una meta.
Comunque, arriviamo al nocciolo della questione: la natura è per me molto importante. Mi da, una sensazione di calma e serenità; immergendomi in essa, riesco a dominare le mie emozioni e, tutto sembra bello e semplice.
Per me, essere in armonia con la natura, ascoltare gli uccelli che cinguettano nel cielo, ascoltare il vento che si muove, sentire il profumo degli alberi, mi da la sensazione di essere in diretto contatto con la creazione e il Creatore. Capita, la maggior parte delle volte recandomi in questi luoghi, di sentirmi come se facessi parte di lei completamente e totalmente, riesco a sentire una sensazione di calma e serenità; e come se ci fosse un caricatore di energia in questo luogo. Ogni volta che, ho esaurito tutte le mie energie spirituali e fisici, il mio spirito mi guida verso questi luoghi solitari, una volta entrato, la mia anima fa rifornimento di energia.
Ti senti completamente estraneo al mondo esterno; i tuoi pensieri non sono più influenzati dal mondo esteriore, al contrario la mente comincia a liberarsi dai pregiudizi, dagli scombussolamenti esterni che, l’hanno resa “caotica”.
La mia mente in questo luogo, trova la Pace e la totale padronanza del pensiero quotidiano. Tante persone trovi in questo Paradiso terrestre; molte persone passeggiano, trovi altre persone sedute sulle panchine a fumarsi una sigaretta, altre persone invece, trovano vecchi amici con cui fare due chiacchiere. Tutto è semplice in questo luogo e, questo è straordinariamente bello.
Il mio amico Bruce Lee,una volta scrisse: “la mente ha un potere inesauribile perché è libera, e si può aprire a tutto, perché è vuota”.
Questo processo, avviene ogni volta che mi trovo in questi luoghi solitari. Oh certo, la mente dovrebbe essere libera in ogni circostanza che sia negativa o positiva. Però, forse non sono ancora in grado di mantenere una tale vacuità nella mia mente, perché sono ancora giovane e alle prime armi, oppure sento che la mia mente può essere vuota solo, se mi trovo immerso nella natura o, quando passeggio da solo. In ogni caso, essendo la mente la chiave di tutto, devo mantenere questo stato di calma e serenità anche se, mi trovo in un luogo pieno di tensione; dopotutto siamo noi che dobbiamo controllare le nostre emozioni e i nostri stati d’animo. La natura, vive in questi luoghi solitari; ogni volta che la mia anima ne ha bisogno, la natura mi chiama e, immergendomi in essa trovo la libertà di esprimermi.
Ancora una piccola cosa: la natura è il luogo in cui si rispecchia la voce stessa di Dio. Ogni volta che, il nostro cuore o la nostra anima è afflitta, Dio ci chiama in questo Paradiso solitario dove solo lui è il Custode assoluto; chiamandoci in questi luoghi Egli ristora e fortifica la nostra anima, rendendoci più forti, e ci dona uno spirito pieno di pace e di chiarezza.
Non trovi falsità in questo luogo, tutto quello che puoi trovare è solo ed esclusivamente te stesso, in maniera semplice e chiara.
Trovi, la totale e semplice verità che è il tuo “IO” interiore. Non c’è caos in questo luogo meraviglioso, non c’è violenza, ne fatica, ne tensione.
Tutto quello che puoi trovare è il tuo vero sé che, è stato rivelato per quello che è.
Trovi la tua anima avvolta in un’atmosfera limpida, ricca di pace.
Parlando di quello che sento nel mio più profondo interiore ho, voluto farvi partecipe delle mie sensazioni e, di come la mia anima reagisce a tali sensazioni.
Ora sento il dovere di dire a me stesso e a voi che, ogni Artista Marziale deve raggiungere questo stato di calma e serenità, per poter padroneggiare l’arte nella sua Essenza. E essere calmi, sereni, vuol dire mettersi in relazione con ciò che si vuole ottenere nella vita, avendo la giusta dose di coraggio e di volontà, per riuscire a realizzarci e, a diventare quello Bruce Lee amava definire, vero “Artista della Vita”.

Martedì, 09/01/2007


Luigi Clemente

LA FILOSOFIA


FILOSOFIA
“Nel mio processo Interiore”
Parte I


Che cosa è la filosofia?
Che cosa vuol dire essere un filosofo?
Chi è un filosofo?

