domenica 25 settembre 2022

Stage Nazionale Arti Marziali ACSI

Nel week end scorso si è tenuto a Montesilvano, in provincia di Pescara, il consueto stage Nazionale di arti marziali ACSI. Lo stage si è tenuto presso il Pala Dean Martin. C'erano all'attivo più di 600 partecipanti tra giovani, ragazzini e adulti. C'erano 15 discipline diverse tra cui il Karate, Judo, Aikido e, anche arti più rare come la Scherma storica, Muay Boran etc e, ovviamente c'eravamo anche noi: Jeet Kune Do.
A differenza dell'anno scorso, quest'anno ho visto molti più partecipanti e l'esperienza vissuta è stata davvero emozionante. 
È straordinario assistere all'esecuzione tecnica, abilità di questi maestri e discipline così diverse ma che hanno in comune una cosa importante: la coltivazione dello spirito e del corpo. Ho sempre creduto nei miei vent'anni di esperienza in questo mondo marziale, che le arti marziali si differenziano dallo sport proprio perché hanno come scopo l'armonia tra corpo, spirito e mente. Questo è quello che mi ha sempre affascinato ed è il motivo per cui pratico le arti marziali. 
Sia chiaro, anche lo sport in generale ha come scopo la coltivazione di se stessi, ma le arti marziali sono tali proprio perché l'armonia con se stessi è la base di una corretta tecnica e abilità. 
Vedere questi maestri all'opera e soprattutto assistere all'applicazione pratica dei loro studenti, mi fa capire che c'è ancora speranza per queste arti così antiche, ma così vere e vive anche ai giorni nostri.
Lo scopo di questo stage è stato proprio quello di creare una sorta di collaborazione con i maestri, fare amicizia con i vari praticanti e capire i punti in comune. È stato bello vedere molti ragazzi che assistevano alle nostre lezioni di JKD con il maestro Davide e di quanto fossero affascinati dal pensiero filosofico e tecnico del JKD. È stato bello allenarmi insieme ai miei colleghi maestri e i nostri rispettivi studenti, in virtù del fatto che c'è molto rispetto tra noi e, la voglia di crescere e maturare come praticanti e come esseri umani. Sono stati tre giorni intensi, ricchi di pratica tecnica, ma anche di teoria e approfondimento dei principi di base della nostra arte del JKD. Non sono mancate anche le risate e i momenti di convivialità, proprio in virtù del fatto che siamo una famiglia e come tale dobbiamo trasmettere questi valori alle future generazioni. Questo secondo me, è il valore più importante delle arti marziali, il principale obiettivo dei miei insegnamenti e il motivo cardine della mia pratica quotidiana. 
Ringrazio di cuore il mio insegnante Davide Gardella per avermi dato anche quest'anno, l'opportunità di partecipare a questo stage e, ringrazio anche i miei studenti più anzianj: Piero e Giuseppe per i bei momenti passati insieme e la bella compagnia. Al prossimo stage Nazionale!!

Luigi Clemente
Jeet Kune Do Master ACSI Bari

sabato 17 settembre 2022

Alcune foto dell'evento Nazionale

 

Gruppo dei partecipanti con i rispettivi docenti
GRUPPO DEI PARTECIPANTI CON I RISPETTIVI DOCENTI

JEET KUNE DO SETTORE NAZIONALE M° DAVIDE GARDELLA





 
 


giovedì 1 settembre 2022

Jeet Kune Do Arte e Scienza di Bruce Lee

IL JEET KUNE DO DI BRUCE LEE COME INSEGNATO DA SIFU TED WONG. I CORSI RIPRENDERANNO LUNEDI 5 SETTEMBRE PRESSO "IL TEMPIO DEL JKD" A BARI CON IL MAESTRO LUIGI CLEMENTE

lunedì 27 giugno 2022

Seminario Nazionale JKD ACSI

Stage Nazionale JKD ACSI con Davide Gardella e Alberto Costanzo 19 giugno 2022


Il 19 giugno si è svolto a presso il Palazzetto dello Sport Carlini di Genova, il primo Stage Nazionale di JKD targato ACSI, con i rappresentanti Italiani di Sifu Ted Wong e Sifu Jerry Poteet: Davide Gardella e Alberto Costanzo. 

