mercoledì 12 settembre 2007

In My Own Process


IL PRIMO ARTICOLO SU ME STESSO
“Nel mio processo interiore”
Parte III

E’ molto difficile scrivere degli articoli sulla propria personalità perché, non sempre ciò che è scritto può corrispondere al vero, tuttavia se voglio onestamente esprimere me stesso devo, essere assolutamente sincero.
Io Luigi Clemente, non sono una persona con la quale vive una vita stravagante, ricca di “pazzia” o, di euforia per le belle macchine, la discoteca ecc. Ciò che riempie il mio tempo è sempre e, solo lo sport. Lo sport è per me, come una specie di caricatore energetico che, riesce a dare una spinta a superare non solo i momenti più tristi, ma dà un senso alla mia vita.
Sono un ragazzo di ventidue anni in cerca della continua crescita, spirituale e fisica, che ha vissuto per un certo tempo due vite. Voi mi direte, ma come è possibile?
Innanzitutto, vi dirò che non sono sempre stato un Artista Marziale; quando ero un bambino, i miei genitori mi hanno cresciuto secondo la fede Cristiana e, quindi essendo un cristiano metto la mia fiducia nelle mani del Signore. In realtà, la fede si è concretizzata di più, quando, si sono manifestati i primi sintomi della mia malattia (artrite reumatoide) e, questo mi ha portato a conoscere il progetto che, Dio ha per me. Fondamentalmente, l’attività sportiva ha sempre fatto parte della mia personalità (sia da bambino che da ragazzo). Ho fatto per anni ginnastica fisioterapica, nuoto e, tutte le tecniche di fisioterapia che, servivano per rimettermi in sesto.
Portandomi via gran parte della mia fanciullezza, l’artrite reumatoide per un po’ ha cercato di distruggere anche i miei sogni, ma ringraziando Dio non è andata così.
Nei quattordici anni che seguirono ho, conosciuto un mondo che sinceramente non credevo che esistesse (almeno fin a quel momento), ho conosciuto tanta gente sofferente, bambini, adulti ecc. I medici molto “filosoficamente”, credevano che, luigi non avrebbe avuto un futuro, né per camminare, né per fare niente.
Perché dico questo? Il motivo è semplice: nessun medico o specialista, avrebbe scommesso che, avrei fatto delle Arti Marziali uno stile di vita. Gli anni successivi alla mia malattia, ebbi altre conseguenze che, tuttavia furono molto più gravi, ma che servirono a sviluppare la mia fede e, la mia tenacia ad affrontare le difficoltà che avrei dovuto incontrare in futuro. Ora come ora, sono diventato il “disturbatore” dei medici, perché avendo superate le difficoltà della mia malattia ho, cominciato a dar fastidio ai medici sfidandoli a rimettere in discussione le loro diagnosi.
Quando compì quattordici anni, ci fu la svolta nella mia vita. Dopo tanto tempo trovai, in uno dei fumetti che portavo sempre con me negli ospedali, una foto ritagliata da un giornale di bruce lee. Ricordo come se fosse ieri: quel giorno stavo pensando a cosa avrei fatto nella vita, quale sarebbe stato il mio futuro o, la mia missione sulla terra. Sullo sfondo di questa foto, c’era incisa una frase filosofica di Bruce Lee: “Bisogna sforzarsi sempre di migliorare, il limite è il Cielo”. Questa semplice frase diede un impulso “elettrico” al mio spirito e, da quel momento capì che dovevo fare delle Arti Marziali lo scopo della mia vita.
Capì in quel preciso istante che, le arti marziali mi avrebbero portato a dare speranza a tante persone, soprattutto a coloro che, temono di non farcela. Ho dovuto superare non poche difficoltà per farmi accettare come lottatore; i medici, come la maggior parte dei membri della mia famiglia, non erano molto entusiasti di questa cosa, ma con la forza di volontà e, “qualche colpo ben assestato”sono riuscito a far cambiare idea a tutti dimostrando, che nella vita niente è dato per scontato.
Nel periodo del mio primo approccio alle arti marziali e, precisamente al Jeet Kune Do di bruce lee dovetti consultare gli svariati libri che avevo e, studiare i suoi appunti come base per carpirne l’essenza.