Come al solito i miei saggi cominciano sempre con delle domande (a volte un po’ strane), ma con un concetto molto chiaro e, credo si possa dire semplice.
Cerchiamo di dare una risposta a queste domande; innanzitutto cos’è la filosofia.
A causa della mia poca conoscenza in questo campo, non sono in grado di dare spiegazioni dettagliate circa la nascita di questo movimento, ma posso darvi una spiegazione esauriente, sull’influenza che ha avuto su di me e, cosa ne penso a riguardo. La filosofia è un movimento letterario e sicuramente retorico (tipo di filosofia basato sul dialogo), nato molti secoli prima la nascita di Cristo che, pone le sue basi sulla conoscenza, sulla scienza (politiche e sociali), sull’auto conoscenza dell’”IO” e, l’introspezione. Sulla filosofia retorica (basato sul dialogo), potremmo citare diversi autori, ma a me piace in maniera particolare: Platone.
Platone (428 – 348 a.c.) credeva che l’educazione fosse la chiave di tutto. Egli credeva che se una persona avesse, imparato la giustizia e la temperanza, sarebbe diventato una persona buona e genuina. Platone era convinto che la conoscenza morale è possibile. Sicuramente ognuno di noi è portato ad essere buono, ma non tutti seguono la strada del bene. Parlando da Cristiano, credo che il Divino Salvatore Gesù Cristo abbia dato ad ognuno di noi una scelta, cioè ogni uomo può scegliere la strada del bene oppure quella del male. Ma il bene e il male, secondo il Taoismo non sono due unità separate, bensì due unità racchiuse in un tutto.
Credo fermamente che Dio ama ogni uomo e, non lo lascia mai solo; anche se l’uomo sceglie la strada sbagliata, Dio gli da sempre l’opportunità per tornare sui suoi passi.
Ai tempi antichi la filosofia, serviva a rendere una persona molto intelligente e raffinata, ad essere un politico, capace di governare un paese. Il pensiero filosofico è stato tramandato da secoli e, tutt’ora continua ad essere uno dei movimenti storici e culturali più affascinanti del momento.
Ciò che mi affascina di più della filosofia è la conoscenza di se stessi, di come conoscersi. La conoscenza di se stessi è basata sulla continua introspezione (cioè sul continuo guardarsi dentro)e, cercare di far emergere il tuo potenziale.
Attraverso la filosofia sperimento la mia crescita (spirituale e fisica), non soltanto conoscendo e dialogando, ma cercando di dare una risposta alle domande che mi pongo. Una domanda che di solito mi pongo è questa: può veramente una persona che ha sofferto tanto, diventare un lottatore formidabile?, oppure può un ragazzo diversamente abile, essere un lottatore? La mia risposta è schietta: SI, perché una persona anche se è diversamente abile, se ha il coraggio e la forza di volontà necessaria, può realizzare tutto nella vita. Non facciamoci ingannare dalle presunzioni che, le persone cosiddette “normali” dicono, non dobbiamo lasciarci intimorire, perché se lasciamo lo spazio a queste stupidaggini, i nostri sogni e i nostri obiettivi rimarranno a dormire per sempre.
Parlando di me, non so spiegarvi il motivo di questo mio interesse per la filosofia, ma so che è molto forte e, forse un giorno saprò spiegare meglio.
Forse è un modo per cercare di fuggire dalle temperie o dai pregiudizi che la gente ha su di me, oppure per cercare di riempire dei vuoti nel mio cuore e nella mia anima, oppure la uso più come il piacere di leggere. Penso, che presto andrò all’Università di Lettere e Filosofia, così avrò il piacere di studiare qualcosa in più su questo argomento e, cosa più importante di studiare più su me stesso.
Da quando, ho cominciato ad interessarmi alla filosofia, ho avuto come uno sblocco di pensiero ha, aperto la mia mente cambiando il mio di vedere e di intendere il pensiero. Per es. quando avevo 18 o 19 anni ero terribilmente timido, chiuso, fuori dal mondo. Non parlavo mai con nessuno, ne volevo dialogare con le persone. Avevo paura dei giudizi della gente, di come la gente avrebbe parlato di me; questo deriva in parte dal mio carattere e, in parte dalla mia esperienza vissuta nel mondo degli ospedali. Ma le Arti Marziali e l’influenza di un giovane guerriero chiamato Bruce Lee, hanno avuto un impatto molto forte sulla mia vita. La tenacia, la forza di volontà e il coraggio di quest’uomo nell’affrontare i pregiudizi della gente e, a superare i momenti più difficili, hanno fatto si che io reagissi a tali difficoltà e, mettessi la parola fine a questi pregiudizi. Il fatto che diventassi un Lottatore non deriva dall’influenza di Bruce. Ciò che Bruce Lee mi ispira è qualcosa di ben più profondo e significativo. Dalla filosofia di Bruce, mi ispira molto i suoi messaggi, il suo modo di fare, di intendere la vita, di credere nei nostri sogni e avere la giusta attitudine nel riuscire a realizzarli.
Grazie a Bruce Lee, mi sono dedicato alla filosofia e come lui, sto cercando una mia filosofia o, un mio motto personale, per definire me stesso in modo semplice e chiaro.
Le arti marziali, mi danno la possibilità di realizzarmi come uno sportivo o, come un essere umano attivo e dinamico; la filosofia invece, mi da la possibilità di scavare nella profondità della mia anima, acquistando fiducia, coraggio e, la forza di volontà nel riuscire a fare le cose che progetto di fare, nel corso della mia esistenza.
Certamente dietro a tutto questo, c’è sempre la mano del Signore, che guida e illumina il mio cammino.
Credo che la strada da percorrere, sia molto lunga e faticosa, e che quindi ci voglia una grande forza di volontà per crescere e maturare.
Una delle cose, che bruce mi ha insegnato è questa: “ovunque io vada, ovunque io mi trovi c’è sempre qualcosa da imparare, non importa come, ma la vita è crescita continua è, “esperienza”. Il bello di questo è: noi non tanto facciamo esperienza, noi siamo esperienza e, dobbiamo sempre rendere gli altri partecipe di questa esperienza che, ovviamente non ha limiti e non ha fine.