Lo stage ha visto come protagonisti oltre a Davide e ad Alberto, anche i vari insegnanti di costoro, provenienti da ogni parte d'Italia. 

L'allenamento è durato ben 7 ore ed è partito alla grande con alcune sequenze tecniche di Alberto, di calci e pugni e le varie combinazioni. Ogni sequenza tecnica, veniva applicata a vuoto, per provarla lentamente e correttamente, per poi metterla in pratica con il compagno durante uno sparring simulato.

Alberto ha dato importanza alla pratica del footwork di base (step and slide, side step ect) mediante esercizi appropriati.

In alternanza (ogni 30/40 minuti) si metteva in gioco Davide. Davide ha dato subito sfoggio della sua abilità mediante il footwork avanzato (half-beat) e l'uso dei colpi con la mano avanzata. 

Per la prima volta si è parlato dei cinque tipi di attacco (Five Ways Of Attack). Davide ha messo in evidenza l'ASD (Attacco singolo diretto) e/o ASA (Attacco Singolo Angolato). Davide ha spiegato di come questi attacchi sono i più semplici del JKD, ma anche i più difficili da applicare perché richiedono un singolo colpo e danno particolare importanza all'intercettazione. 

Dopodiché riprendendo la parola Alberto, abbiamo affinato le nostre abilità con un circuito fatto a regolare d'arte; ogni partecipante doveva colpire le varie posizioni dei focus prima in modo diretto, poi a zig Zag…è stato istruttivo ed anche molto divertente.

Riprendendo la parola, Davide ha messo in evidenza una serie di tecniche di calcio, parlando del fatto che, Ted Wong considerava il calcio a Gancio il più importante nel jkd, perché oltre ad essere il più diretto (mediante le sue varianti), è quello che scopre meno, ed è possibile mettere in atto molte combinazioni di pugni e calci. 

In una parte centrale dello stage, si è parlato dell'attacco indiretto progressivo. Questo tipo di attacco, come dice il nome stesso, non è un attacco diretto, ma viene preceduto da una finta e un falso attacco. Esso serve per ingannare l'avversario indirizzando un falso attacco in una direzione, per poi colpire con un attacco vero in un altra direzione. 

Negli ultimi 30/40 minuti, abbiamo fatto un po' di sparring libero con protezioni, al fine di mettere un po' in evidenza, tutto il lavoro svolto in precedenza. Nonostante il gran caldo, siamo riusciti a resistere fino alla fine e ad allenarci fino allo sfinimento.

 Insomma tutto lo stage è stato un capolavoro e ogni aspetto è stato curato nei minimi dettagli. 

Davide e Alberto sono stati abilissimi e disponibili a dare le loro attenzioni a tutti i partecipanti. Sinceramente, non partecipavo ad uno stage così ricco e carico di emozioni, dai tempi di Sifu Ted Wong. Ogni riferimento a lui e a Jerry Poteet era sempre evidente negli insegnamenti di Davide e di Alberto. 

Alla fine, dopo la consueta foto di gruppo di tutti i partecipanti, c'è stato un fortissimo applauso e un grande abbraccio da parte di tutti. 

Alcuni studenti hanno sostenuto l'esame e sono diventati nuove generazioni di insegnanti e, sia Davide che Alberto li hanno elogiati a continuare con lo stesso spirito dimostrato in questo stage così importante per il nostro settore. 

Una nota di merito va a  coloro che sono diventati insegnanti, uno fra tutti, il mio allievo Piero, che con la sua dedizione, lavoro e allenamento duri, finalmente ha raggiunto questo suo traguardo più che meritato. 