Per due anni che partirono dal 1999 al 2001, mi allenai da solo, con i pochi attrezzi che possedevo e un sacco che, feci costruire da mio padre. Studiando gli scritti di bruce lee, riuscì a realizzare il mio primo programma di allenamento. Come prima cosa, dovevo migliorare la mia condizione fisica (essendo stato per troppo tempo imbottito di farmaci), il mio corpo era molto flacido e robusto. Notai dei buoni risultati abbastanza presto; riuscì ad ottenere una buona condizione fisica esercitandomi nello Jogging, esercizi addominali, salto con la corda e, tutte quelle componenti di base. Il programma prevedeva cinque ore di allenamento il mattino dedicato interamente al fisico e, cinque ore il pomeriggio per le arti marziali. Purtroppo, l’anno dopo i risultati non furono più soddisfacenti perché, era scarso di qualità; troppo generico, non prevedeva il riposo e, quindi il pomeriggio benché stanco non mi andava di fare niente. Dopo un po’ di tempo, inventai un nuovo programma di allenamento ideato per il periodo scolastico. Questo nuovo programma era abbastanza buono dal punto di vista marzialistico, ma troppo scarso nelle fondamenta della condizione fisica.
Dopo quest’ultimo fallimento, decisi di rileggere gli appunti e gli scritti di Lee nel tentativo di trovare qualcosa che mi sfuggì. L’anno successivo e, più precisamente nel 2001, creai un nuovo programma di allenamento. Il mio scopo era quello di adattarlo al periodo scolastico; in modo tale da non togliermi il tempo per fare i compiti e, allenarmi tranquillamente. Esso prevedeva, tre volte a settimana al condizionamento fisico e, tre volte alle Arti Marziali.
Dunque, il lunedì, mercoledì e venerdì; mi alzavo presto il mattino per andare a correre un po’, dopodichè mi esercitavo al salto con la corda ed infine lo stretching. Il pomeriggio a cominciare dalle quattro, mi dedicavo agli addominali, all’allenamento coi pesi ecc. La stessa cosa, facevo i giorni alterni con le arti marziali. I risultati che, ottenni furono molto soddisfacenti.
L’anno successivo (nel 2002), trovai su internet un sito dedicato al Jeet Kune Do; in questo modo riuscì a scovare un Istruttore qualificato di Jeet Kune Do che abitasse in bari, così decisi di contattarlo per farmi avere qualche lezione.
Questo istruttore si chiamava Pasquale Annese di Molfetta. Dato che, era la prima volta ci presentammo e facemmo amicizia. Fu il mio istruttore privato per due anni e, da qui cominciai a studiare interamente Jeet Kune Do. I nostri rapporti divennero man mano che ci conoscevamo, sempre più confidenziali e, grazie a lui conobbi quello che sarebbe diventato il mio attuale Maestro: Davide Gardella Capo Istruttore di Jeet Kune Do in Genova.
Il 2003, fu l’anno più importante ed entusiasmante della mia vita.
Davide contattò Pasquale, per invitarci a partecipare allo stage che avrebbe tenuto a Genova con l’allievo di Bruce Lee: Sifù Ted Wong.
Quando, Pasquale me lo comunicò, rimasi impietrito all’idea di entrare in contatto con una persona che, fu per bruce il suo più grande amico ed allievo. Il periodo che Davide comunicò questa notizia fu marzo 2003; da marzo a maggio 2003 (il mese che si sarebbe tenuto lo stage), mi allenai come un forsennato e, in un batterdocchio arrivò il gran giorno. Il 24 maggio, dovevamo essere a Genova per allenarci con Ted Wong; ricordo che, ero alquanto eccitato, euforico all’idea di incontrare una persona straordinaria come lui. Quel giorno a Genova, faceva un caldo bestiale, il sole e il tempo festeggiavano con me il gran giorno. Arrivammo alla palestra alle tredici del pomeriggio, l’allenamento doveva tenersi alle quattordici. Ricordo, che Davide ci venne incontro, ci salutammo e, ci condusse negli spogliatoi. Ricordo ancora che, di fretta e furia mi cambiai, indossai la tuta che di solito usavo per allenarmi e, mi recai con la stessa velocità in palestra. Me lo trovai di fronte, mi venne incontro dandomi la mano presentandosi come Ted Wong. Il mio cuore cominciò a battere a 300; ero emozionantissimo e, lui lo sapeva. Cercò, di mettermi a mio agio facendomi delle domande, tipo come mi chiamavo, da dove venivo ecc.