Sabato, 30 Dicembre 2006


Luigi Clemente

martedì 11 settembre 2007

Studente diretto di Bruce Lee


SIFU TED WONG

Sifu Ted Wong è uno dei più profondi conoscitori al mondo dell'Arte di Bruce Lee il Jun Fan Jeet Kune Do. Egli incontrò per la prima volta Bruce Lee nel 1966 o 1967 nella sua Scuola Di Chinatown a Los Angeles. Egli subito dopo la prima lezione fu scelto da Bruce Lee come suo studente privato e sparring partner personale. I diari di Bruce Lee testimoniano che essi si incontrarono in almeno 122 diverse occasioni dal 1967 al 1971. Ted Wong è stato certificato direttamente da Bruce Lee, ed è tutt'ora uno dei più autorevoli cultori e maestro dell'Arte di Bruce Lee. Egli si dedica all'insegnamento del Jun Fan Jeet Kune Do attraverso stage e seminari in tutto il mondo, anche in Italia attraverso l'Associazione Jun Fan Jeet Kune Do Caam diretto dal Direttore Tecnico Nazionale Davide Gardella nonchè studente diretto di Sifu Ted Wong.
Recentemente si è svolto a Marina di Massa uno stage di Jeet Kune Do con Sifu Ted Wong. Molte persone erano presenti a questo evento importantissimo tra cui studenti di bari, di genova e di molte altre città.
Il modo di insegnare di Ted Wong è stato come al solito impeccabile; il suo modo di trasmettere il pensiero, la filosofia e le tecniche del jeet kune do sono state molto semplici e allo stesso tempo molto approfondite. Egli ha dedicato a ciascuno dei presenti la sua particolare attenzione, facendo a ciascuno di noi molti complimenti per il lavoro svolto.
Io con mia stessa grande sorpresa sono stato premiato come studente dell'anno. Questa targa che ho ricevuto è stata una spinta in più per migliorare.


Desidero ringraziare di cuore tutti coloro che mi sono stati vicini in questi anni: ringrazio di cuore prima di tutto la mia famiglia per il loro sostegno, ringrazio davide gardella il mio maestro per il suo impeccabile modo di insegnare e, per aver sempre creduto in me e nelle mie potenzialità, desidero ringraziare Pasquale Annese, anch'egli un maestro molto capace e dotato di enorme talento, ringrazio Sifu Ted Wong per la sua umanità e la sua amicizia che, abbiamo condiviso e condividiamo tutt'ora ed infine, ringrazio Alessandra e Carmine due persone meravigliose, che mi hanno sempre accolto con grande rispetto ed entusiasmo che, si sono dimostrati più come due secondi genitori che due maestri.


Grazie di cuore a tutti voi con rispetto Luigi Clemente

Le persone certificate da Bruce Lee


La maggior parte delle persone, che hanno avuto più o meno a che fare con il Jeet Kune Do credono che, tutti gli studenti di Bruce Lee siano stati certificati con l'intento di insegnare JKD, ma non è del tutto vero.

Tuttavia dare spiegazioni più chiare su chi sia stato certificato da Bruce Lee può aiutare la gente ad eliminare tale confusione.


Bruce Lee negli Stati Uniti aprì tre palestre: una a Seattle (1964), una ad Okland (1966) ed una a Los Angeles (1967).