Ringrazio Davide e Alberto per questa opportunità che ci hanno dato per apprendere gli insegnamenti originali di Bruce Lee così come egli li ha sviluppati.

Farò del mio meglio per portare in alto sempre di più la fiamma del JKD e insegnarla alle future generazioni.

Luigi Clemente (Jeet Kune Do Master ACSI Bari)

giovedì 31 dicembre 2020

Bruce Lee e l'adattabilità

 

Nella metà degli anni 60, un giovane Bruce  con il suo allievo Ted, durante una lezione privata, fa questa domanda: “Ted qual è secondo te la caratteristica che deve avere un buon combattente di arti marziali? Ted ci riflette un po’ e dice: “l’abilità, la velocità, la forza? Bruce gli risponde semplicemente no: “Vai a casa e pensaci su”. La cosa andò avanti per giorni e Ted ogni volta stilava una lista sempre più lunga. Alla fine, costretto ad arrendersi, Ted dice:” allora Bruce qual è la caratteristica che deve avere un buon combattente?” Bruce gli risponde: “è l’adattabilità”. Bruce Lee e Ted Wong 1967 circa.

 L’articolo che oggi mi accingo a scrivere, riguarda un argomento molto discusso sul web e tra i praticanti di arti marziali; il principio di adattabilità. Cosa si intende per adattabilità nel combattimento? Bruce Lee, molto avanti rispetto ai suoi tempi, espone la sua idea di adattabilità con questo aforisma: “Un buon combattente non è un karateka, un judoka o un boxeur. Un buon combattente è colui che sa adattarsi ad ogni tipo di avversario”.  

Durante la lavorazione del suo film incompiuto “The Game Of Death”, Bruce usa tantissimo il principio di adattabilità. Nell’affrontare i suoi avversari, tutti molto diversi tra loro in stile, struttura fisica e tecnica, il personaggio di Lee sembra quasi entrare nella mente dell’avversario, sorprendendolo, facendo sue le tecniche dell’avversario e vincendo i combattimenti. Perché accade questo? Perché Bruce è più forte? Conosce tutti gli stili? Assolutamente no. Ciò avviene perché Bruce ha talmente tanto allenato le sue tecniche, ha sviluppato i suoi sensi al massimo, da far diventare sua la tecnica e usarla nel momento più opportuno contro l’avversario. Adattabilità nel combattimento, quindi, non significa conoscere tutti gli stili o i metodi più sofisticati, quanto piuttosto sviluppare le proprie tecniche al massimo, facendole diventare un tutt’uno con te stesso, in modo da farle diventare una seconda pelle, facendo in modo che il pensiero e l’azione diventino una cosa sola. 

Quando l’azione non è distratta dal pensiero, la tecnica è libera di esprimersi. Io faccio mie le tecniche dell’avversario, entrando in sintonia con il suo ritmo, il suo tempismo, la sua velocità, cercando di batterlo sul tempo, facendo in modo, con le mie azioni, che lui faccia esattamente ciò che voglio io. Questa è una cosa molto difficile da fare. Infatti, molti praticanti di arti marziali, campioni come Joe Lewis, Mike Stone o Chuch Norris hanno sempre detto di Bruce che sembrava possedere un sesto senso. Egli era capace di capire le tue intenzioni e usare la tecnica più opportuna per batterti. Alcune di queste capacità possono svilupparsi con un addestramento serio e rigoroso, ma la capacità di entrare nella “mente” avversaria richiede molto di più secondo il mio parere. 