Pensai subito che, non avevo davanti una persona qualsiasi, ma una persona dalle grandi qualità umane. Dopo una breve chiacchierata, cominciammo l’allenamento; iniziammo con il footwork di base a coppia. Mi stavo esercitando da solo, quando all’improvviso mi si avvicinò e, mi chiese se avessi voluto allenarmi con lui. Diventai “freddo”, ghiacciato, ma accettai con grande onore. Ted Wong, fu molto semplice e alquanto coinvolgente nello spiegarci sia dal punto di vista pratico che, teorico il jeet kune do. Questo primo incontro, mise in evidenza le caratteristiche di base del jeet kune do come: la posizione di guardia, footwork e pugno diretto, applicato a varie tecniche di spostamento. Era straordinario sentirlo parlare degli anni in cui, bruce cominciò a sviluppare il suo approccio alle arti marziali e, di come egli rapportava questo suo approccio agli amici più intimi come appunto, fu Ted Wong. Dopo cinque ore di allenamento, c’era lo spazio dedicato alle domande; invece di porgli una domanda gli feci un complimento: “Bruce Lee sarà sicuramente fiero del suo impegno nel divulgare il Jun Fan Jeet Kune Do”. Sifù replicò: “Si può paragonare il Jeet Kune Do come una casa costruita da Bruce Lee. Dopo la sua morte, la casa è andata distrutta, io sto cercando di ricostruirla. Un uomo solo, può fare ben poco, ma voi state costruendo con me, Bruce Lee è orgoglioso anche di voi”. Non potete immaginare l’emozione e, il calore che provai nel sentire queste parole. Ero emozionato e, alquanto soddisfatto di aver incontrato una persona così straordinaria. A parte la mia famiglia, nessuno ha mai trasmesso una tale sensazione al mio cuore, facendomi sentire al settimo Cielo. Quando feci ritorno a casa, raccontai tutto ai miei genitori e, ai medici. La reazione che, ebbero fu una piccola “vendetta” per me. Mio padre e mia madre rimasero molto soddisfatti, ma i medici sì “impaurirono”; il perché non lo mai capito, ma credo che fosse per il motivo delle loro previsioni e diagnosi che, non servirono più a un “cazzo”. Ps: scusatemi per la parolaccia, ma dovevo sfogarmi.
Anni dopo che, furono dal 2003 al 2005 ebbi altri contatti con Ted Wong. Ho avuto il piacere di allenarmi con lui ben quattro volte e, ogni volta è sempre stata una forte emozione.
Nel 2004, il mio amico e maestro, Pasquale si ritirò dall’insegnamento per motivi che non posso rivelare, lasciandomi completamente solo. Da quel giorno, chiesi aiuto a Davide (il mio attuale maestro), dicendomi che stava organizzando dei corsi per coloro che sono distanti da Genova; non sapevo cosa mi aspettava, però accettai con entusiasmo. Da quel momento in poi, conduco una vita al quanto frenetica, perché faccio ogni quattro, cinque volte l’anno avanti e, indietro da bari a Genova, per allenarmi e studiare il Jeet Kune Do. Lo so! E’ un modo alquanto schizofrenico di vivere, credo che nella vita non sempre le cose vanno per il verso giusto, ma c’è sempre una soluzione per tutto; come disse una volta il mio caro amico Bruce Lee: “E’ raro che un solo giro di chiave, possa aprire una cassaforte”. Ho voluto raccontarvi questi episodi della mia vita, per far comprendere a tutti quelli che decideranno di leggerli, cosa significa avere la forza di volontà. La forza di volontà è la caratteristica che, fa di una persona: forte, coraggiosa e piena di fiducia in se stessi e in Dio.
Nella vita, chi non ha la capacità di resistere e di rialzarsi, ogni volta che cade non vincerà mai. Nella vita, chi non ha piena fiducia in se stesso e, nelle proprie capacità, non sarà mai un uomo felice e, non avrà mai una vita piena.
Dopo questa serie di articoli scritti sul mio passato ho, voluto farvi partecipe del mio “processo” di iniziazione. Convivendo e, accettando il mio handicap ho, voluto dare un senso alla mia vita che è, quella di non mollare mai, di avere il coraggio e la perseveranza, per superare le difficoltà, realizzare i miei sogni e avere piena fiducia nel mio potenziale come essere umano e Artista. Di una cosa sono sicuro e, cioè che Dio mi è sempre stato TESTIMONE. Egli sa cosa è giusto o, sbagliato per me. Egli guida e, protegge la mia vita sempre, ne sono sicuro! Vorrei concludere questo paragrafo ringraziandolo di cuore, per avermi dato la vita, per le doti straordinarie che possiedo e, che desidero condividere con il mondo intero (se Lui lo vorrà), per avermi dato la malattia che, mi ha permesso di arrivare fino a questo punto e, per la passione straordinaria delle Arti Marziali.
D’ora in poi, tutti gli articoli che tratterò prossimamente saranno, concentrati sul mio presente e, cosa vorrò fare del futuro. Basta! A rifugiarsi nel passato è, giunta l’ora di fare un passo nuovo, per dare ancora una svolta alla vita che sto costruendo.


Mercoledì 24 Gennaio 2007
Luigi Clemente