Spostandosi da una località all'altra , Bruce non poteva gestire da solo tutte e tre le palestre, così impiegò i suoi studenti più preparati. A Seattle Taky Kimura che fu uno degli studenti più dotati; ciò che Taky imparò in quel periodo da Bruce Lee era sostanzialmente Wing Chun; mentre ad Okland mise James Yimm Lee. Non essendo ancora stato creato il termine JKD, anche James Lee imparò il Wing Chun.


La svolta decisiva, avvenne a Los Angeles nel 1967, anno in cui Bruce Lee cominciò a riferirsi alla sua Arte con un nome nuovo. Non per altro fu l'anno che Bruce Lee attribuì il nome Jeet Kune Do alla sua arte.

Solamente due studenti di Bruce Lee furono certificati per insegnare il Jeet Kune Do e, questi furono: Dan Inosanto e Ted Wong.


Tuttavia egli, non designò mai un successore per portare avanti il Jeet Kune Do, perchè di certo non sapeva che sarebbe morto così giovane.
La cosa certa, e che nel febbraio del 1970 Bruce Lee, decise di chiudere tutte e tre le sue palestre, perchè egli disse una volta:
"ho voluto che tutte e tre le mie palestre fossero chiuse come voi saprete, ed insegno privatamente perchè non credo nelle scuole" Bruce Lee


Luigi Clemente

Bruce Lee e la Scherma

Oltre ad avere molti libri sulla nobile arte del pugilato, Bruce Lee possedeva anche una vasta gamma di libri sulla scherma.
Infatti la scherma è la seconda arte dove Bruce Lee trasse nozioni molto importanti per creare il Jeet Kune Do.
Se dal pugilato Bruce Lee prese nozioni come le manovre evasive, le schivate, i controcolpi, la sua strategia è di tipo schermistico. Infatti più di una volta Bruce Lee ammise che il Jeet Kune Do è come la scherma occidentale senza la spada.
La sua caratteristica deriva dal fatto di portare il lato destro del corpo in avanti in questo modo la mia arma più forte è già vicino al bersaglio; inoltre apprese altre nozioni su come sapersi muovere durante un attacco, sfruttare il peso del proprio corpo muovendosi con il footwork, il vantaggio di utilizzare, durante un attacco prima la mano poi il piede, per imprimere maggiore forza al pugno e molto altro ancora.
Altre nozioni Bruce Lee apprese dalla scherma, ma la cosa più importante che dobbiamo comprendere e, che Bruce Lee non prese i concetti del pugilato e della scherma, li mise insieme e creò il Jeet Kune Do. Non è assolutamente vero.

Il Jeet Kune Do ha tecniche e principi propri. Ciò che la distingue da altre Arti Marziali è il suo modo di vedere il combattimento in modo totale e completo senza esserne in nessun modo condizionato da un particolare metodo o stile.
La sua caratteristica risiede nella scientificità, nella totalità e nella semplicità.
Quando dico scientificità voglio dire, che essa riguarda la continua crescita dell'artista marziale in tutti gli aspetti, potenza, velocità, capacità atletica e, imparando quelle poche tecniche che siano efficaci in un combattimento da strada.

Totalità vuol dire, che il Jeet Kune Do guarda al combattimento in modo globale; anche se privilegia i calci e i pugni, si può ricorrere ad altre tecniche che siano efficaci in una data situazione.

Semplicità vuol dire, che esso non ha molte tecniche e, non si limita nella routine. Ci si sottopone ad un allenamento intenso per apprendere quelle tecniche che siano efficaci e, allenarle all'infinito facendole diventare come una seconda natura, dando al lottatore la capacità di trasformare il pensiero in azione e, colpire con un pugno o con un calcio all'unisono in modo fluido senza essere limitato da pensieri che lo distraggano.


"Quando lo studente comincerà a fare sparring,

smetterà di cercare l'accumulazione di altre

tecniche.

Piuttosto dedicherà le necessarie ore di

pratica alla tecnica semplice per la

sua corretta esecuzione"

Bruce Lee



Luigi Clemente

Bruce Lee e il Pugilato


Bruce Lee aveva nella sua vasta biblioteca molti libri di pugilato da cui traeva nozioni e ispirazioni.

Un libro in particolare fu determinante per lui quello di Jack Dempsey campione del mondo dei pesi massimi di pugilato dal 1919 al 1926. Il libro si intitolava: "Championship fighting: Explosive punching and Agressive Defense". Un vero e proprio trattato sul combattimento a mani nude.