Un altro esempio di adattabilità lo troviamo nel grande Match tra Muhammad Alì e George Foreman, avvenuto il 30 ottobre del 1974 a Kinshasa nello Zaire. La strategia principale di Alì in quel match era quella di danzare, di colpire il suo avversario (campione del mondo molto più grosso e giovane di lui) con colpi precisi e veloci. Purtroppo nei primi round, Alì si rende conto che la sua strategia non è sufficiente, perché il campione si era allenato con pugili danzanti, allo scopo di metterlo alle strette e batterlo. Alì allora, si adatta alla situazione e sfrutta la potenza fisica del campione, nonché il rinculo delle corde, come spinta per colpire l’avversario al momento opportuno. Per cinque o sei round, Alì viene tempestato di colpi dal possente George e, colpisce anch’egli nei momenti in cui Foreman stoppa l’azione. Alla fine dei sei round, Big George è esausto. Allo scoccare dell’ottavo round, non avendo più energia per colpire il suo avversario, George comincia a cedere e, Alì comincia la sua devastante serie di colpi ben assestati che, fanno crollare Foreman al tappeto, vincendo l’incontro per K.O. Questo match è un ottimo esempio di adattabilità, perché ci si rende conto che, un combattimento puro e semplice, non è possedere tante tecniche, quanto piuttosto saper usare le proprie al momento più opportuno, ottenendo così il massimo risultato con il minimo sforzo.  L’adattabilità non è solo una caratteristica del combattimento, ma la troviamo anche nella vita quotidiana. Se lasciamo che gli ostacoli della vita ci buttino giù, questi avranno effetti su di noi in maniera devastante e non riusciremo mai a realizzarci pienamente.Invece, ogni volta che si presenta davanti a noi un ostacolo, dobbiamo saperci adattare alla situazione, affrontando le difficoltà con grinta e forza di volontà. Solo in questo modo la vita avrà un altro significato e saremo in grado di viverla e accoglierla pienamente.

Luigi Clemente

giovedì 5 novembre 2020

Dal Gung Fu al Jeet Kune Do

 
 
 
In questo video il Maestro Davide Gardella traccia un filo conduttore a livello storico nello sviluppo marziale di Bruce Lee dal Jun Fan Gung Fu al Jeet Kune Do
Buona visione

mercoledì 3 giugno 2020

Il Jeet Kune Do e la semplicità

Il principio chiave della filosofia di Bruce Lee è la semplicità. Spiegare il Jeet Kune Do non può che essere semplice. Paragonando il Jeet Kune Do alla Scherma, trovo a riguardo significative le parole del maestro della scuola di Scherma che ho frequentato: “La Scherma è una, ma ognuno ha la sua Scherma”. Il Jeet Kune Do ha una struttura e dei precisi criteri di efficienza e se si prescinde da questi si sta facendo un’altra cosa. La tecnica è il come si fa, è il procedimento migliore per compiere un'azione e raggiungere un obiettivo, essa non preclude affatto la libera espressione personale, anzi la finalizza e la adatta allo scopo. Attingendo direttamente alla fonte, ovvero agli scritti di Bruce Lee, riporto un estratto chiarificatore in tal senso: “ Spesso viene posta la domanda se il JKD sia contro la forma. E’ vero che non ci sono sequenze prestabilite o kata nel JKD. Tuttavia in ogni azione fisica c’è sempre una maniera più efficace e viva per raggiungere lo scopo della prestazione, e questo ha a che fare con l’azione di leva, l’equilibrio, l’economia e l’efficienza del movimento e nell’impiego dell’energia, eccetera. Un movimento vivo ed efficiente che libera è una cosa; sterili sequenze classiche che legano e condizionano sono un’altra. Inoltre c’è una sottile differenza tra “non avere forma” ed avere “la non-forma”; la prima è ignoranza, la seconda è trascendenza.”
 
Davide Gardella

Luigi Clemente e Davide Gardella 2017

Sportale in Tour - Speciale Jeet Kune Do - Puntata 6 - Sparring

In quest'ultimo episodio dello speciale dedicato al JKD, lo dedichiamo allo sparring. Come lo stesso Bruce Lee affermava: "Il modo...