Il campione inoltre spiegava nel suo libro principi come: la power line, il falling step, il power hitting ed il vertical fist. Inoltre spiegava anche come sfruttare il peso del corpo in movimento trasformando il pugno in un arma demolitrice.


Luigi Clemente













lunedì 10 settembre 2007

L'allenamento e le qualità di un artista marziale


La velocità

Tipi di velocità:

1. Velocità di percezione. Capacità dell'occhio di cogliere le aperture e di scoraggiare l'avversario confondendolo e frenandolo.
2. Velocità mentale (prontezza di spirito). Capacità della mente di scegliere la mossa giusta per frustrare e contrattaccare l'avversario.
3. Velocità nell'introdurre l'azione. Partenza "economica" dalla posizione corretta e nello stato d'animo adeguato.
4. Velocità di esecuzione. Rapidità di movimento nell'attuazione della mossa scelta. Comporta un'effettiva velocità di contrazione muscolare.
5. Velocità nel cambiare direzione. Capacità di cambiare tattica nel bel mezzo dell'azione. Comporta controllo dell'equilibrio e della forza d'inerzia. (Adotta il picco lo atteggiamento fisico a ginocchia flesse).

Qualità capaci di migliorare la velocità:

1. Mobilità.
2. Scatto, elasticità.
3. Resistenza alla fatica (capacità di sopportazione + ottima forma).
4. Prontezza fisica e vigilanza psichica.
5. Immaginazione e fiuto.

La tensione generalizzata e le contrazioni muscolari non necessarie riducono la velocità e fanno sprecare energia.
Per costruire azioni coordinate, i cosiddetti blocchi, é indispensabile praticare esercizi atti ad accrescere la flessibilità e la destrezza del giuoco di mani e del lavoro di gambe. Molti lottatori non si rendono conto del fatto che la velocità dipende in forte misura dall'economia del movimento (buona forma e buona coordinazione). Quindi l'addestramento meccanico costante (praticare l'attività) è essenziale. È utile anche un certo grado di stimolazione emozionale.
Boxare con la propria ombra (avversario fantasma) sviluppa in particolare l'agilità e la velocità. "Sii sempre presente a te stesso". Pensa continuamente a quel che stai facendo. Immagina di avere davanti il tuo peggiore nemico, se ne hai uno, e dagliele di santa ragione. Cerca di immaginare le mosse che farà e bloccale nello stato d'animo del pugile che si batte in un incontro reale. Il pugilato con la propria ombra migliora il fiato e la velocità, sviluppa la fantasia, fa venire idee, consente di immaginare le mosse cui ricorrere al momento opportuno.
Forma economica e rilassamento accrescono la velocità. Il principiante deve vincere la tendenza naturale a darci troppo dentro, a sprecare energia, a picchiare forte e rapidamente per vincere subito. Quando si sforza di dare il massimo, di far vedere tutto ciò che sa fare, valuta male le proprie capacità. Ne risulta uno sforzo generico in luogo del necessario sforzo specifico. La tensione generalizzata e le contrazioni muscolari non necessarie fungono da freno e fanno sprecare energia. lì corpo rende di più quando lo si lascia fare, che quando si cerca di guidarlo. Corre con la velocità che gli è propria il podista che non ha la sensazione che potrebbe correre più in fretta.


I fattori che sviluppano maggiormente la velocità sono:

il riscaldamento preliminare, che riduce la viscosità e aumenta l'elasticità e la flessibilità adattando l'organismo a un ritmo fisiologico più sostenuto (aumento delle pulsazioni cardiache, dell'irrorazione, della pressione arteriosa e del ritmo respiratorio) il tono muscolare e la parziale contrazione preliminare, l'atteggiamento appropriato,la concentrazione, la riduzione della capacità di ricezione degli stimoli, che avvantaggia la velocità di percezione, e la riduzione dei movimenti da essa derivante che favorisce la rapidità dei modelli di reazione.
Se, dopo che il raggio (o l'arco) lungo dell'oscillazione di un lancio o di un colpo sferrato con movimento ellissoidale ha generato un impulso (momento dì forza), il raggio dell'arco viene accorciato bruscamente, la velocità aumenta senza che l'atleta aumenti lo sforzo. Si osserva questo effetto nell'ultima fase del lancio del martello (attrazione), all'arretramento contro la gamba avanzata del battitore nel baseball ecc. Si verifica lo stesso fenomeno (principio dell'accorciamento.del braccio di leva) anche quando si assesta una frustata.
L'azione a mo di frusta (o di molla che scatta) del corpo umano proiettato o lanciato è un fenomeno degno di nota.
Tale azione inizia con una spinta delle dita del piede, prosegue con l'estensione delle ginocchia e del tronco seguita dalla rotazione della spalla e dalla proiezione del braccio per culminare nello scatto dell'avambraccio, del polso e delle dita della mano. È tale che ogni segmento aggiunge la propria velocità a quella degli altri. Si sfrutta il principio dell'accorciamento del braccio di leva per accentuare le velocità particolari della frusta (o molla). La rotazione di ogni segmento intorno al proprio fulcro (articolazione) è velocissima, ma ogni segmento viene enormemente accellerato:
- perché ruota intorno a un fulcro già fortemente accelerato.
Quando si lancia una palla, quando l'avambraccio viene proiettato di scatto al di là del fulcro (gomito), nel gomito sono presenti tutte le velocità accumulate del corpo. Questo fenomeno si verifica nella maggior parte dei lanci a distanza o con traiettorie curvilinee. Il lottatore colpisce con i piedi; coi piedi fa partire l'impulso, il momento di forza. Un aspetto importante di questa azione di accelerazione multipla è l'introduzione più ritardata possibile dei singoli movimenti, che consente di sfruttare al massimo l'estrema accelerazione del fulcro. Il braccio deve arrivare tanto lontano che i muscoli del torace debbono venire stirati più che estesi. Lo scatto finale del polso viene ritardato il più possibile, ha luogo solo all'ultimo minuto, solo nell'istante che precede immediatamente lo scatto o, nel la lotta, l'impatto. Nel calcio il giocatore che colpisce il pallone prima che tocchi terra fa scattare il ginocchio e il piede all'ultimo momento, quando tocca il pallone o un'ombra prima di toccano. Questa è l'accelerazione dell'ultimo momento, che nel calcio è quella del bloccaggio attraverso il giocatore, nel pugilato quella del pugno attraverso il pugile. Il principio vuole che la massima accelerazione abbia luogo alla fine del contatto. Indipendentemente dalla distanza, la fase più veloce del movimento deve essere l'ultima. Riservare la massima accelerazione al momento del contatto è proficuo, tuttavia questo concetto non deve essere confuso, come spesso avviene, con l'idea che è bene muovere l'intero corpo solo all'ultimo momento, a contatto avvenuto. Il principio del libero trasferimento della forza d'inerzia (impulso, momento di forza) di tutto il corpo solo all'ultimo istante può essere proficuo solo quando non compromette la velocità della mossa successiva.
La velocità è un fenomeno complesso. Comprende il tempo di coscientizzazione e il tempo di reazione.

Più complessa è la situazione cui occorre reagire, più lenta sarà probabilmente la reazione.

Da qui l'utilità delle finte.
L'atleta può migliorare la sua velocità imparando a focalizzare l'attenzione e ad assumere atteggiamenti preparatori adeguati. La sua velocità relativa è legata anche al grado di contrazione muscolare che è capace di raggiungere.
Governano la velocità determinati principi fisici: raggio accorciato per azione più rapida, arco più lungo per maggiore impulso, centramento del peso per velocità in rotazione, movimenti sequenziali ma concentrati per moltiplicare la velocità. Il problema che l'atleta deve risolvere a livello individuale è quale tipo di velocità sia più utile al suo metodo di lavoro.
"Spesso è più importante il momento in cui il colpo viene portato che non la velocità con cui viene
sferrato" Bruce Lee
Coordinazione

In tutti gli sport il fattore più importante ai fini dell'efficienza è sotto tutti i punti di vista, la coordinazione. Essa consente all'atleta di concentrare nell'esecuzione di un movimento tutto il potenziale e tutte le capacità di cui dispone.
Prima di eseguire i movimenti occorre modificare la tensione muscolare di entrambe le facce delle articolazioni in causa. La buona coordinazione del lavoro muscolare è uno dei fattori responsabili della velocità, della resistenza nel tempo (durata), della potenza, dell'agilità e della precisione in tutte le discipline atletiche.
L'eccessiva tensione dei muscoli antagonisti agisce da freno e quindi rallenta, inibisce l'azione, fa sprecare energia e perciò affatica l'atleta prematuramente. Quando deve eseguire un altro movimento, che esige un diverso grado di intensità, di carico, di sollecitazione, di ripetizione e di durata(resistenza nel tempo), deve adottare un altro modello di 'aggiustamento neurofisiologico' completamente nuovo. Quindi la fatica che avverte quando compie i nuovi movimenti non dipende solo dall'uso dei muscoli diversi, ma anche dall'azione di frenaggio esercitata dai muscoli antagonisti e dovuta alla cattiva coordinazione.
Il principiante è teso, esegue movimenti esageratamente ampi e tradisce lo sforzo. L'atleta, individuo raro, sembra avere il dono di praticare con facilità qualsiasi disciplina, nuova o non nuova per lui. Per facilità si intende la capacità di eseguire le azioni contraendo pochissimo i muscoli antagonisti. Questa qualità è presente in diversa misura negli atleti, ma può venir migliorata da tutti.

Perciò si acquista la capacità di coordinare i movimenti addestrando il sistema nervoso, non i muscoli.
La principale caratteristica dell'atleta esperto è la facilità con cui si muove anche durante lo sforzo massimo.

L'atlete che si muove in modo goffo, che sembra non trovare mai la distanza giusta, che calcola di continuo, che non riesce mai a raggiungere l'avversario, che fa sempre trapelare le sue intenzioni, manca sopratutto di coordinazione.
L'atleta ben coordinato si muove con grazia e fluidità, sembra che entri ed esca nell'azione slittando, col minimo sforzo e massima astuzia. Agisce tempestivamente perché i suoi movimenti sono ritmici al punto che riesce ad imporre all'avversario un ritmo complementare, ritmo che può spezzare a proprio vantaggio grazie al perfetto controllo dei propri muscoli. Sembra sicuro di quel che fa, sicuro della vittoria, con fiducia in se stesso.
I muscoli non si governano da se. Il modo in cui operano, e di conseguenza l'efficacia delle loro prestazioni, dipende esclusivamente dal modo in cui li guida il sistema nervoso. Quando un movimento viene eseguito male significa che il sistema nervoso ha inviato gli impulsi ai muscoli sbagliati, o fuori tempo(una frazione di secondo prima o dopo il momento giusto) o in successione sbagliata.
Quando un movimento viene eseguito bene significa che il sistema nervoso è stato bene addestrato, per cui invia gli impulsi ai muscoli facendoli contrarre esattamente nella frazione di secondo in cui si debbano contrarre e contemporaneamente non li invia ai muscoli antagonisti, che quindi sono rilassati. Quando sono ben coordinati, gli impulsi possiedono l'intensità necessaria e cessano esattamente nella frazione di secondo che non sono più necessari.
Il passaggio da un lavoro muscolare non coordinato all'acquisizione della massima perfezione è un processo evolutivo che ha luogo nel sistema nervoso. Psicologi e biologi ci informano che i miliardi di cellule del sistema nervoso non sono fra loro in rapporto diretto, ma le fibre di una cellula cerebrale sono tanto vicine a quelle delle altre che gli impulsi passano dalle une alle altre per induzione. Il punto in cui l'impulso passa da una cellula all'altra è detto sinapsi. La teoria delle sinapsi spiega perché un lattante che quando vede una palla compie movimenti del tutto incoordinati, da grande può diventare un ottimo calciatore.
Si raggiunge la coordinazione con l'esercizio, creando i giusti collegamenti necessari nel sistema nervoso. Occorre acquistare precisione. L'esercizio rafforza i collegamenti che hanno luogo in determinate azioni e rende l'azione successiva più facile, più sicura e più pronta. Mentre ovviamente, l'insufficiente allenamento tende ad indebolire i collegamenti formatisi e rende l'azione successiva più difficile e meno sicura(esercizio continuo!). Quindi possiamo raggiungere la coordinazione solo eseguendo realmente mosse che desideriamo imparare a compiere. Si impara unicamente agendo o reagendo. Quando si acquista coordinazione, quando si sono formati i necessari collegamenti, le azioni diventano sommamente economiche e l'atleta consuma soltanto l'energia indispensabile.

Diventa campione l'atleta che possiede una coordinazione di prontezza. Essa fa si che l'atleta affronti con piacere anche gli esercizi più noiosi. Più l'atleta è allenato più soddisfazione prova nel rispondere; meno è allenato, meno sarà pronto.

IMPORTANTE: Quando sei stanco, non fare movimenti complessi, sofisticati; si trasformerebbero in movimenti grossolani; lo sforzo da specifico diventerebbe generico. Ricorda, tendono a subentrare movimenti sbagliati e perdi il vantaggio raggiunto. Quindi esegui movimenti di grande precisione solo quando non sei stanco. Quando sopraggiunge la stanchezza, passa ai movimenti poco sofisticati, che sviluppano la capacità di durata nel tempo.

Precisione

Precisione significa accuratezza nei movimenti, cioè esattezza nel proiettare la forza.
La precisione consiste in movimenti controllati che debbono essere eseguiti col minimo dispendio di forza.
Il risultato dev'essere raggiunto col minimo sforzo possibile.
Si può acquisire precisione solo con l'esercizio. Il discorso vale sia per il principiante che per l'atleta esperto.
Per apprendere un movimento in modo perfetto impara ad eseguirlo prima con precisione e velocità, poi con la velocità e forza.
Per acquisire precisione lo specchio è un ausilio indispensabile perchè consente il costante controllo della situazione, della posizione delle mani e della tecnica.


La potenza
Risulta precisa soltanto la manovra eseguita dall'atleta che non perde l'equilibrio. La base, il corpo dell'atleta, deve essere tanto forte da rimanere perfettamente bilanciata durante l'azione.
Perché il corpo risulti potente è necessario che al momento giusto ai muscoli in causa arrivino impulsi nervosi capaci di far contrarre un numero di fibre sufficiente ai muscoli antagonisti impulsi inibitori atti a ridurne la resistenza. Ciò rende ottimali l'efficienza e la forza (potenza).
Quando deve affrontare una situazione che non gli è famigliare l'atleta tende a mobilitare eccessivamente le forze muscolari, a compiere uno sforzo superiore al necessario. E' mancanza di se da parte del sistema riflesso neuromuscolare, deputato alla coordinazione.
E' potente non l'atleta forte, ma quello che sa usare la forza con rapidità. Poiché la potenza è il prodotto della forza per la velocità, accresce la propria potenza l'atleta che impara ad eseguire i movimenti rapidamente, anche se la capacità contrattile dei suoi muscoli rimane immutata. Perciò un l'atleta di bassa statura capace di assestare calci e pugni con rapidità può colpire l'avversario con la stessa efficienza di un atleta più alto e nerboruto che si muove più lentamente.
Per raggiungere una buona forma l'atleta che si fa muscoli allenandosi coi pesi deve migliorare contemporaneamente la velocità e la flessibilità. Velocità, flessibilità e resistenza nel tempo unite alla forza possono assicurare ottimi risultati nella maggior parte delle discipline. L'atleta privo di queste qualità, che si affida unicamente alla propria forza, è simile al toro che insegue il matador senza successo nonostante la sua poderosa forza, assomiglia a un autocarro che da la caccia ad un coniglio.

Lo stretching

Lo stretching è fondamentale in tutte le discipline. Particolarmente nella arti marziali ci permette ad esempio di poter calciare a tutte le distanze e in ogni istante. Ma i motivi per cui ci si allena nella flessibilità sono diversi:

Lo stretching completa la nostra preparazione atletica, infatti insieme alla resistenza muscolare e a quella cardiovascolare ci aiuta nella flessibilità muscolare.
Lo stretching, migliora l'atleta di arti marziali portandolo a maggiori prestazioni e sicurezza rispetto ad un atleta più legato.
Lo stretching riduce notevolmente il rischio di stiramenti muscolari. Infatti chi pratica arti marziali è meno soggetto a stiramenti o traumi poichè esegue sedute costanti di stretching.
Lo stretching è un buon metodo di riscaldamento, infatti se eseguito prima dell'allenamento ci da una maggiore coordinazione muscolare. Inoltre se viene eseguito anche dopo l'allenamento è un buon sistema di recupero. Tipico esempio di una buona flessibilità muscolare.
Bruce Lee in azione mentre sferra una calcio al viso di "Jabbar" Kareem Abdul nel film L'ultimo Combattimento di Chen

Bruce Lee era caratterizzato oltre che da una grande velocità, anche da una grande elesticità.
Per raggiungere buoni risultati è importante eseguire costantemente sedute di stretching. La riuscita di uno stretching costante molte volte varia da persona a persona, infatti non tutti possiedono la stessa elasticità muscolare e quindi anche i risultati non sono per tutti uguali..
Bruce Lee era solito effettuare lo stretching tutti i giorni, ad esempio anche mentre lavorava nei set cinematografici era solito effettuare una seduta tra una pausa e l'altra.
Alcuni punti importanti per effettuare un buon corso di stretching:
Se possibile effettuare stretching tutti i giorni;
Negli esercizi è fondamentale la progressione, cioè non arrivare subito al massimo delle nostre capacità.

E' buona norma fare stretching per tutte le parti del corpo;
Negli esercizi trovate la vostra soglia di dolore e cercate il rilassamento, mantenete le posizione dai 30 ai 90 secondi;
Cercate di far diventare lo stretching un esercizio abituale sia prima che dopo l'allenamento.
Seguendo queste regole è possibile raggiungere buoni risultati, potrete notare i vostri miglioramenti nella flessibilità e soprattutto un miglioramento delle performance in ambito marziale.




Luigi Clemente